Eventi

Si parla di “noir” con EWWA

Sguardi sospettosi, stamattina, all’Hotel Borromini. Circospetti.
L’argomento è scottante: si parla di “noir”. Con i grossi calibri. Partendo dalla cronaca, con Massimo Lugli giornalista e scrittore.

http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Massimo+Lugli

Supportato, stimolato, punzecchiato da Loredana Cornero -moderatrice della discussione- Lugli ha parlato di “bottega”, con la stessa passione che infonde nei suoi romanzi.
Gli interventi di Barbara Petronio, sceneggiatrice di Romanzo Criminale, ci hanno svelato i retroscena di una delle serie più famose della televisione italiana.
Pubblico attento e partecipe. Domande a raffica. Chi ha mai detto che alle donne non piace il “noir”? Possiamo testimoniare che l’interesse era vivo. Vivissimo.

Domenico Matteucci

Massimo Lugli, Loredana Cornero, Barbara Petronio, Siusy Blady

Siusy Blady ha partecipato alla riunione con la sua solita verve, rallegrando l’ambiente con battute divertenti. E svelando qualche retroscena dei suoi réportage.

Pomeriggio a scuola. Domenico Matteucci, sceneggiatore e docente di scrittura cinematografica televisiva, ha aperto il vaso di Pandora del romanzo noir. Cosa, perché, come si scrive un romanzo noir, senza scadere nella cronaca di un caso giudiziario? Quali elementi dobbiamo / possiamo usare? Quale verità vogliamo scoprire?
Scrivere un noir è come aprire la porta per illuminare una stanza buia. Questa luce e questo buio, però, debbono essere calibrati. Disposti nella trama come tessere di un mosaico.
Lo scrittore di noir deve amplificare quel mestiere di “cacciatore di indizi” che svolge tutti i giorni. La nostra stessa esistenza, infatti, presuppone una lettura – interpretazione attenta degli indizi che troviamo disseminati ogni giorno. Interpretarli ci dà la possibilità di sopravvivere. Non solo dal punto di vista sociale.
Dopo aver portato la classe indietro nel tempo, ridotta a un branco di cacciatori-raccoglitori alle prese con indizi della presenza di prede da mangiare, o di predatori da evitare, il prof ci ha ricondotti ai giorni nostri, davanti a una pagina bianca. E là ci ha abbandonate, alle prese con l’ispirazione. Ci siamo guardate e, da brave alunne, abbiamo programmato l’uccisione della compagna di banco. Sperando di farla franca. E di vendere al lettore una verità contraffatta.

Vittime e carnefici si sono salutati, all’uscita. Flumeri & Giacometti sono rimaste nella sala, ad asciugare il sangue.

Post precedente

Wild and homeless books in viaggio

Post successivo

Il Talismano, di Fernanda Romani

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *