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Recensione: Social Mum, di Giulia La Face

Amneris di Cesare si è divertita a leggere il romanzo di Giulia La Face. Credo che veder condivisi i guai di una madre alle prese con la figlia adolescente le abbia fatto bene al metabolismo.

“Apro la porta della sua camera. Gravissimo errore. Non ho bussato e vengo respinta senza tanti complimenti al di là dell’uscio. Le mie antenate ruggiscono dentro me facendomi sentire più inetta che mai. Respiro profondo, busso, riapro e il Caos, il Brodo Primordiale si propone ai miei occhi: tra mucchi di abiti, scarpe, libri, cartacce, album spiegazzati, tazze di improbabili colazioni sparse sul pavimento, calzini, unghie finte, monili, spartiti di pianoforte, emerge l’Adolescente”.

Il diario semiserio di una madre di oggi alle prese con una figlia adolescente. Tra infatuazioni improbabili, rave apocalittici, selfie spregiudicati e ribellioni viscerali emerge potente il confronto scontro tra due generazione, tra due donne uguali e diverse alle prese con le gioie e le difficoltà di vivere in cui mondo iperconnesso e virtualizzato.

Titolo: Social Mum, diario semiserio di una madre di oggi.
Autore: Giulia La Face.
Genere: Romance contemporaneo.
Editore: Graphofeel.
Prezzo: euro 7,99 (eBook); euro 11,05 (copertina flessibile).

“Figli piccoli, problemi piccoli, figli grandi problemi grandi”. È un proverbio non troppo antico, ma che in qualche modo illustra e rispecchia benissimo quello che ogni genitore con figlio adolescente vive da un momento in poi della sua vita. Perché quel frugoletto dolce e indifeso che hai osservato crescere, camminare, pronunciare le prime buffe paroline, abbracciarti e magari dirti: “Mamma, da grande voglio sposarmi con te!” e che ti ha reso orgogliosa fino all’inverosimile alle recite scolastiche, ai saggi di danza, alle partite di basket, di judo, di scherma, che le amiche ti chiedono di lasciare a dormire a casa loro perché ha l’educazione di un lord inglese, ebbene, quel batuffolo paffuto che ti mangeresti di baci, da un giorno all’altro e senza che tu te ne sia potuta accorgere si è allungato di almeno venti centimetri, si è sfilato e ha perso la ciccia nei punti critici ed è diventato una pertica lunga e smilza, si è riempito di foruncoli sulle guance – se è maschio si spruzza di barbetta e baffetti che immediatamente cerca di tagliarsi col rasoio del padre pur di vederla crescere più folta e ispida –  e ha  iniziato a parlare strano, a  pronunciare parole incomprensibili tipo: “bella zio!” e anche “Ciao vecchia, come butta?”. E “vecchia” è rivolto a te (e tu ti offendi, ti sta dicendo che sei una “matusa”? Tu? Che ancora guardi gli anime dei Pokemon e di Naruto e che leggi Jack Frusciante è uscito dal gruppo? Tu? Che ascolti Avicii e Fedez? Sul serio?) ma non solo: “vecchia” o più velocemente “Vez” è anche rivolto al migliore amico di sempre e di anni quindici come il tuo rampollo cresciuto troppo in fretta, “Fratello” o “Bro” è il compagno che reppa alla festa dei sedici anni del fratello del compagno di classe, e “stai tranzolla, vecchia” vuol dire “datti una calmata, mamma.”

Il gergo adolescenziale può cambiare da regione a regione ma non manca mai sulla bocca di un minorenne. E tutti i tuoi sforzi per crescerlo come un milordino degno di Buckingham Palace (quanti soldi spesi per le lezioni di pianoforte e solfeggio, inglese britannico e spagnolo castigliano, scrittura creativa e lettura comparata, che hai investito nell’educazione “consapevole” del tuo cucciolo!) vanno a finire fuori dalla finestra.

Giulia La Face descrive la vita “tipo” di una mamma di un’adolescente. E leggere il suo Social Mum non è facilissimo. Inizialmente potrebbe sembrarlo: ogni paragrafo, ogni capitolo che scorre veloce sul kindle o frusciante di carta nel libro “tradizionale”, sembra stato scritto dalla sottoscritta. C’è differenza nella concordanza di genere – io ho figli maschi – ma le situazioni sono tutte uguali, sembra che la telecamera di un Grande Fratello segreto abbia ripreso giornate tipo a casa mia.

«Facciamo after, mamma!» Vibrano nelle corde vocali di colei che è uscita dalla mia pancia, stridii sinistri per le mie trombe d’Eustachio: after. Traduzione per i non addetti: notte tra adolescenti che decidono di non dormire, dovessero tenersi aperte le palpebre l’un con l’altro. Corredo della notte bianca che tu genitore passerai in bianco a chiederti perché anni prima hai deciso di riprodurti.

La Face parla di figlie femmine, di amiche femmine, di situazioni che dovrebbero riguardare solo il genere femminile, ma il gergo è simile, gli atteggiamenti identici, le situazioni fotocopiate. E inizialmente leggi e ridi come un’ebete: è vero! È così! Succede anche a me!

