A modo mioRecensioniRubriche

Recensione: Wireless, di L. A. Witt

Toccarsi a pelle è illegale. Il sesso? Un reato. Tute isolanti e guanti impediscono alle persone persino il più platonico contatto. I cittadini in massa fanno la fila per entrare nelle simhouse, dove le macchine per la realtà virtuale forniscono loro la razione di orgasmi prescritta dai medici. Keith Borden lavora in una simhouse da anni e non ha mai provato la tentazione di infrangere la rigida regola che vieta il contatto… finché non compare Aiden Maxwell. Il suo paziente, attraente e pericolosamente amante del flirt, lo invita nell’ambiente malfamato in cui la gente fa sesso vero, senza essere collegata alla rete. Anche se Keith rischia di perdere la carriera e la libertà, è incuriosito, e Aiden irresistibile. Dal momento in cui mette piede per la prima volta in una sala dove si pratica il sesso wireless, Keith si ritrova in un mondo di carne e di fantasie realizzate. Sviluppa una dipendenza. Dal sesso, dall’atmosfera del locale, e soprattutto da Aiden. Anni in cui ha tenuto a distanza chiunque popolasse il suo mondo, hanno fatto sì che Keith brami il contatto umano, e Aiden gli offre tutto il contatto che lui possa desiderare: sesso rovente, dolce affetto, e tutto quanto vi stia in mezzo. Almeno finché un inaspettato tradimento sconvolge la vita di Keith, che si ritrova più solo di quanto abbia mai immaginato di poter essere…

Titolo: Wireless.
Autore: L.A. Witt.
Editore: Triskell, Collana Rainbow.
Genere: Sci-fi.
Pagine: 252.
Prezzo: euro 4,49 (e-book).

L.A. Witt è una di quelle autrici di cui leggerei tutto, anche la lista della spesa. E fortuna vuole che sia un’autrice prolifica, così da permettermi di leggerla spesso; L.A. Witt, infatti, scrive velocemente e una quantità di libri all’anno impressionante, di tutti i generi e dalle trame più disparate, senza (quasi) mai sbagliare un colpo.

Wireless mi ha attirato immediatamente per la singolarità della trama: vietato toccarsi, vietato fare sesso se non artificialmente in questa società post-atomica descritta dall’autrice. Per impedire anche il minimo contatto – e relative possibili scintille di attrazione sessuale tra due corpi – gli esseri umani di San Angeles sono costretti a indossare tute isolanti che li coprono dalla testa ai piedi e che, pur mantenendoli a temperatura sempre costante, ne impediscono il minimo contatto con l’esterno.

Le pulsioni sessuali naturali che ogni uomo prova vengono soddisfatte mediante sedute di sesso virtuale presso la SimHouse cittadina, dove ciascuno può ottenere la “razione” di orgasmi prescritta regolarmente da un medico. Infrangere questa regola provoca la cattura, la condanna e  la detenzione immediata del/della colpevole.

In questa ambientazione si muove Keith, che lavora alla SimHouse, e che non ha mai avuto la minima tentazione di uscire dagli schemi rigidi della società post-atomica in cui vive fino a quando non incontra Aiden, cliente della SimHouse che immediatamente stuzzica le fantasie di Keith portandolo a esplorare il proibito.

Il romanzo è singolare e molto avvincente, Witt sa impostare un buon romanzo e l’inesauribile fonte di ispirazione e fantasia le permette di ideare scenari davvero originali. La struttura di questo, però, è particolarmente statica: introduzione dello scenario e dei personaggi, scintilla che scocca e che porta uno dei due a fare un passo azzardato verso il proibito, contatto tra i due, amore che scocca, scoperta dell’effrazione, lotta, fuga, lieto fine. Tutto ben descritto, ben impostato ma sostanzialmente un po’ affrettato e con poca empatia; moltissima “meccanica” anche nelle scene d’amore.

Il pensiero mi è subito andato a un altro distopico, letto un anno prima, davvero particolare e che, seppur alla lontana, sembra aver ispirato questo: “Libertà” di Jay Kirkpatrick. Anche qui città post-atomica suddivisa in zona abbiente e zona degradata; qui a essere banditi sono le emozioni e i sentimenti, ma soprattutto, in questo romanzo la narrazione è articolata e molto originale e in qualche modo cattura empaticamente il lettore, cosa che in “Wireless”, purtroppo, non avviene. Forse perché è tutto impostato e descritto in maniera molto costruita, programmata, senza un briciolo di elettricità che forse, da personaggi costretti troppo a lungo a sensazioni solo virtuali e che dovrebbero vibrare al primo contatto pelle su pelle, ci si sarebbe aspettati.

Valutazione: tre stelline e mezza.

I libri di Amneris Di Cesare

Post precedente

Perché ci provo con tutta l'anima da anni...

Post successivo

Io sto con Lucrezia!

Amneris Di Cesare

Amneris Di Cesare

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *