Pensieri sparsi

Si parla di Infodump

Per la Serie “Chiacchiere di Facebook”, ecco a voi un gruppo di amici che parlano di questa tecnica narrativa. Piace? Non piace? Si usa, sì o no? E come si usa?
Insomma, tutto quello che avreste voluto sapere sull’Infodump e non avete mai osato chiedere.

SIMONA LIUBICICH: Oggi, se Babette Brown me lo permette, vorrei aprire una questione spinosa, ma costruttiva. Parliamo dell’INFODUMP. Questo parolone all’apparenza difficile, ma così semplice alla fine. Esso è una tecnica narrativa utilizzata per fornire al lettore delle informazioni di cui normalmente non dispone e che sono utili alla comprensione del testo.
Quanto si può tollerare in un romanzo? Ho letto romanzi bellissimi pieni di infodump e molti altri mi hanno lasciata delusa proprio per la sua mancanza. Tendo a non usarlo per evitare di essere prolissa, ma è come se nei miei romanzi lui mi chiedesse “RACCONTA… RACCONTA”. Quanto vi piacciono, quindi, le informazioni nei romanzi, quanto vi fate trasportare?

ANNA CASTELLI: Io uso molto l’Infodump, ma ho trovato una persona che, al contrario di te, ‪Simona, mi ha detto che i miei scritti fanno schifo proprio perché lo utilizzo. Penso sia una questione molto delicata e personale. Ovviamente, vanno inseriti in maniera armonica, con gli espedienti narrativi adatti a non farne dei “pistolotti”. La mia scrittura è in continua evoluzione e spero anche in miglioramento, dunque non ci rinuncio e tento di armonizzarlo al tessuto narrativo.

FABRIZIO COLONNA: Infodump, altrimenti detto “Lo Spiegone”. È una trappola pericolosa, nessuno ne è immune e occorre una grande capacità di sintesi e una strategia di distribuzione dell’informazione. Per pratica diretta ho risolto trascrivendo tutto lo Spiegone a parte, stendendo poi una traccia dettagliata e spezzettandolo all’interno di essa, in modo che venisse diluito a seconda dei casi. Da lettore ho però notato che anche il non sapere non è un male, purché prima o poi l’informazione venga svelata. Quindi il problema non è il quando ma il come.

Una pratica che mi piace molto sono i frammenti di spiegazione nei dialoghi. I dialoghi sono una macchina di morte; se fatti in modo brillante, serrati e plausibili, possono sostituire alla grande lo Spiegone, rendendolo più accattivante. Ad esempio, perché non far litigare i personaggi e, nel loro battibecco, infilare le spiegazioni necessarie? Da lettore questa strategia mi diverte molto.

La spiegazione prima o poi la devi dare, è l’unica cosa che, credo, interessi al lettore. Anche a pezzi va bene, occorre una buona pianificazione e non è per niente facile.

Esempio concreto: Martin. Martin secondo me è bravissimo, in un paragrafo riesce a infilare una grande quantità di informazioni senza confondere il lettore. Sospende poi tutto con qualche dialogo ben riuscito (e secondo me lui in questo senso è una spanna sopra a molti) per poi riprendere con lo stesso dosaggio. Pianifica, è astuto.

Esempio terrificante: I Promessi Sposi. Infodump come se non ci fosse un domani. Però è un classico e quindi non si tocca, perché ti amputano la lingua. (risatine virtuali. ndr)

EMILIANA DE VICO: io non vorrei usarli, perché appesantiscono. Però a volte mi scappano e in “Oro Zafferano” ce ne sono un po’ troppi. Mi piace la tecnica di Fabrizio Colonna.

ORNELLA ALBANESE: Anna ha ragione, si devono armonizzare con il tessuto narrativo. Così bene che dovrebbero quasi passare inosservati.

SIMONA LIUBICICH: ‪Fabrizio Colonna‪, io faccio come te, stessa tecnica.

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ZINA VINCENZA ROMANO: Secondo me, in una storia è come avere la mappa del tesoro. Migliori sono le informazioni più facile è trovare il tesoro.

FABRIZIO COLONNA: Mi avete fatto venire in mente un simpatico romanzo pulp italiano, Mr Bad Guy. È privo di qualsiasi linearità, gli eventi vengono narrati come se, una volta finito, l’autore si sia messo a mischiare i capitoli. Così accade che, a un certo punto, vi arriva una spiegazione che non capite, perché temporalmente postuma, ma quando arriva il momento di averne bisogno l’avete già. Alla fine l’immane puzzle mette a posto tutti pezzi senza aver annoiato un solo istante. È un metodo estremo e qualcuno potrebbe rimanere confuso, ma è molto divertente da leggere.