Fiammeggianti ci fronteggiamo, vuole la guerra e oggi l’avrà! Come un Highlander ne rimarrà una sola. E in effetti rimango solo io, perché al culmine del bel canto l’Adolescente si chiude in camera sbattendo la porta. Nulla di grave, può restar lì un giorno intero.

Le liti con i figli adolescenti? Sembrano set di un film di guerra ambientato nel Medio Evo,  con i due eserciti pronti a partire all’attacco, la tensione serpeggiante che aspetta solo il cenno di partenza da parte di uno dei due contendenti per far scattare e imbracciare le armi partire lancia in resta.

Le sue amiche stazionano in casa per un tempo variabile e sufficiente a che sia svuotato il frigo, come se non mangiassero dal mesozoico, e bastante a ricondurre l’abitazione in una giungla devastata da un ciclone.

Se sono maschi puoi stare tranquilla che il frigorifero sarà svuotato alla velocità della luce, ma sarà meticolosamente ripulita anche la dispensa e se a portata di mano e libera da lucchetti anche la riserva invernale stipata in cantina.

Tutte con il cellulare in mano si avviano salutandomi cameratescamente con un: «Ciao bella», «Ciao ci vediamo», oppure «Che puoi telefonare a mia madre e le dici che dormo da te?» Il “lei”, penso ridacchiando, è un pronome poco conosciuto, ci manca solo che mi diano il cinque e mi chiedano l’amicizia su Facebook o magari il contatto su Kik per una chattatina.

Le amiche/Gli amici ti trattano come un loro pari – e questo inizialmente ti inorgoglisce, ti senti Gggiovane, ti senti una “mamma troppo giusta”, questo prima di sentirti apostrofare dal figlio che ti dice: “Oh, mamma, non ti allargare troppo, non taggarmi, non commentare i miei social, non mettere neppure mi piace e soprattutto non accettare l’amicizia dei miei amici sennò ti banno, capito?”

Anche lei, sì, l’Adolescente, partecipa al suo primo sciopero da liceale con un rapido giro di chat per sapere dove incontrarsi. L’afflato politico trasuda da ogni suo poro.  […]Inorridisco all’idea che alle 10 del mattino facciano comizi tra un big burger e un milk shake alla fragola.

I primi scioperi, le assemblee, le idee politiche inesistenti, gli slogan che sanno tanto di meme letti su Facebook e riportati a pappardella come se li avessero pensati loro in quel momento. Il confronto è inevitabile ed è un terreno minato quello di affrontare il “come eravamo noi alla loro età” perché stai parlando di mesozoico, tu non eri reale, loro invece lo sono pur vivendo nel virtuale.

E mano a mano che ti inoltri nella lettura di Social Mum, le labbra che prima erano svirgolate verso l’alto, piano piano si abbassano fino a diventare una smorfia addolorata. Come sono cambiati loro, ma soprattutto come siamo cambiati noi. E in mezzo ci sono i social network, internet e un mondo che piano piano ma con una fretta inesorabile, cambia connotati di tutti e dei quali perdiamo cognizione. Non sappiamo come parlare con loro, come comprenderli, come aiutarli a crescere. La distanza diventa sempre più insormontabile. E se da una parte non riesci più ad agganciarli e tenerli stretti a te quel tanto che serve per traghettarli fino alla sponda della vita adulta, dall’altra hai chi pontifica, chi sa tutto, chi ti dice: “Io non permetterei mai, se fosse mi* figli* io sì che saprei, due sberle e via!”. Difficile essere compresi, genitori di queste generazioni che cambiano così in fretta da non riuscirne a tenere il passo, di una gioventù sempre più ingovernabile e distante da noi.

Il saggio “Social Mum” è un saggio molto edificante, che consiglio di leggere sia a chi ha figli adolescenti o pre-adolescenti ma anche a chi si appresta a diventare genitore, per capire cosa li aspetterà appena questi frugoletti cresceranno. È un trattato onesto, ironico ma molto sincero, crudo e doloroso, ma che contiene anche un fondo di grande speranza al suo interno. Perché sì, mai proverbio fu più così veritiero e sincero: “Figli piccoli, problemi piccoli, figli grandi, problemi grandi”.

AMNERIS DI CESARE

Amneris Di Cesare, scrittrice e traduttrice.

Potete trovare i suoi romanzi su Amazon.

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2 Commenti

  1. giulia
    11 ottobre 2016 at 20:04 — Rispondi

    Grazie. L’ho trovata per caso, scorrendo i link dedicati, a vario titolo, al mio libro. La ringrazio per averlo letto ma soprattutto per averlo “sentito”, così come lei ha fatto. Una bellissima sorpresa. Giulia La Face

    • Babette Brown
      12 ottobre 2016 at 6:28 — Rispondi

      Cara Giulia, il cambiamento (coatto) di account su Facebook ha cancellato alcune notifiche relative agli articoli pubblicati nel blog.
      Mi dispiace per il contrattempo.

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