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RVH… Sapete che sta tornando?

Tre anni dopo…
Noia.
Noia.
Noia.
Se non fossi immortale, starei morendo di noia, oppure avrei i polmoni asfaltati, con tutte le sigarette che sto fumando da tre anni a questa parte, da quando sono stato eletto Sommo Maestro dei Diurni.
Noia.
Che raggiunge livelli quasi intollerabili ogni fottuto lunedì.
Giorno di udienze, nel Clan.

Sono passati tre anni dalle vicende narrate nell’ultimo libro e il vampiro Raistan si trova ad affrontare un’emergenza di tipo completamente diverso dal solito: a causa di un terribile incidente stradale, i bambini della sua famiglia umana preferita, gli Andrews, sono rimasti soli e lottano tra la vita e la morte. Cosa fare? Prenderli con sé, condannandoli da subito a un’esistenza estranea al mondo umano, o rinunciare per consentire loro di condurre una vita normale, ammesso che sopravvivano? Che ne sarà di Ellie? Diventerà mai la Compagna di Sangue di Raistan? Un’inedita finestra sul mondo vampiro e su quello di RVH.

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Ho “incontrato” per la prima volta Raistan Van Hoeck, il protagonista della mia saga RVH, nel lontano 2009, quando ha deciso di svelarsi tramite il racconto che ho poi chiamato “L’ospite inatteso” e che rappresenta il vero inizio di tutta la vicenda narrata nei libri.
Mi ha subito travolto con la nitidezza delle immagini che mi inviava e a cui non ero più abituata, visto che non scrivevo da molti anni.
Se vi sembra folle il mio parlare di lui come se fosse un’entità reale, solo da qualche altra parte, vi capisco, ma mi sono sentita spesso come un tramite tra il suo mondo e il nostro.
Impossibile contrastarlo.
Impossibile farsi rivelare informazioni che non sia ancora disposto a condividere.
Scrivere di Raistan è facile per la prepotenza del flusso di pensiero che ti trasmette, ma è una continua altalena emotiva, perché questa è una delle sue caratteristiche principali.
È esplosioni di rabbia, che ti lasciano nervoso per tutta la giornata.
È umorismo crudele, che ti regala sarcasmo e cinismo – più di quelli che hai già, insomma.
È disperata solitudine e desiderio di accettazione, che ti fanno piangere.
È inaspettata tenerezza, che ti fa battere più forte il cuore e ti fa sorridere.
È desiderio estremo di vita, ancora più incredibile perché proviene da un non-morto quale lui è.
È il mio fuoco interiore, anche se la sua pelle è fredda.
Forse non amerò mai più un altro personaggio con la stessa intensità con cui amo lui.
Mi ha mostrato di nuovo la strada verso il Regno della Fantasia, che avevo smarrito. Non gliene sarò mai abbastanza grata.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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