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Roberta Martinetti, scrittrice

Roberta vive in Emilia Romagna, con il marito, la figlia e due gatte lunatiche. Fa parte dello staff del forum letterario Inchiostro&Patatine e del progetto Nati per leggere della sua città.

Come scrivi? Carta e penna, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Una cosa non esclude l’altra, di solito l’idea nasce a mano, con carta e penna, però per farla diventare una storia vera e propria, rifinita e corretta, ho bisogno di metterla a computer.

C’è un momento particolare della giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Se ho una storia interessante tra le mani riesco a scrivere indifferentemente sia di giorno con la musica che di notte nel silenzio; la differenza sta nel fatto che durante le ore notturne a nessuno salta in mente di telefonare o suonare il campanello, di notte non devo andare al lavoro o preparare i pasti. Rubare ore al sonno per scrivere però fa sì che la mattina io abbia la camminata e lo sguardo vitreo da zombie. Tra una famiglia a tempo pieno e un lavoro part-time trovare il tempo per scrivere non è facile.

Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena? Alcuni mi sostengono, specie chi ha il mio stesso amore per i libri e la scrittura, altri mi guardano strano, ma pazienza.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? Arrivati a un certo punto della storia “senti” i personaggi come se fossero vivi e reali per cui finisci per amarli (o odiarli, a seconda del caso!). Per quanto riguarda lo stile invece sono molto autocritica, a volte mi devo imporre di smetterla, altrimenti sistemerei e limerei all’infinito.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Sì, cerco di leggerli con gli occhi di un estraneo, mi piace vedere che effetto fa.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri? Più o meno consciamente penso di aver trasmesso qualcosa di me a ognuno dei miei personaggi, poi è chiaro che quando un personaggio comincia a muoversi da solo all’interno della storia mostra il suo carattere e compie scelte quasi in autonomia.

Quando scrivi ti diverti oppure soffri? Scrivere è divertente ma può diventare frustrante se il lavoro non viene come vorresti.

In quel caso che si fa? Se ne vale la pena ci si lavora fino allo sfinimento, interrogandosi sul perché non funziona e su cosa è necessario cambiare.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? Con il tempo mi auguro di essere migliorata.

Quando scrivi un romanzo “navighi a vista” come insegna Roberta Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? Mi piacciono entrambe: quando l’idea è appena abbozzata cerco di svilupparla seguendola per vedere dove mi porta, poi quando la trama è più o meno delineata, è necessario costruire una struttura che sia in grado di reggere l’intera storia.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Credo che aspettare l’ispirazione sia il modo migliore per NON scrivere nulla. Personalmente credo che nella scrittura sia necessaria una certa costanza. Se abbandono per un po’ di tempo i personaggi nel pieno della fase creativa poi mi occorre del tempo per ritrovare la sintonia con la storia, per cui preferisco dedicarmici ogni giorno anche solo per mezz’ora, l’importante è non perdere il contatto con l’idea che sto sviluppando.

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei una lettrice assidua? Quanti libri leggi all’anno? Non li so quantificare, leggo molto, questo sì. Leggere è una palestra per la mente, attraverso un semplice libro il lettore può arricchire il proprio vocabolario e costruirsi un bagaglio culturale enorme. Non riesco a immaginare che qualcuno che non ama leggere abbia la pretesa di scrivere.

Qual è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? Ho attraversato un periodo in cui leggevo solo horror poi sono passata al fantasy e al romance. Ora cerco di alternare integrando un po’ di tutto.

Autori/autrici che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. Mi vengono in mente pochi autori stranieri, i soliti noti, mentre per quello che riguarda gli italiani ce ne sono veramente tanti bravi ed è un peccato che siano spesso sottovalutati, dagli italiani stessi poi! Forse sarebbe ora di riscoprire quanto siano validi gli autori di casa nostra.

