Pensieri sparsi

Si può odiare un personaggio?

Roberta Ciuffi lancia un sasso nel laghetto del Gruppo Facebook Babette Brown legge per voi (https://www.facebook.com/groups/1441198139517947/?fref=nf).

Per la Serie “Chiacchiere di Facebook” (http://babettebrown.it/tag/chiacchiere-di-facebook/), ecco la domanda che Roberta pone come lettrice:

Quando in un romanzo trovate qualche aspetto che è in aperto contrasto con i vostri principi, valori, convinzioni, questo come influenza la vostra lettura? Riuscite a mettere in stallo la mente e godere lo stesso della storia? O l’irritazione – la repulsione nei casi più gravi – è troppo forte per farcela? Confesso che io a volte detesto talmente alcuni personaggi e i loro comportamenti da non essere in grado di apprezzarne la storia.

Babette Brown: Interessante quesito. Metto in standby tutto quanto e proseguo con la storia. E’ difficile, ma mi impunto. E non permetto all’eventuale ripugnanza di coartare il tono della recensione. Altrimenti, come faremmo a leggere certi autori?
Laura Gay: Idem come te, Roberta. In questi casi finisco per rimanerne influenzata e non apprezzare appieno la storia, specie se i personaggi che mi suscitano tali sentimenti sono i protagonisti. Se si tratta di un antagonista, ci può anche stare che provi repulsione per lui. Ma se mi capita con quelli che dovrebbero essere gli eroi… proprio non mi va giù.
Roberta Ciuffi: Infatti, ‪Laura Gay. Io trovo che in un romance l’eroe e l’eroina Siano La Storia. Se odi loro, come si fa ad amare la storia? Per la recensione è diverso, là prendi le distanze dalle tue emozioni personali e parli per tutti. Credo. Mai fatta una recensione.
Laura Gay: Concordo.
Il VeloNero: Metto in stallo, altrimenti non avrei letto Bukowski o Nabokov. Ma altri li ho interrotti.
Babette Brown: Ripeto, non è facile. Per niente.
Il VeloNero: No, infatti. Uno che mi ha fatto completamente sospendere il giudizio è Miller.
Roberta Ciuffi: Nella letteratura ‘alta’ (come vogliamo definirla?) è diverso. Si legge per cercare qualcosa dentro di sé, un modo diverso di guardare alla realtà, non tanto per entrare in sintonia con i personaggi.
Il VeloNero: Concordo. È perfettamente vero!
Babette Brown: è vero, ‪Roberta, con quel tipo di libri l’esercizio è meno difficile. E concordo anche con quanto detto sui protagonisti. Difficile immedesimarsi in un protagonista negativo, sgradevole. Tocca farlo: mestiere!
Roberta Ciuffi: Pensate a quel catalogo di personaggi orribili che sono certi romanzi di Dovstoevskij!
Anna Nicoletto: Ciao Roberta! Uhm, dipende da come vengono trattati i valori/personaggi portatori di principi a me avversi. Per esempio, House of cards. Il protagonista è un concentrato di bastardaggine, è veramente deprecabile e se fosse reale lo schiferei. Eppure, per come viene presentato, lo adoro (e non solo perché ha il volto di Kevin Spacey!). Secondo me sta all’autore proporre temi poco appetibili in modo che non risultino indigesti…
Roberta Ciuffi: Ma sai, Anna Nicoletto, quando un personaggio DAVVERO negativo viene presentato in modo accattivante io mi arrabbio. Perché mi sembra un modo di contrabbandare qualcosa di brutto per renderlo accettabile e per me questo – scusate la ripetizione – è inaccettabile.
Babette Brown: Uhm… io mi sono arrabbiata quando all’orrore di Hannibal Lecter è stata data una spiegazione (la sorellina). Bleah! Il malvagio vero, puro, non ha motivazioni.
Devi Rose: Concordo con Laura e Roberta. Qualche volta mi sono forzata, sono andata avanti con la lettura e ho poi scoperto una redenzione nel personaggio e questo ha reso tutto migliore. Eppure è anche vero che personaggi odiosi presentati con carisma possono risultare interessanti, ma alla fine se non cambiano mi resta l’amaro in bocca e quel libro per me sarà sempre marchiato.
AnonimaStrega Gemma: Dipende da tanti fattori. Se è un classico di spessore, si deve andare oltre le righe e comprenderne il reale messaggio. In un fantasy, inoltre, può essere intrigante la redenzione del Male. Bisogna valutare un po’ tutti gli elementi in campo.
Il VeloNero: Ci stavo pensando oggi a proposito di un romance che è uscito oggi e letto in self.
AnonimaStrega Gemma: Perché dipende anche dalle intenzioni dell’autore, magari voleva proprio trasmettere l’antipatia. A volte si leggono commenti del tipo “questo libro non mi è piaciuto perché il personaggio tal dei tali mi stava antipatico”, e magari il romanzo è ben scritto e ben strutturato. Semmai sarà stato bravo l’autore a rendere quel personaggio tanto antipatico. Diverso il discorso quando i personaggi negativi vengono presentati in maniera simpatica. Come ho scritto sopra, se è un classico bisogna valutare la questione, se è un fantasy l’intrigo del Male. Nel mio romanzo c’è un personaggio negativo che a chi lo ha letto in anteprima è piaciuto così tanto che mi ha chiesto se prevedo un sequel (però al momento non c’è).
