La Belle ÉpoqueRubriche

Sciantose e duelli: Lina Cavalieri

La notizia si è sparsa rapidamente in tutta Roma: Lina Cavalieri e una sua acerrima rivale, nota attrice di teatro, si affronteranno in duello. Il luogo scelto per lo scontro è una radura che si apre tra la fitta vegetazione di un boschetto situato appena fuori città.

Torna Mariangela Camocardi con la sua Rubrica “La Belle Époque”.

Lei, la divina Cavalieri, arriva in bicicletta sfoggiando stivali e un paio di scandalosi calzoni che nulla lasciano all’immaginazione. Sorride vedendo la folla che gremisce lo spiazzo. Per garantirsi una panoramica migliore, molte persone hanno fatto una vera levataccia per accamparsi un posto in prima fila. Ora vogliono godersi l’insolito spettacolo offerto da quelle femmine belle e spregiudicate. Anche numerose dame altolocate, a bordo dei loro calessi, sono accorse dalla capitale per assistere alla singolar tenzone: la Cavalieri è la Cavalieri e quello sarà un episodio del quale si discuterà a lungo nei salotti bene della città. Dopotutto un conto è parlare per sentito dire, un altro è affermare: “Io c’ero!” L’espressione annoiata che ostentano le signore nell’ombra dei civettuoli parasoli, è clamorosamente smentita dalla curiosità che trapela dai loro occhi, mentre osservano attente le protagoniste della sfida che sta per avere inizio.
«Che sfrontata, quella Cavalieri» commenta una matrona rivolta alla propria cameriera.
«Avete ragione, Poche donne avrebbero osato presentarsi in pubblico in abiti maschili» le risponde la domestica con una smorfia disapprovante. «Se fosse pudica non sii esibirebbe nei teatri in costumi persino più succinti, d’altronde.»
«Figuriamoci se una sciantosa si lascia frenare dal senso del decoro.» Ribatte la prima.

I gentiluomini hanno però accolto la diva con calorosi applausi e le si accalcano intorno per porgerle i propri omaggi, apprezzando apertamente le sue curve, Tant’è, fanno a gara nel riservarle sguardi di esplicita ammirazione. Lina è talmente incantevole da essere ambita da stuoli di spasimanti pronti a deporre il loro cuore e le loro fortune ai suoi piedi: non per nulla  si è guadagnata l’appellativo di “Donna più bella del mondo.”
L’attrice che si accinge a battersi con lei ribolle di rabbia e sdegno. Ha scelto una sottana inopportunamente aderente dai fianchi ai polpacci, culminando in una successione di balze che invece di agevolarle il passo le intralciano i movimenti. È nervosa e si nota quando scocca occhiate velenose alla rivale. Le piume blu – nerastre che svettano sul cappellino in bilico sul suo capo, sembrano i miseri resti di un gallo inopportunamente spennato, più che un vezzoso ornamento.
«Darò una lezione a quella sfrontata!» Sibila astiosa, squadrando con sommo disprezzo la sua disinvolta avversaria. «È già un affronto dovermi battere con una simile pezzente, ma si pentirà di avermi provocata e riceverà la batosta che merita.»
«Stai attenta» la esorta una delle amiche compiacenti che l’hanno accompagnata.
«Io? È quella lavandaia che deve preoccuparsi» dichiara lei tracotante.
In quel momento la Cavalieri si toglie il bolero e si mostra a braccia nude.
Gli uomini sospirano.
Uno dei secondi, benché turbato dall’avvenenza della sciantosa, fa subito scegliere le armi a entrambe le contendenti.
La cavalieri appare sicura di sé e sferza l’aria con la lama dello stocco.
La sua avversaria trasale e sbianca.
«En garde!» Grida l’altro secondo, che funge da giudice arbitro del duello.
Lina e la sfidante si salutano cavallerescamente: la prima inalbera una smorfia di scherno e la seconda le oppone un cipiglio omicida, prima di tuffarsi in avanti con l’arma.
La Cavalieri ruota su se stessa e schiva il fendente, poi, con un abile finta, mette a segno un affondo che lacera la manica a sbuffo della rivale. Si capisce che ha preso lezioni di scherma. Se ne rende conto anche la sua antagonista, che prudentemente rincula.
Nei minuti successivi il cozzare delle lame, le esclamazioni di giubilo di Lina ogni volta che sfiora le curve dell’altra con la punta dello stocco, e il rumoroso brusio della folla diventano un insieme indistinguibile. La spada di Lina guizza veloce e sicura nello spazio sempre più ristretto che la separa dalla sfidante. Guardarla combattere infiamma i cuori di ogni uomo convenuto nella radura soleggiata. Infine, con uno zig-zag fulmineo e impeccabile, recide i lacci che reggono la gonna dell’atra. L’ingombrante indumento si affloscia sul terreno con le sottovesti, lasciandola in mutandoni. Dalla folla si alza un boato esilarato e costei, umiliata dallo smacco, indietreggia ancora, consapevole di essere stata superbamente sconfitta. Suo malgrado abbandona le residue velleità si dà a una ignominiosa fuga verso la carrozza con cui è venuta: mostrare la biancheria intima non è degno di un’attrice della sua classe. Lina le fa marameo con la mano a poi esegue una piroetta che manda in visibilio gli astanti. Prima che lei possa impedirlo, viene sollevata dai suoi estimatori e portata in trionfo davanti al pubblico entusiasta che l’acclama,