ALESSIA SAVI: D’accordo con ‪Fabrizio. Ma Infodump è anche spiegare e raccontare il background della storia. Tutta roba che deve emergere dalla narrazione e che spesso ritroviamo in un romanzo sotto forma di descrizione.

“Vent’anni prima l’Onu era stato sostituito con la Colonia Europa, un agglomerato di Paesi allo sbando disposti a tutto per contrastare l’avanzata del Re Nero. Ed ora, senza più un leader a guidare la Colonia, eravamo cani sciolti. Schegge impazzite che contestavano il terrorismo con altro terrorismo”.

Questo è Infodump. A noi sembra vada bene, che sia necessario e persino utile. Nel 90% dei casi non frega a nessuno ed è inutile. Sono la Signora dell’Infodump, purtroppo. Tendo poi a raddoppiare le descrizioni e ripetere magari gli stessi concetti venti volte. Morale? In prima stesura scrivo tutto quello che mi passa per la testa, poi in editing vado di motosega e taglio a più non posso. È catartico e si nota la differenza. La narrazione ne guadagna. E poi ricordiamo la massima di King: show, don’t tell. Tutto quello che non puoi mostrare attraverso i personaggi è superfluo.

ORNELLA ALBANESE: Ormai sono sempre più convinta che, in fase di revisione, tagliare con crudeltà (lo so, il cuore sanguina) sia necessario all’efficacia della narrazione.

BABETTE BROWN: Un dialogo di altissimo livello, gente! Grazie, Simona. L’infodump era uno di quegli argomenti scottanti che tenevo da parte per le giornate invernali, quando il caldo fa comodo. Sappiate che ne farò un articolo per il sito.

LEXIA LAURA: Io lo stavo giusto raccontando in un altro post. Dopo sei mesi dalla prima stesura del libro, ho eliminato il capitolo 1 e l’ho riscritto completamente. Quelle informazioni servivano eccome, ma ammassate tutte insieme all’inizio erano pesanti e annoiavano. Chi vuole sapere tutto su una protagonista che ancora non conosce e di cui non gli importa nulla? Così il capitolo 1 si è trasformato in un inizio immediato che potesse catturare l’attenzione, e le info su chi è la protagonista sono state distribuite in modo consono sotto forma di breve ricordo o pensiero in circostanze che le potessero richiamare. Quando il lettore inizia ad appassionarsi alla storia vuole sapere chi è la persona di cui sta leggendo, ma prima deve interessargli quella persona, altrimenti si stufa subito.

ANNA CASTELLI: io non ho molta esperienza di Infodump, nel senso che ho più bisogno di ascoltare che di scriverne: sono in cerca di suggerimenti per imparare.

ALESSIA SAVI: ‪Anna Castelli‪ se mastichi l’inglese ti consiglio il manuale “Self editing for fiction writer“. Parte proprio da come sistemare l’Infodump e poi via per un corretto editing del romanzo.

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FABRIZIO COLONNA: Come giustamente dice Alessia, Infodump è spiegare, quindi non è solo indispensabile, ma pure basilare. Il problema sorge nell’eccesso. Sempre in termini di esempio, l’anno scorso m’è toccato leggere il romanzo di una conoscente: un dolore. Pagine e pagine di pippe mentali e Infodump per spiegare la rava e la fava. Arrivo alla fine e mi rendo conto che non è stato raccontato nulla, solo spiegato qualcosa di cui non me ne poteva fregare meno.

Facciamo mente locale. Avete mai letto un noir? Gli Infodump sono centellinati, perché il succo di un noir è la sorpresa, la verità nascosta, il turnover. Perché, se leggo un fantasy, mi si deve raccontare l’origine dell’universo? Non puoi evitare, darmi un’informazione preliminare e poi raccontarmi man mano ciò che occorre?