Trovi che i concorsi letterari siano utili a chi vuole emergere e farsi valere? Dipende dalle aspettative di chi partecipa. I concorsi vanno bene per divertirsi e sono una palestra utile per mettersi alla prova, se poi si è inclusi in un’antologia tanto meglio. Molti autori invece si iscrivono pensando sia un modo rapido per “sfondare”, in realtà non funziona così, è difficile che un talent-scout ti spalanchi le porte di una promettente carriera solo perché a un concorso ha letto qualche pagina ben scritta.

Quindi cosa consiglieresti a un aspirante scrittore? Una buona dose di umiltà non fa mai male, e poi consiglierei di proporre i propri lavori con perseveranza ma in modo accorto, una pioggia di invii a qualunque CE non serve a nulla così come è inutile proporre un libro di cucina o di poesia a una CE che pubblica solo romanzi. Internet in questo senso offre un grande aiuto, c’è la possibilità di visionare le pagine delle CE; se uno scritto non rientra nelle collane dell’editore probabilmente sarà inutile mandarlo. Presentarsi bene poi ha il suo peso, è utile allegare una sinossi ben scritta, non due righe ma neanche quattro pagine, indicare il numero di battute totale di cui è composta l’opera e il target a cui è rivolta. Poi, sembra superfluo ma spesso non lo è, un’ultima occhiata al testo prima di spedirlo non fa mai male. Se chi apre il file trova una sfilza di errori grammaticali grossolani nella prima pagina difficilmente proseguirà la lettura.

13231057_1616379735303813_1973274544_n“L’ultima luna” è il tuo primo romanzo pubblicato? Ci racconti un po’ la storia di come è nato e il percorso che ha seguito, perché so che ha effettuato un percorso un po’ particolare, non è così? Sono particolarmente affezionata a questo libro, non solo perché è il mio primo romanzo pubblicato, ma anche perché scriverlo è stata un po’ una sfida. I licantropi che conoscevo erano mostri crudeli da abbattere a fucilate, volevo vedere se ero in grado di creare un personaggio che fosse diverso. Così è nato Max.

Per quanto riguarda il percorso del libro, ho provato a partecipare a Ioscrittore per avere qualche prima impressione dai lettori. Ne è uscito un po’ di tutto, tra cui un dieci, e tu, Amneris, ne sai qualcosa di quel dieci… Allora eravamo due perfette sconosciute e trovarmi quel dieci nelle valutazioni fece un gran bene sia a me che al manoscritto. Ricordo che mi avevi scritto nel giudizio che nel caso il libro trovasse la sua strada dovevo tornare a cercarti, così ho fatto ed è stato grazie a Maria De Riggi, amica scrittrice in comune, se ci siamo incontrate. Caso o destino?

L’ultima luna poi non ha avuto accesso al turno successivo di Ioscrittore ma ho continuato a lavorarci e a provarci e alla fine il libro ha trovato la sua strada. Se ne potrebbe trarre spunto per un’interessante considerazione…

Vuoi descriverci il tuo libro e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato scriverlo? È un paranormal romance, al centro c’è la storia d’amore tra i due protagonisti: Max ha un vissuto non proprio sereno alla spalle e Lili… definire “complicata” la sua famiglia è un complimento, se poi ci aggiungiamo l’odio reciproco tra i rispettivi clan finirà per nascere una specie di miscela esplosiva.

Scriverlo è stato un meraviglioso viaggio attraverso le loro emozioni e vicende, tanto che una volta finito il libro sono stata felice ma mi è anche dispiaciuto, volevo restare ancora con loro.

A cosa stai lavorando e quando uscirà il tuo prossimo romanzo? Ho un romanzo terminato da poco, mi sembra niente male, ma forse è prematuro parlarne. Poi ho un progetto in testa, una cosa a cui penso da tempo. I personaggi erano già validi anni fa, ma la trama non reggeva e la storia aveva delle pecche (vi ho già detto quanto sono autocritica, vero?) e proprio non decollava. Ora invece credo di aver capito come impostarla e non vedo l’ora di mettermi a lavorarci per vedere se tutto funziona.

Buon lavoro allora e grazie per averci concesso questa intervista. Grazie a voi per avermi permesso di essere qui.

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