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Questo aneddoto su Lina Cavalieri sembrerebbe reale. Si racconta che si batté con onore con questa nota attrice di teatro, dimostrando di saper usare la spada tanto da ferire, in modo non grave, l’avversaria. Siamo in piena Bella Epoque e la Cavalieri scriverà nelle sue memorie come, a dispetto dell’apparenza, conservava nel suo animo timidezza e pudore. Dirà altresì che la bellezza e la crescente reputazione di artista di talento le furono  di aiuto in determinate circostanze, ostacolandola in altre. Fu comunque una protagonista di spicco di quegli anni indimenticabili, riscuotendo un enorme successo anche fuori dall’Europa, e non era facile. Lina  ebbe una vita con le connotazioni  di una favola. Anzi, sarebbe più esatto definirla un melodramma uguale a quelli che interpretava. Nata a Onana (Viterbo) la sua famiglia si trasferì l’indomani stesso a Roma, nel quartiere di Trastevere, in via del Mattonato. A tredici anni inizia a lavorare come sarta, poi come fioraia e successivamente come piegatrice di giornali. Quando può assiste agli spettacoli del Baraccone delle Meraviglie di piazza Guglielmo Pepe, imitando le sciantose. Canta con passione e un vicino di casa, maestro di musica, propone ai genitori di darle lezioni di musica, ottenendo per lei una scrittura in un teatrino di Piazza Navona. Questo incontro però sarà decisivo per la sua vita privata. Ha 14 anni, e ricorderà, in Le mie verità, le sue memorie scritte nel 1936, come la madre la scortasse ogni santo giorno al Café aspettando la sua esibizione per poi tornare a casa dopo mezzanotte in Via Napoleone III, camminando per le buie strade romane. Arrivano altri ingaggi per piccoli spettacoli, dal Caffè Torre Belisario al Caffè concerto di piazza Esedra. al Grande Orfeo di piazza Navona, fino alla scrittura al Caffè concerto Diocleziano in piazza Termini, e al Salone Margherita. La sua ascesa al successo è cominciata e in breve diventa una delle più note chanteuse di Roma, prima di essere ingaggiata a Napoli, che a quel tempo era il regno del caffè chantant, culla delle canzoni popolari che lei aveva in repertorio. Ma più che la voce, sono il fascino e la bellezza a trasformarla in una vedette, e il canto seducente fa sì che la sua notorietà varchi i ristretti confini delle Alpi. A Parigi per le Folies-Bergères, a Londra per l’Empire, a Vienna per l’English Garden. Ma alla Cavalieri tutto questo non basta e studia duramente, per concretizzare il suo sogno: esordire come cantante lirica. Il primo debutto è a Lisbona con i Pagliacci di Leoncavallo si rivela un fallimento. Tutt’altro che scoraggiata dal fiasco, da donna volitiva ci riprova e canta nella Bohéme di Puccini al San Carlo di Napoli. Poi a Londra, a Roma, a Parigi e anche New York, dove diventa la stella del teatro d’opera Metropolitan, all’epoca il più importante al mondo per la qualità degli spettacoli e soprattutto per le paghe agli artisti. Lina sbarca in America preceduta dalla fama di fatale  primadonna in possesso di una voce inusuale e di un fascino irresistibile, esibendosi con il celebre Caruso, con cui è protagonista di un fatto memorabile: durante l’esecuzione della Fedora di Giordano, non è un semplice abbraccio ma un lungo bacio appassionato che i due cantanti si scambiano nell’intensità dell’interpretazione, sotto lo sguardo attonito del pubblico: da qui l’appellativo “The kissing primadonna”.