Mi rivolgo agli autori: perché sottovalutate il lettore? Avete paura che sia scemo o che si disorienti? I lettori sono molto più svegli e attenti di quello che pensate e, soprattutto, amano essere stupiti. Altrimenti non leggerebbero. Ci sono informazioni indispensabili da ricevere subito (e qui occorre sintesi) e altre che possono essere fornite poi, con calma, in modo strategico e magari anche a sorpresa. Questo è divertente. Leggi un libro per scoprire man mano di cosa è fatto. Purché alla fine gli abbiate dato tutto, non è che con la scusa di tenere su il mistero entrate in una spirale e non riuscite più a scogliere tutti i nodi. Prendete ad esempio quel capolavoro di “Melmoth l’Errante”. È strutturato come una scatola cinese, apre sottotrame su sottotrame, fornisce informazioni e a più strati, lasciando molte parti scoperte. Poi comincia a chiudere le scatole, una a una con pazienza, e nel farlo svela, spiega un po’ alla volta. Alla fine vi trovate con tutte le informazioni necessarie per comprendere il finale che si chiude con gli eventi nudi e crudi.

Se cercate idee e suggerimenti, c’è sempre il solito assunto: leggete. E se vi dicono che è una palla o ve ne rendete conto da soli: tagliate.

LAURA GAY: Le spiegazioni ci vanno, se necessarie alla comprensione del testo o alle finalità della trama. Tutto ciò che è inutile e superfluo va tagliato. Ho parlato di Infodump in questo post, per chi fosse interessato all’argomento:

http://insaziabililetture.blogspot.it/2015/06/consigli-per-la-scrittura-di-laura-gay_10.html?spref=fb

BABETTE BROWN: Ah, le amiche di Insaziabili Letture! Complimenti, Laura!

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LINNEA NILSSON: “Jonathan sapeva che avrebbero dovuto lasciare l’isola. La waka taua, una canoa lunga fino a quaranta metri, tipicamente costruita in legno leggero e ad alto contentuto di olio, tipico della Nuova Zelanda, ideale per non far marcire le imbarcazioni nell’acqua, che poteva avere un numero variabile tra i trenta e gli ottanta rematori (42, nel caso di quella di Jonathan), tutti dotati di pagaie e disposti ad entrambi i lati, stava aspettando. Sarebbe stato un viaggio lungo e difficile.”

BABETTE BROWN: Aiuto! Infodump in agguato!

LINNEA NILLSON: Riformulo. “Jonathan sapeva che avrebbero dovuto lasciare l’isola. La waka taua era pronta e i rematori stavano aspettando. Sarebbe stato un viaggio lungo e difficile.” In un mondo dotato di wikipedia, non serve aggiungere altro.

SIMONA LIUBICICH: Beh, il primo era proprio un esempio tipico di come spaccare i maroni al lettore… Suggerirei un accenno al fatto che si tratta di un’imbarcazione tipica della Nuova Zelanda.

VALERIA BARBERA: Da quanto mi hanno insegnato, qualsiasi informazione fornita dalla storia deve apparire naturale, non posticcia o artificiosa, altrimenti è Infodump. Il lettore deve acquisire le informazioni per osmosi, senza accorgersene. In genere lo si associa allo Spiegone, ma in realtà può fare capolino anche in una breve frase, in una battuta di dialogo, quando lo scrittore inserisce informazioni inutili per i personaggi, ma che chiaramente sono messe lì per il lettore. Esempio: un uomo che dice alla moglie: “Che belli, gli occhi chiari di nostra figlia Luisa”. Sono i genitori, lo sanno benissimo che è loro figlia, che si chiama Luisa e che ha gli occhi chiari, perciò una battuta del genere non ha senso.

Come mi pongo verso l’Infodump da lettrice: sono già difficile da agganciare, se poi l’Infodump si sviluppa attraverso il classico Spiegone asettico, per paragrafi e pagine, mi fa staccare dal romanzo, inizio a distrarmi.

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YALI OU AMETHISTA: “lo Spiegozzo” è un’arma a doppio taglio e come tutti gli espedienti narrativi la sua utilità e direttamente proporzionale alla capacità di saperlo utilizzare. Lo Spiegozzo deve ridursi a poche parole, perché è come se noi stessimo raccontando un fatto a qualcuno; se noi interrompessimo il racconto ogni 5 minuti per un approfondimento, perderemmo l’attenzione e l’interesse della persona che abbiamo di fronte. Chi legge ha voglia di immergersi nella storia e non di ricevere nozioni e secchiate di “aperta e chiusa parentesi”. Se proprio un termine non gli torna, magari il lettore se lo va a cercare (come abbiamo fatto tutti leggendo). Per quanto riguarda gli antefatti, la cosa migliore è metterli in bocca ai personaggi e farglieli raccontare, magari rispondendo alle domande di un altro personaggio. Alla fine, lo Spiegozzo non deve essere considerato una cosa a parte, lo Spiegozzo è anch’esso un personaggio molto importante, che deve essere curato come tutti gli altri e, pertanto, reso irresistibile. Inoltre, se durante la stesura si sente così impellente il bisogno di spiegare situazioni, antefatti, parole, oggetti e loro utilizzo, tanto da ritrovarsi pipponi ogni 3 pagine, allora io consiglio sempre di rivedere il tutto, perché c’è qualcosa che non funziona.

