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Recensione: “Sette giorni”, di Cristina Bruni

ATTENZIONE: *PARZIALI SPOILER DELLA TRAMA*

Titolo: Sette giorni
Autore: Cristina Bruni
ISBN: Edizione Ebook 978-88-98426-54-6
Lunghezza: 244 pagine
Editore: Triskell Edizioni
Collana: Rainbow
Genere: Romance M/M
Formato: pdf, epub, mobi
Prezzo: 4,99

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Trama: Durante un torneo di golf in Virginia, il giovane Reginald Weston conosce Russell Lee, campione inglese ed ex numero uno del mondo. Tra i due nasce una bella amicizia e l’uomo prende il ragazzo sotto la propria ala, insegnandogli i trucchi del mestiere. Reginald ben presto si innamora di Russell, ufficialmente eterosessuale, pensando che sia ovviamente un sentimento a senso unico. Ma in realtà l’inglese è gay ed ha trascorso gran parte della sua vita soffocando il suo vero io, per non deludere la severa madre.

Amneris Di Cesare ha letto “Sette giorni” e ne ha scritto la recensione.

Ho letto di Cristina Bruni “Seonac’s song” e ne sono rimasta incantata. Ho nel mio Kindle “Gibraltar” – da troppo tempo ormai, ma a breve colmerò tale lacuna – di cui ho letto una decina di pagine e sono rimasta impressionata dalla densità e padronanza della scrittura di questa giovane autrice. In entrambi i casi, una scrittura sicura, intensa, matura, praticamente perfetta. Nessuna pecca nemmeno a cercarla con il lanternino. Ovvio che quando mi si è presentata l’occasione di leggere e recensire Sette Giorni, l’ho presa al volo. Era garanzia di qualità e di buona lettura. E, almeno in parte, lo ammetto, questo romanzo non mi ha deluso. Le ragioni per cui non sono rimasta completamente convinta da Sette Giorni, le esprimerò qui di seguito.

In Sette giorni la scrittura di Cristina è più semplice, veloce, diciamo più fluida. Forse perché c’è una precisa intenzione di ironia che negli altri due romanzi non c’era, forse perché voleva percorrere anche attraverso lo stile la timidezza e goffaggine di uno dei due protagonisti, Reginald, riuscendoci molto bene in tutta la prima parte, sia come stile che come narrazione; forse, invece, indugiandovi un po’ troppo nella seconda e scivolando parecchio sui cliché e gli stereotipi proprio nelle pagine che avrebbero dovuto costituire il clou e il gran finale.

La storia è una tradizionale storia d’amore M/M: una giovane promessa del golf internazionale, Reginald Weston, ancora sconosciuto e pertanto ignorato dall’ambiente che gravita attorno alle star di questo sport, e quindi schivo e distante, appartato rispetto all’ambiente sportivo dal quale comunque dipende,  partecipa a un torneo dove incontra il suo idolo, il campione Russell Lee, che ammira così tanto e da così tanto tempo da tenere un suo poster sul letto, a casa, a Chicago. Reginald è timido, goffo, insicuro. Sa solo concentrarsi sullo sport nel quale brilla e di una cosa è assolutamente certo: è gay e non ha nessuna intenzione di nasconderlo. Addirittura porta una spilletta arcobaleno sempre addosso in modo da essere riconoscibile immediatamente come omosessuale. Ha un incontro ravvicinato e molto sfortunato con il suo idolo che lo tratta con scherno, e si chiude in se stesso a leccarsi le ferite. Ma continua a far crescere in sé la cotta passionale che sa non dovrebbe, essendo Russell fidanzato con una bellissima donna bionda.

La storia procede tutta raccontata attraverso il POV di Reginald e per tutta la durata del romanzo scopriamo i suoi turbamenti, i dubbi, i sogni che fa e sempre con un solo protagonista: Russell. Mano a mano che procede il torneo, i due supereranno il primo sfortunato incontro per poi coltivare un’immediata intesa e amicizia che, almeno per Reginald, si trasforma in qualcosa di molto più profondo. Il tutto con un sottofondo musicale che dovrebbe farmi sognare, perché Cristina mi cita Mika e nientemeno che Stardust per descrivere il momento in cui il cuore di Reginald verrà spezzato.

