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Recensione: Versus, di Lucia Guglielminetti

Beatrice è una sedicenne grassoccia e apparentemente mediocre. Frequenta il liceo linguistico della sua città, non è amata dai compagni e proviene da una famiglia del tutto insignificante, con una madre scialba e un padre distratto. L’unica luce, nella sua vita, è l’amore per i Rip n’Tear, un gruppo metal americano, e soprattutto per il frontman, Johnny Lee Kerr, che rappresenta tutto quello che Beatrice vorrebbe essere. Ma che succede quando Bea riesce a trovarsi faccia a faccia con il suo idolo e scopre che non è quell’essere senza macchia che si è sempre immaginata? Dopo aver sviluppato facoltà paranormali che non avrebbe mai pensato di possedere, Bea è pronta per la sua vendetta, dando inizio a un duello senza esclusione di colpi con Johnny, da cui l’unica via di fuga è la morte.


Titolo: Versus.
Autrice: Lucia Guglielminetti.
Genere: Horror.
Editore: Dark Zone.
Prezzo: euro 2,99 (eBook); euro 12,66 (cartaceo).

Che Lucia Guglielminetti sappia raccontare belle storie, è un dato di fatto. Che ami raccontarle, pure. Voglio dire, si percepisce in ogni suo scritto il gusto di portarti con sé  nel cuore di una vicenda che, come il centro di un labirinto, si apre su ulteriori, infinite vicende, che scorrono in rigagnoli insidiosi  a irretire l’incauto lettore. Si sa, dai labirinti è difficile uscire, soprattutto se non hai idea di come ci sei arrivato in mezzo. Ma, in certi casi, perdersi non è poi così male.

In questa nuova fatica letteraria, Lucia lascia il personaggio che le ha donato la giusta celebrità, il vampiro olandese Raistan Van Hoeck,  per cimentarsi in una sua personale rivisitazione del genere horror. Versus vanta contaminazioni importanti, e tuttavia si caratterizza fin da subito per l’originalità dello stile e soprattutto del punto di vista con cui viene presentata la vicenda.

La trama è semplice, nella sua brutalità: Beatrice, ragazzina complessata, succube di una madre asfissiante, riversa tutti i propri sogni e le proprie emozioni in Johnny Lee Kerr, leader di una rock band americana. A lui immagina di confidare i propri segreti, con lui sogna di potersi affrancare da una vita grigia e senza speranza. Nulla di nuovo, dunque. Una tragedia adolescenziale come tante, anzi, una tragicommedia, dal momento che lo stile ironico e graffiante di Lucia dipinge la vita borghese e alienante della sua giovane protagonista con feroce comicità.

Ma niente è come sembra, nel cuore dei labirinti. Dopo un incipit tutto sommato rassicurante, il romanzo ci regala una prima sorpresa, perché, a dispetto dei presupposti, Beatrice incontra davvero il suo Johnny. Certo, gli esiti di questo incontro non sono quelli sperati. Un problema ricorrente quando si tenta di tramutare in realtà sogni troppo a lungo sognati.

E le sorprese non sono finite. Rapidamente si passa dai toni delicati e ironici della commedia adolescenziale, all’amarezza di una realtà impietosa e dura, che non conosce sconti, per poi scivolare, con un nuovo colpo di scena, in una dimensione definitivamente horror.

Questo caleidoscopico cambiamento di registri e toni, che potrebbe risultare pericoloso in mano a un autore meno navigato, viene gestito da Lucia in modo tale da portare il lettore esattamente dove lei vuole, e senza fargliene rendere conto,  conducendolo gradualmente nello stesso incubo che trascina Johnny in una deriva sempre più psicotica.

Missione compiuta, dunque?  Forse. Tutto dipende da quali intenzioni avesse Lucia fin dall’inizio. Ma al di là delle sue imperscrutabili ragioni, il romanzo è godibile, mai scontato, si legge tutto d’un fiato e ti tiene col fiato sospeso fino all’imprevedibile finale. E questo è quello che dovrebbe fare un buon horror.

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Federica Soprani

Federica Soprani

Federica Soprani vive a Parma, sfortunatamente per lei, in questo secolo.
Scrivere le è necessario quanto respirare. E da parte di un’asmatica questa affermazione si ammanta di un pathos quasi insostenibile…
Tale necessità non sempre riesce a coniugarsi col suo lavoro presso uno studio grafico e con la gestione più o meno rocambolesca di una famiglia che ha più zampe che arti. Ma oltre che vivere occorre sopravvivere. Laureata in lettere moderne, indirizzo Storia del Teatro e dello spettacolo, con un tesi dal titolo “La figura del Vampiro nel Teatro tra ’800 e ’900″.
Da sempre coltiva la passione per la lettura e la scrittura. Scrive racconti di vario genere, dall’horror al fantasy. I suoi autori di riferimento sono Angela Carter, Tanith Lee e Paola Capriolo, oltre ai classici dell’800 e ’900.

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