MALA SPINA: Quando leggo, tendo a saltare gli Infodump dopo qualche riga. Mi è successo anche con lo Spiegone iniziale di Star Wars (quello con il testo a scorrimento…). Li sopporto a malapena all’inizio, insomma.

Quando scrivo devo ammettere che invece ce li infilo senza accorgermene, a tradimento. Per fortuna il mio editor mi bacchetta a dovere.

IL VELONERO: Io penso che invece nel rosa, più che in altri generi, si debbano specificare alcuni passaggi che sembrano scontati, perché, e in questo ultimo periodo in massima misura, ci sono molte lettrici giovani che non hanno lo stesso bagaglio culturale di una persona più matura. L’Infodumping, se ben attuato, spiega senza appesantire e dà conoscenza, perché un lettore distratto non va a ricercarsi il riferimento, lo baypassa, e spesso bypassa anche le note. Cito ‪Mariangela Camocardi con il suo ultimo racconto, perché questo mi viene in mente, e la sua digressione sull’origine della parola “bistrot”, inserita magistralmente in una conversazione. Questi passaggi servono eccome, servono a instaurare un rapporto di fiducia col lettore che accetterà quello che gli dirai da quel momento in avanti.

MARIANGELA CAMOCARDI: Grazie ‪VeloNero. Imparare il mestiere ha un suo perché, ma ammetto che a volte si scivola comunque nello Spiegone, come dice ‪Fabrizio.

YALI OU AMETHISTA: E si ritorna sempre lì: tutto dipende dalla capacità di utilizzare uno strumento.imgres

IL VELONERO: Lo so, ma ci pensavo giusto ieri. Il discorso è un po’ lungo, ma indicativo per spiegare il panorama delle lettrici rosa. Mesi fa mi capitò di vedere la foto di un tatuaggio che una ragazza aveva postato sulla sua pagina. Il tatuaggio era una scritta: “Je ne regrette rien”, tratto da un romanzo di Christina Lauren. Questa ragazza aveva scritto sul proprio fianco, per sempre, “je ne regrette rien” e le iniziali del romanzo (o dell’autrice, non ricordo bene). Mi riferisco a “Beautiful Bastard” di Christina Lauren. La ragazza non sapeva che Lauren aveva citato Piaf. Proprio ieri ne parlavo con due amiche giovani che non conoscevano la canzone. Sono sempre più convinta che si debba spiegare bene soprattutto nel rosa, perché il pubblico molto spesso è giovane e la scrittura serve anche ad ampliare gli orizzonti. La maestria con cui lo si fa decide la qualità dello scrittore. Qui, in questo esempio, se le autrici (Lauren è un tandem) avessero scritto “è una canzone della Piaf”, non avrebbero appesantito il testo, ma avrebbero evitato a una ragazza di portarsi dietro un errore stampato sulla pelle per tutta la vita, anche perché magari, conoscendo i vissuti pesanti della cantante francese, non li avrebbe condivisi.

LAURA GAY: Ma certo, ‪Il VeloNero, se ci sono cose che il lettore non è tenuto a sapere, è giusto che siano spiegate. È sbagliato anche dare per scontato che chi legge conosca tutto. Anni fa feci l’editing a una ragazza che aveva scritto un fantasy futuristico, in cui i personaggi avevano dei poteri magici e il mondo era totalmente diverso dal nostro. Solo che non spiegava nulla e leggendo non si capiva una fava. Cercai di farglielo notare, ma come spesso accade non mi diede retta, anzi si offese addirittura.

SUSAN MORETTO: Mamma mia quanti commenti! Ora me li leggo con calma. Comunque, per quanto riguarda l’Infodump (anzi, taggo subito ‪Lida Lidush Deghkhadirian perché può servirle) anche io opero come tanti, mettendoli nei dialoghi. E spesso tenendo all’oscuro i lettori fino all’ultimo (sadismo puro, mi piace tanto!).

GIOVANNA BARBIERI: A me piace imparare da un testo. Di solito informo il lettore con brevi pensieri/descrizioni del protagonista sul luogo, oppure anche con dialoghi per spiegare una situazione politica delicata. Ovvio che il mio stile potrebbe anche non piacere. Non si può avere sempre critiche positive.

