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Siamo più forti di tutto, di Carlotta Pugi

Pensate a uno tsunami, a quell’onda devastante che investe un litorale e spazza via tutto. La forza con cui impatta sulla costa è direttamente proporzionale alla potenza del maremoto da cui è stato generato.
Dovete immaginare proprio questo quando un medico annuncia a una coppia di genitori che il loro figlio, il pezzo del loro cuore, il sangue del loro sangue, dovrà lottare contro la malattia del secolo.
Quelle parole fanno tremare la terra sotto ai piedi, talmente forte che l’asse terrestre non si sposta solo di qualche grado e il mondo si ribalta: non esiste più nord o sud, est o ovest. La bussola impazzisce.
La massa d’acqua si insinua inarrestabile nella vita di queste famiglie che cercano di rimanere a galla, come possono e perché devono. Lo devono ai loro guerrieri, angeli coraggiosi e instancabili.
Questa è proprio la storia di un babbo e una mamma che sono riusciti a vedere al di là della devastazione, al di là della tragedia che quell’onda ha causato infrangendosi sulla loro vita.
Si sono guardati intorno e la realtà è piombata loro addosso con un’intensità tale da stordirli, da “risonarli” definitivamente, come direbbero loro.

Un maremoto non porta via tutto: i palazzi, quelli con le fondamenta solide, rimangono in piedi, esattamente come una famiglia, la loro famiglia. Come alberi dalle radici forti, i parenti e gli amici veri e sinceri sono stati la loro salvezza durante il naufragio, e i volontari che arrivano in massa per aiutare i sopravvissuti e i feriti hanno rappresentato  sempre una manna dal cielo… e loro ne hanno ben 80.000, pronti ad allungare la mano e donare un sorriso in quel mare di sofferenza.
Niccolò è diventato il portavoce, il capitano ufficiale di tutti gli angeli guerrieri che si trovano a dover cavalcare quell’onda altissima, e accoglie sulla sua scialuppa più bambini possibile.
Proprio con questo spirito è nato il Nicco Fans Club: non far annegare i guerrieri e le loro famiglie nella disperazione, perché tutti, ma proprio tutti, nella vita, possiamo ritornare a galla anche quando imperversa la tempesta e siamo convinti di non aver più niente da dare.

Questa è la metafora che apre il mio punto di vista nella biografia della famiglia Matteucci.
Non sarò a “briglia sciolta”, come dice Babette.
Stavolta non posso, perché l’argomento è talmente grande e insormontabile ai miei occhi che non posso parlarne in altro modo, se non con rispetto reverenziale.

12387803_10205160739569360_341022578_n“Siamo più forti di tutto” è la storia di un padre e una madre che hanno fatto della resilienza una filosofia di vita e, pensate, che lo hanno fatto involontariamente! Cioè nessuno di loro due sapeva che il loro atteggiamento positivo verso una tragedia così immane avesse un nome e fosse anche un’attitudine fortemente consigliata dagli psicoterapeuti. Diciamo che loro l’avevano nel sangue.
I Matteucci sono una famiglia della mia stessa città e, con un semplice gruppo Facebook, hanno mosso mari, monti e animi, tra cui il mio.
Ho sempre pensato che aiutare gli altri facesse bene allo spirito e io, nel mio piccolo, l’ho sempre fatto. Quando scoprii che due parole in fila in maniera decente (forse) sapevo metterle, parlai con i genitori di Niccolò e ci mettemmo all’opera.
Chi mi conosce, sa che scrivo in maniera molto veloce, ma questo romanzo breve è un libro illustrato di 144 pagine che vede la luce dopo dieci mesi. Il parto plurigemellare di una balena blu in un mare infestato di squali bianchi affamati, ha incontrato meno complicazioni.
Soffro ufficialmente di bipolarismo artistico: non ho volutamente usato lo pseudonimo Charlotte Lays, perché vi assicuro che in questo libro ha parlato il cuore di mamma Carlotta e sono state messe su carta le mie più annichilenti paure, mie e di qualsiasi genitore, credo.
È stato un lavoro complesso: incontri di ore con Federico e Silvia durante i quali mi raccontavano il loro percorso e mi descrivevano il loro calvario; poi io elaboravo (soffrendo come un belva, ve lo assicuro), infine inviavo a loro per avere l’approvazione.
Questo però non mi è bastato: volevo pareri tecnici.
Ogni autore è a sé, ma io un po’ di responsabilità, quando scrivo, la sento sulla mia pelle. Penso che un giorno, forse, i miei figli leggeranno ciò che scrivo e non voglio recriminazioni, anche se spero di riuscire a educarli in modo da poter leggere qualsiasi cosa senza diventare serial killer o maniaci o promiscui o vampiri, a seconda dei protagonisti.
Inaspettatamente gli psicologi infantili e la psichiatra adolescenziale, che poi ha curato la prefazione, hanno dato il loro assenso assoluto.
Io sono orgogliosa, ma non di questo, perché questo potrebbe sembrare un vanto. Sono orgogliosa che i miei neuroni esauriti siano riusciti a fare da tramite da loro a voi. Sono orgogliosa di averli aiutati a diffondere il loro verbo, la loro forza d’animo e la loro caparbietà. Sono orgogliosa di far parte di un progetto in cui un sacco di persone hanno interagito GRATUITAMENTE, sposando una causa che aiuta bambini che lottano per la vita, ma tende la mano anche a genitori e fratelli, catapultati all’improvviso in una realtà fatta di equilibri precari.

12394482_10205160739809366_940740574_o“Siamo più forti di tutto” non è una vangelo o un manuale d’istruzioni. È una testimonianza diretta e come tale va interpretata, il nostro intento non è mai stato quello di tirare in causa nessuno.
Potete seguire Nicco e donare qualche sorriso ai supereroi di tutta Italia seguendo il gruppo “Nicco Fans Club” o la pagina del libro “Siamo più forti di tutto”.

Per acquistare o, eventualmente, prendere i dati per dare il vostro 8×1000, il sito è http://www.niccofansclub.org.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

2 Commenti

  1. Carlotta
    11 gennaio 2016 at 10:38 — Rispondi

    Grazie mille, Babette!
    È stato un onore poter scrivere di questa famiglia meravigliosa. Sapere di aiutare tanti guerrieri è un balsamo per l’anima.

  2. 11 gennaio 2016 at 13:24 — Rispondi

    Grandissima Carlotta. Tanto rispetto per il tuo impegno, e infinita ammirazione per quei genitori e il loro coraggio. Quando si tratta di bambini e dolore mi si sbriciola sempre un po’ di cuore.

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