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Recensione: Widdershins, di Jordan L. Hawk

Uno studioso solitario. Un detective privato. E un libro d’incantesimi che potrebbe distruggere il mondo intero.
L’amore è pericoloso. Fin dalla tragica morte dell’adorato amico, Percival Endicott Whyborne ha spietatamente soppresso qualunque sentimento per altri uomini. Preferisce trascorrere le sue giornate a studiare lingue morte nel museo dove lavora. Così, quando l’affascinante ex-Pinkerton Griffin Flaherty lo contatta per tradurre un libro misterioso, Whyborne vuole solo finire il lavoro e sbarazzarsi del detective il più in fretta possibile.
Griffin ha lasciato la Pinkerton dopo la morte del suo partner. Si è messo in proprio, e ora deve investigare sull’assassinio di un giovane benestante. Unico indizio: un libro in codice un tempo appartenuto alla vittima.
Il progredire delle indagini fa avvicinare i due uomini, e il fascino dissoluto di Griffin rischia di far crollare il ferreo autocontrollo di Whyborne. Ma quando la coppia scopre le prove dell’esistenza di un potente culto determinato a dominare il mondo, Whyborne è costretto a scegliere: rimanere da solo e al sicuro, oppure rischiare tutto per l’uomo che ama.

Titolo: Widdershins. Serie Whyborn & Griffin, Volume I.
Autore: Jordan L. Hawk.
Genere: Romance gotico.
Editore: Triskell Edizioni.
Prezzo: euro 4,49 (eBook); euro 12,00 (cartaceo).

La Dana Scully che era in me scalpitava, quando è uscito il cover reveal della versione italiana di questo romanzo. Solo dalla copertina avevo già capito che sarebbe stato un libro fatto su misura per me. Per me e Mulder.
Perché parlo dei miei miti della cultura scifi/horror degli anni 90? Be’, perché in alcuni casi i nostri intrepidi si sono ritrovati a investigare sui morti che camminano, sulle varie teorie che affondano le proprie radici in società massoniche di altri tempi, secondo le quali i cosiddetti zombie non erano altro che schiavi alla mercé dei loro creatori, e tutto mescolando il paranormale alla scienza che oggi viviamo e conosciamo. È ovvio che Carter, come la Hawk, debbano molto del loro successo a scrittori esistiti anni e anni fa, scrittori illuminati che ancora oggi, negli anni 2000, riescono a inquietare e stupire.
Grande è stata la mia sorpresa, quindi, nel momento in cui, iniziando a leggere Widdershins, Mulder e Scully sono scomparsi per lasciare posto alle vere leggende che fanno di noi piccole “bestioline horrorifiche” fan scatenati e ossequiosi.
Lovecraft, esoterismo, Sherlock Holmes nella versione steampunk (e nella versione fanfiction dell’amore tra lui e Watson), culture religiose egizie… c’è tutto: tutto!
La Hawk, ispirandosi liberamente al ciclo di Cthulhu, ha dato vita a un mondo sotterraneo, reale, ma non per questo meno misterioso. Non solo. Se Nephren-ka, divenuto il Faraone Nero dopo il regno di Zoser, è parte integrante del vasto mondo creato da Lovecraft, l’Arca Arcanorum è, per esempio, il nome dato dagli alchimisti alla Pietra Filosofale, ma anche un concetto inserito da Cagliostro all’interno dei suoi riti massonici (riti che devono, perlomeno in questo ambito, la propria ragion d’essere alla cultura egizia). La stessa società segreta denominata Fratellanza, a cui i protagonisti di Widdershins danno la caccia, è realmente esistita, creata da tali Davidson e Burgoyne sul finire dell’Ottocento. Questo, e molto altro (perché ci sarebbe da parlare della strizzatina d’occhio alla cosiddetta “bestia nera” ovvero Alaister Crowley, un esoterista vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento a cui il mondo magico deve molto, anche in ordine di nefandezze estreme che sconfinano addirittura in Italia; oppure alla creatura che dà la caccia ai protagonisti e che, sempre secondo Lovecraft, era il Guardiano di Nephren-Ka) dimostra una profonda conoscenza dell’autrice in tale ambito e la grandissima padronanza della tematica, tanto da fare “suoi” mondi alieni e appartenenti a epoche passate.
Inoltre, e non è di poco conto, le sapienti pennellante, molto poetiche in alcuni punti e proprie di uno stile narrativo davvero notevole (penso, per esempio, al momento in cui Griffin difende Wayborne estraendo il revolver con i lembi del soprabito che svolazzano attorno alla sua figura), fanno di questo romanzo un piccolo gioiello per gli amanti non solo dello storico, dello steampunk e della narrativa gotica, ma anche e soprattutto (dato il contesto) per chi di queste cose non ne sa praticamente nulla. Già, perché l’amore tra i protagonisti, il filone male to male, è coinvolgente, delicato, ma non per questo meno sensuale. La gentilezza, poi, che la fa da padrone dividendo in maniera netta i buoni dai cattivi, è un personaggio ombra che distende il lettore fin quasi inducendolo a essere egli stesso più comprensivo nella vita reale, e a cercare altrettanto nelle persone che gli sono intorno.
La Hawk è partita in maniera esplosiva, mostrando il potenziale di una serie che ha tutte le carte in regola per rimanere ben impressa, segnare un punto, un confine.
Consigliato? Mulder direbbe: “La verità è là fuori.”

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Federica D'Ascani

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