FABRIZIO COLONNA: Sul fantasy. È vero che necessita di spiegazioni per background e ambientazione del tutto originali (almeno si spera), però oggigiorno ha un po’ stancato la formula Tolkien da enciclopedia. Ritorno su Martin, perché credo che abbia azzeccato il giusto compromesso. “Il Trono di Spade” è pieno di informazioni e Spiegoni, ma andate a leggervi come risolve la presentazione della Barriera: pochi paragrafi, linguaggio scorrevole e info essenziali. Quello che manca viene rivelato un po’ alla volta. È un espediente astuto, si forniscono le info necessarie e poi si approfondisce. Martin non uccide solo Stark, sa pure scrivere.

BABETTE BROWN: bene, ragazzi, grazie a tutti per la collaborazione. Speriamo che chi ci leggerà avrà chiaro il significato di “infodump”. E, se scrive, imparerà a usarlo per il piacere dei lettori. Alla prossima “chiacchierata di Facebook”.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

5 Commenti

  1. 1 ottobre 2015 at 10:46 — Rispondi

    Post interessantissimo! Chiunque scriva, si rende conto che prima o poi deve trovare un modo per affrontare l’ostacolo dello ‘spiegone’.
    Sono del partito di quelli che sostengono che certe informazioni non possono essere sottratte al lettore’ MA… Il nostro lettore – intelligente e smaliziato – non ha bisogno di un bignami di chi è e di cosa fa, o ha fatto, il nostro personaggio o altro…
    Dal mio punto di vista basta decidere quali informazioni sono davvero necessarie per la storia e trovare il modo di centellinarle spalmarle qua e là… in dialoghi, descrizioni, pensieri. Il lettore non deve nemmeno accorgersi che gliele stiamo dando.
    Scrivendo mystery, mi rendo conto che l’equilibrio è ancora più delicato. Le informazioni vanno controllate, perché arrivino al momento giusto, ma non bisogna mai ingannare il lettore così che la sorpresa di alcuni soluzioni gli arrivi solo per il fatto che non sa tutto quello che dovrebbe sapere. Insomma, niente di più scorretto del ‘deus ex-machina’.
    Tutti gli interventi di questo post sono molto interessanti. Mi sono ritrovata nelle riflessioni di Fabrizio Colonna, ma ogni intervento è stato brillante e pertinente. Grazie anche alla padrona di casa per avere ospitato questa interessante discussione!

    • Babette Brown
      1 ottobre 2015 at 12:11 — Rispondi

      Grazie, Giulia. Riporto le tue parole sotto al post.

  2. 1 ottobre 2015 at 14:58 — Rispondi

    No no Simona, l’infodump non è una tecnica è un difetto. I dati di impostazione vanno certo forniti ma senza salti appunto senza infodump. A parlare riflettere credibilmente dando informazioni deve essere sempre il personaggio e non il narratore.
    Se devi dire che cappuccetto Rosso abitava ai margini della foresta, è infoddump se scrivi una cosa del genere:
    La mamma le diede il cestino e si raccomandò di non abbandonare il sentiero. La famiglia di cappuccetto rosso abitava infatti ai margini del bosco e la bambina sarebbe stata costretta ad attraversarlo.

    La medesima informazione la puoi dare senza infodump:
    La mamma le diede il cestino e si raccomandò di non abbandonare il sentiero. «Uffa» sbuffò Cappuccetto Rosso, quella storia di abitare vicino al bosco alla mamma non andava giù e ogni volta era la solita solfa.

  3. Babette Brown
    2 ottobre 2015 at 10:07 — Rispondi

    Monica Montanari… fare la lezioncina proprio a Simona Liubicich? Mi sembra un azzardo.

  4. Simona Liubicich
    2 ottobre 2015 at 10:23 — Rispondi

    L’infodump è una TECNICA usata da diversi scrittori. Spesso richiama eventi di un passato lontano della storia dei personaggi ma che, nel romanzo, solitamente non viene affrontata. È rischioso usarlo, specialmente nei dialoghi dove consiglio di evitare perché può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Bisogna anche SAPERLO USARE, molti scrittori lo adottano, qualche volta anch’io. Il genere più adatto all’infodump è il fantasy dove spesso è necessario un salto nel passato per raccontare avvenimenti accaduti. Non è un errore, si consiglia solo di stare attenti quando lo si adotta.
    Grazie, Monica, degli esempi, tanto per sottolineare se per caso non avessi capito bene i tuoi concetti…con Cappuccetto Rosso poi, fantastico!

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