Puccini, Leoncavallo, Giordano, Massenet sono apertamente perplessi nell’affidarle i loro personaggi, riconoscendo in seguito che la presenza scenica di Lina suscita sul pubblico un impatto fortissimo. Forse dipende dall’atmosfera di raffinata sensualità che lei porta sul palcoscenico, oppure quel carisma che pochi fortunati possiedono e che fa la differenza in un mestiere non facile come i suo. Fu infatti una delle donne più sognate del suo tempo, incarnando un mito che ne cristallizzò la figura e la carriera in una leggenda intrisa di mistero che la Cavalieri stessa contribuì a far circolare, incrementando la sua  fama. Non si può negare che fosse dotata  di una efficace capacità di costruirsi come personaggio e come artista, offrendosi senza remore nel canto e nella recitazione. La sua notorietà e alcuni matrimoni fiabeschi, le aprirono la frequentazione dell’élite internazionale. Il suo prestigioso salotto ospitò principi e uomini potenti, alimentando le infinite dicerie che si intrecciarono alla realtà, specialmente sugli amanti veri o presunti che la corteggiarono in qualsivoglia angolo del pianeta. D’ Annunzio la definì “massima testimonianza di Venere in terra”,nella dedica di una copia del romanzo Il Piacere scrisse: «A Lina Cavalieri, che ha saputo comporre con arte, una insolita armonia tra la bellezza del suo corpo e la passione del suo canto. Un poeta riconoscente. Firmato Gabriele D’Annunzio». Trilussa scrisse di lei:: «Fior d’orchidea,/ il bacio dato sulla bocca tua/ lo paragono al bacio d’una dea». Il pubblico ne adorava le  performances sensuali in anni di rigido puritanesimo operistico, e persino le donne ne ammiravano il talento, l’eleganza e gli straordinari abiti di scena che prediligeva indossare nelle sue sontuose rappresentazioni. La desiderarono gli uomini di mezzo mondo e per lei spasimarono principi, baroni, finanzieri e artisti. Pare che la Bella Otero fosse gelosissima di lei, al punto da sfidarla a duello.
La sua privacy è invece oculatamente protetta. Ebbe un figlio in giovanissima età, sedotta probabilmente proprio dal suo maestro di canto, cui anni dopo “liquiderà” dei soldi saldando un debito simbolico: gli stessi soldi che lui diede alla famiglia di lei come “risarcimento”: 1750 lire. Quattro i matrimoni più o meno formalizzati, per altro brevi e infelici: un principe russo, un finanziere americano, un tenore francese e il pilota automobilistico Giuseppe Campari. Il primo dovette forzatamente divorziare per ordine dello zar Nicola II. Dal secondo si separò dopo otto giorni di matrimonio. Con il tenore ebbe una figlia prima del divorzio e anche l’unione con Campari fu di breve durata.
Al ritorno del figlio dal fronte, lo accudirà amorevolmente, sebbene il rapporto con lui sarà segnato da tensioni dovute proprio alla volontà di Lina di rimuovere l’identità del padre dalla loro storia. Anche il cinema la volle, ma non fu che una fugace parentesi della sua fulgida carriera. Nell’estate del 1920, dopo l’addio alla lirica, aprì un Istituto di bellezza a Parigi per restare in contatto con le migliaia di ammiratrici che le scrivevano dalle più remote parti della terra, finché, ancora all’apice del successo e della bellezza, decise di ritirarsi da ogni attività senza clamore, vivendo lontano dalla luci delle ribalta quanto le rimaneva di quella fantastica esistenza trascorsa sui più importanti palcoscenici del mondo. Accanto al suo impresario, passò gli ultimi anni tra la villa a Rieti e quella di Fiesole, affidando la gestione dei propri beni al figlio Alessandro. Il 6 marzo 1944, nel corso di un attacco aereo su Firenze, una bomba rase al suolo la sua abitazione, seppellendola sotto le macerie.

«Lenta e dura la voce della radio ha introdotto un brivido di orrore nelle tante case borghesi dove Lina Cavalieri era divenuta un mito… milioni di persone hanno sospirato, riconoscendo nella fine di una leggenda un congedo dalla propria stessa giovinezza».

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