Il romanzo l’ho letto senza interruzioni, iniziandolo alle tre del pomeriggio e andando avanti fino a tarda sera, e questo è un buon segno: mi piacciono comunque le storie leggere, senza troppe pretese, amo alternarle a letture più drammatiche e dense di conflitti e questo è il caso. La storia non è originale, ripercorre, ammettiamolo, gli schemi classici dei romanzi M/M più esasperati da un punto di vista sentimentale: un lui timido, docile come un cucciolo, goffo, che arrossisce facilmente e pronto a innamorarsi e a immolarsi per l’amato, ma aperto e onesto riguardo la propria omosessualità che non fa fatica a mostrare e a dichiarare. E una controparte più cinica, disincantata, a tratti odiosa che però nasconde un passato cupo dal quale fugge (Russell fa cenno a “mostri” che lo tormentano, quando ubriaco si lascia andare). E una incapacità ad accettarsi e uscire dal guscio nel quale si è auto-confinato.  Il più grande ed esperto tratta ora con i guanti ora con sonori schiaffoni virtuali il più giovane e immaturo che non può fare altro se non innamorarsi perdutamente del suo idolo. Il tutto descritto con leggerezza e ironia, con intermezzi e dialoghi serrati e molto simpatici, senza mai raggiungere quei livelli di volgarità che spesso caratterizzano molti M/M. Niente da eccepire quindi, su questa divisione standard della coppia gay: un lui passivo e sensibile, quasi femmineo nei tratti e nel carattere, un lui più macho e più determinato, che chiaramente conduce il gioco.

Alcuni passaggi ed episodi sono lunghi e forse non particolarmente utili alla dinamica del romanzo, che spesso  si rivela ripetitivo in alcune parti, specialmente quando Reginald decide di dichiarare i propri sentimenti a Russell e di  volergli rimanere per lo meno amico. Questa cosa di accontentarsi della sola amicizia da parte del suo amato viene ripetuta molte volte nel racconto e a un certo punto è diventata noiosa, (perché si sa, il lettore è esigente e al lettore non devi spiegare troppo o ripetere troppo spesso un concetto: potrebbe irritarsi e sbottare dicendo “ho capito, lo hai già detto prima!”)  e così anche quella del timore del giudizio della madre di Russell. Altra cosa un po’ fastidiosa è il continuo negare da parte del protagonista di essere sexy e attraente. Classico cliché da romance etero trasposto in un romanzo MM. Anche le espressioni che ormai, a furia di leggere MM sono diventate un po’ stereotipate, come quella del “membro” che si anima e scodinzola e “si prende di interesse” per la controparte o le “farfalle nello stomaco” avrebbero potuto esser dosate e forse nient’affatto utilizzate; Cristina Bruni sa scrivere molto meglio e non ha bisogno di usare frasi ormai abusate per descrivere un’emozione o un’eccitazione, la ritengo brava in modo tale da avere abbastanza fantasia e inventarsene di nuove, di espressioni descrittive.

Ho apprezzato tutto il romanzo fino al momento dello sciogliersi dei vari nodi della trama: molto intenso e credibile lo sconforto e il dolore profondo di Reginald quando si sente rifiutare da Russell. Quella parte, fino al momento della consegna del biglietto aereo, è davvero sentita e ben descritta. Molto meno la seconda parte, che ho trovato frettolosa e troppo sopra le righe. Probabilmente Cristina Bruni brilla nella scrittura drammatica, ma fallisce in quella giocosa e passionale. Alcune descrizioni dei momenti di passionalità ritrovata tra i due amanti sono poco coinvolgenti perché troppo leggere, raccontate con uno stile che poco si adatta all’amplesso tra due maschi.

Molto interessante invece l’ambientazione nel mondo del golf. Avendo visto miriadi di MM ambientati nel mondo sportivo del baseball, football americano, rugby o basket, l’introduzione di uno sport così poco usuale e particolare è una bellissima sorpresa. Non mi hanno disturbato però tanto i termini tecnici di gioco quanto, specie all’inizio, un utilizzo spesso smodato di termini anglofoni generalisti (insolito mix, teatro di un tournament, aveva terminato la qualifying school, si era presto adeguato al trend), che avrebbero tranquillamente potuto esser tradotti in corrispettivi italiani esistenti e al testo avrebbero giovato perché di sicuro non avrebbero sovrastato quelli, sempre inglesi, tecnici e specifici del golf.

Ma a parte questi appunti, una storia d’amore semplice ma piacevole, sentimentale al punto giusto, dolce e docile, che regala belle ore di svago ed evasione senza troppe pretese. Raccomando questo romanzo a chi ama la narrativa sentimentale e cerca un M/M  ben impostato e dall’immancabile lieto fine.

OoO

Amneris Di Cesare, scrittrice e blogger.

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