Devi Rose: Ho letto un fantasy, scritto fra l’altro da una mia cara amica, la cui protagonista è veramente odiosa a tratti, vien voglia di picchiarla… eppure era quello il suo fascino e la sua ascesa verso una rinascita benefica ha fatto tutto il resto.
AnonimaStrega Gemma: Sì, nei fantasy e nei paranormal ci sono sovrastrutture diverse in questo senso.
Irene Pecikar: Dipende. Posso essere irritata, ma vado avanti nella lettura senza lasciare che la storia venga intaccata. A meno a che non sia la protagonista a urtarmi, per scelte o mentalità che si discostano troppo dal mio modo di vedere la vita. Soprattutto se tali comportamenti non sono a mio avviso giustificati o giustificabili dalla storia stessa. In quel caso faccio davvero fatica.
Anna Nicoletto: Mi viene da pensare che, nel romance, caratteristiche davvero negative dei protagonisti non vengano “perdonate” allo stesso modo rispetto ad altri generi, perché quando si legge romance molto spesso si vuole che la protagonista femminile ispiri immedesimazione/stima e che il protagonista maschile sia un perfetto “book boyfriend”; quando non si riesce a trovare questi elementi, viene un po’ a mancare la fiducia nel testo. Però secondo me una grande differenza la fanno l’autore e la sua capacità di motivare relazioni/concetti/principi che stanno alla base dei personaggi.
Devi Rose: Tempo fa, invece, ho letto solo un estratto di un romance… sin dalle prime pagine ho provato disgusto per la protagonista e per le sue azioni. Non comprerò mai quel libro, troppo lontano dalla mia idea romantica!
Babette Brown: Nel romance, di solito, si accetta un protagonista negativo solo perché ci si aspetta la redenzione dello stesso. Classico il libertino impenitente che si converte (ve lo ricordate Sebastian, in Peccati d’inverno?).
Lucia Guglielminetti: Bella domanda e difficile risposta. Avete tempo? Diciamo che ci sono alcune caratteristiche che non sopporto nei personaggi, per cui, libro o telefilm, non riuscirei mai a fare il tifo per loro. Dico telefilm, perché mi è subito venuto in mente “True Blood”, in cui gli autori, per anni hanno cercato di far piacere un personaggio come Bill Compton, spacciandocelo per buono, mentre non era altro che un viscido piagnucolone sempre pronto ad attribuire agli altri le proprie colpe. Erano quasi patetici gli sforzi degli autori per giustificare il suo comportamento e per sdoganare la love story con Sookie, altro personaggio assolutamente insulso e idiota. Ecco, se il telefilm avesse riguardato solo loro due avrei smesso dopo poche puntate e lo stesso mi succede con i libri. Non si parla di cattiveria nel senso stretto della parola. Con la gente che frequento da un punto di vista letterario sarei fregata. Se però devo scrivere una recensione allora resisto e scarico poi la mia indignazione in un commento di fuoco. Trovo che il fallimento peggiore di un autore sia non riuscire a far amare il proprio protagonista, se così ha deciso, ma ottenere l’effetto contrario. Spero che non sia un mio problema, ma non mi sembra. Nonostante la sua bastardaggine e assoluta immoralità, alla fine tutti vogliono bene al mio bestione e fanno il tifo per lui.
Babette Brown: Raistan Van Hoeck si comporta spesso da bastardo senza cuore e ha lasciato dietro di sé, in 300 e passa anni di vita, una scia di cadaveri che nemmeno cento Hannibal Lecter. Però NOI sappiamo che dentro-dentro-in fondo-in fondo il nostro vampiro ha sentimenti nobili, è capace di amicizia e amore. Di sacrificio e abnegazione.
Teresa Siciliano: Arrivo solo adesso, Babette, perché preparavo la valigia. Distinguiamo fra classici e rosa. Un classico, che è già tale o lo diventerà, si legge fino alla fine. Ma non diventerà mai un libro amato. “Il Pasticciaccio” è un capolavoro, ma io non amo Gadda a causa del suo antifemminismo e di certe sue idiosincrasie. In un rosa mi arrabbio moltissimo e nella recensione bacchetto l’autrice, anche se cerco di valorizzare i pregi. Sono libri che in genere non rileggo. Per quanto ricordo, l’ultimo Stuart, “Freddo come il ghiaccio”, è l’unico del genere cui ho dato 5 stelle. Era scritto troppo bene!
Babette Brown: Grazie a tutte. E voi, cari lettori, cosa ne pensate? Commentate, se vi piace.

Interventi di:
Anna Nicoletto
AnonimaStrega Gemma
Babette Brown
Devi Rose
Il VeloNero
Irene Pecikar
Laura Gay
Lucia Guglielminetti
Roberta Ciuffi
Teresa Siciliano

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