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Simonetta Santamaria, la Stephen King napoletana

Simonetta Santamaria, Premio Lovecraft XI e Fantastique/I Fantasy Horror Award.
I suoi saggi illustrati Vampiri – da Dracula a Twilight e Licantropi – i figli della luna (Gremese) sono tradotti in Francia e Spagna.
Il suo ultimo romanzo Io Vi Vedo (Tea/Tre60) le ha fatto guadagnare la definizione de “la Stephen King napoletana.”

Amneris Di Cesare l’ha intervistata per noi.

1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Credo sia nata con me. La lettura – sono stata una librovora – ha sguinzagliato e nutrito la mia fantasia che, a un certo punto ha voluto mettersi alla prova dall’altra parte delle pagine.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iPhone? Appunti a volo sullo smarthphone (rigorosamente android), e poi ore davanti  al mio fido pc (rigorosamente windows). Di I ci sono solo Io.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Dal pomeriggio in poi; la mattina non è nei miei bioritmi. Sebbene dorma poco e mi alzi presto, la vena creativa si scatena dalle 16 in avanti, certe volte fino a notte fonda.

4.     Che cosa significa per te scrivere? Dare sfogo a un’esigenza che preme. Se scatta l’idea le emozioni si “gonfiano”, il cervello non riesce a pensare ad altro, avverti dei picchi di adrenalina… È la parabola di un orgasmo.

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? No. Molte volte parto con qualcosa che, via via, non provoca le vibrazioni che speravo quindi abortisco. E anche quando vado avanti non sono mai soddisfatta finché non sento quella vibrazione. Quando tutto è finito allora sì, la creatura è sopravvissuta ed è bellissima. Ogni scarrafone, si sa…

6.     Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Sì. E in genere me ne stupisco sempre. Riscopro dei passi che non ricordavo neppure di aver scritto, è emozionante.

7.     Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Non saprei quantificarlo ma c’è sempre un bel po’ di me. Per creare un personaggio convincente devo poter “sentire” come lui quindi faccio vere e proprie operazioni di transfert; divento uomo, assassino, bambino, gatto… Sperimento i dialoghi ad alta voce, mi compenetro al punto da portarmi dentro quelle emozioni anche dopo aver spento il pc. L’Actors Studio mi fa un baffo!

8.     Quando scrivi, ti diverti e soffri, insomma! Come vedi, entrambe le cose. Non ci sarebbe divertimento senza sofferenza, e viceversa. Le emozioni statiche appiattiscono.

9.     Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Certamente è più matura e consapevole, adatta al mio modo di sentire e vedere di oggi. Migliore, senza dubbio.

10.  Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Vivendo e lasciando vivere. I miei spazi sono molto rispettati.

11.  Ti crea problemi nella vita quotidiana? No, riesco a gestire i tempi incastrando tutto (o quasi).

12.  Come trovi il tempo per scrivere? Facendo un lavoro freelance posso concentrare il tutto di mattina e lasciare parte del pomeriggio per me. Se poi gli impegni non me lo consentono pazienza, recupero quando posso.

13.  Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena? Gli Amici (A maiuscola) mi conoscono bene e mi sostengono sempre; gli amici (in segreto) potrebbero pensare a me come un’aliena in effetti…

14.  Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? No, macché regole… Navigazione a vista! La mia scrittura è creatività pura e gestita all’impronta. La storia va dove vuole e io la seguo e l’assecondo. Lei è il padrone, io il cane al guinzaglio.

15.  Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Cerco di farlo tutti i giorni. Sta di fatto che ne passo alcuni davanti allo schermo a pensare, scrivere e cancellare senza pietà. Potrebbero sembrare giorni inutili ma invece servono a tracciare la strada su cui camminerò domani.

16.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Ho letto tantissimo. Oggi, se il tempo e la concentrazione me lo consentono, uno al mese. Ma se ho il cervello affollato da pensieri preferisco non leggere.

17.  Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? La gran parte delle letture ruota intorno al thriller/horror/mistery. È il mio genere quindi mi piace incontrare e studiare nuove idee. Negli spacchi ci inserisco generi diversi.

18.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. Stephen King su tutti. Perché il suo modo di gestire la tensione narrativa è perfetto; in mano sua anche un palloncino diventa terrorizzante. Gli altri, stranieri e italiani, hanno tutti qualcosa che amo. Quelli che non mi piacciono non li seguo.

19.  Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro? Non credo nei corsi di scrittura che promettono di creare scrittori. La mia insegnante di italiano diceva “potrai anche insegnare a qualcuno a tenere una matita in mano, magari riuscirà anche a fare un discreto disegno, ma se non ha talento non diventerà mai Doré”.

20.  Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo? Io Vi Vedo è senz’altro stato una bella prova. Come ho spiegato, ho dovuto immedesimarmi in vari personaggi, alcuni dei quali davvero spiacevoli. Ho provato il dolore, la tristezza, la solitudine, la disperazione, la rabbia, il desiderio di vendetta. È una storia carica di sentimenti, ed è soprattutto una storia che si percepisce in tutto il suo realismo. Molto coinvolgente, anche a detta dei lettori.

21.  Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Partecipai e vinsi l’XI edizione del Lovecraft che era (ora non esiste più) il premio più ambito per la letteratura fantastica: sentivo che quel racconto era quello giusto. Partecipare sì ma a pochi e buoni. Non serve inondare il mondo con i nostri scritti, molti concorsi sono utili solo al nostro ego.

22.  A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene? Uscirà un romanzo in e.book per un grosso gruppo editoriale italiano ma per ora non dico altro.

23.  Un consiglio a un aspirante scrittore? Affronta questa strada impervia con la consapevolezza che per arrivare in cima non sempre basta il talento. E non sottovalutare mai il potere di una botta di culo.

24.  E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione? Non venderti a un genere che non ti appartiene perché finirai col bruciarti. E (di nuovo) non sottovalutare mai il potere di una botta di culo. 😉

Grazie per averci concesso questa intervista. Grazie a voi! E ricordate: non è necessario un bestseller per avere una buona lettura!

Il sito di Simonetta: http://www.simonettasantamaria.net

Simonetta su Amazon: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Simonetta+Santamaria

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