Recensioni

Schiava per vendetta, di Ann Owen

Editore: Amazon.
Pagine: 426.
Prezzo: euro 2,99 (ebook).
Londra, 1851. Guy Spencer,
quarto conte di Ashbourne, odia profondamente Jane Hartwell, la ragazza con la
quale ha condiviso l’infanzia. E quando i problemi economici della famiglia
Hartwell spingono Jane a chiedere il suo aiuto, Guy le propone un patto
ignobile: lui salverà suo padre dalla prigione, in cambio lei diventerà la sua
schiava sessuale per sei mesi.
Costretta a sottomettersi a
ogni suo desiderio, in una sconvolgente alternanza di estasi e umiliazione,
Jane si sente sempre più confusa.
È proprio odio quello che
prova per il suo crudele padrone?
E Guy, perché si sta
vendicando di lei? Cos’è accaduto tra loro anni prima, da spingerlo a cercare
una tale scioccante rivalsa?

Guy e Jane. Prima bambini,
poi adolescenti, infine un uomo e una donna. Legati a filo doppio da un
sentimento e da un bisogno che gli anni hanno reso più forte e crudele.
Guy è l’uomo nero delle
fiabe, è il lupo cattivo, che non si aspetta e non chiede redenzione.
Quanti eroi negativi abbiamo
incontrato? Innumerevoli. Difficilmente, però, gli autori hanno saputo creare
esseri malvagi così credibili. Guy fa paura perché è vero: pagina dopo pagina,
ne conosciamo la storia, i pensieri, le emozioni, le decisioni di cui si assume
la piena responsabilità. Affacciati sull’orlo di un abisso, corriamo il rischio
di precipitare e di trovare risposta alle nostre domande: perché Guy è
diventato un uomo crudele? Perché s’impadronisce di Jane e la fa sua, anima e
corpo, spietatamente?
Le risposte arrivano,
centellinate con penna sapiente dall’autrice. Ci sorprendono, ci riempiono di
tristezza, ma nello stesso tempo calmano quel timore che ci accoglieva ad ogni
nuova frase di Guy, ad ogni sua azione. E spezzano quella barriera fra il
personaggio e le lettrici che si sono innamorate di lui, nonostante la paura. O
forse proprio per questo sentimento che disturba, ma costringe a riflettere, a
scavare in ogni parola-azione-sentimento.
Personaggio strepitoso, che
mette in ombra la pallida e dolente eroina di questo romanzo. Jane è la
sottomessa ideale, perché l’amore che prova per il suo tormentatore-padrone e
che lei scambia per odio, cresce e la divora lentamente.
Personaggi di contorno di cui
ci invaghiamo perdutamente e per i quali chiedo a gran voce una storia, perché
lasciarli all’ultima riga di questa storia è stato troppo doloroso.
Sono rimasta incollata alle
pagine di Ann Owen, ammaliata da una storia bellissima e crudele.
Cinque stelline.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. 26 marzo 2014 at 9:12 — Rispondi

    dopo questa recensione penso lo leggerò… avevo dei dubbi fosse il solito erotico BDSM senza capo ne coda…. ma se tu ne fai una recensione così favorevole significa che la storia c'è

    • 26 marzo 2014 at 15:29 — Rispondi

      La storia c'è. C'è soprattutto un protagonista dalle mille sfaccettature.

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