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Recensione: Una moglie per Winterborne

Di umili origini, grazie alla sua sfrenata ambizione Rhys Winterborne ha ottenuto ricchezza e successo. È un uomo che sa sempre come ottenere ciò che vuole: e ora vuole l’aristocratica Lady Helen Ravenel.

E se per costringerla a sposarlo dovrà rubarle la sua virtù, tanto meglio… Ma la seducente e timida Helen ha in serbo qualche sorpresa per il rude affarista.

Titolo: Una moglie per Winterborne.
Autrice: Lisa Kleypas.
Genere: Romance storico.
Editore: Mondadori (Oscar Bestsellers)
Prezzo: euro 6,99 (e-Book); euro 10,63 (cartaceo).

Ni.

Cara Lisa, mi hai viziato con storie appassionanti, che mi hanno lasciata soddisfatta e con un sorriso così ampio da farmi sembrare (magari!) Julia Roberts.

Stavolta, hai sprecato un’occasione che avevi là, a portata di mano, su un vassoio d’argento. Ma come! Ero rimasta con il fiato sospeso, alla fine del romanzo precedente (Un libertino dal cuore di ghiaccio), sperando in una saporita storia fra il rustico gallese Rhys, uomo d’affari ricchissimo, e la timida, innocente, aristocratica Helen. Devon e Kathleen non mi avevano entusiasmato, tanto che avevo piantato il romanzo a metà, salvo riprenderlo perché… perché Lisa Kleypas è Lisa Kleypas e ti dovevo una seconda occasione.

La scena clou avviene all’inizio, sprecando un’occasione ghiotta. Va bene, mi dico: è un espediente, ci sarà roba ancora più grossa nelle pagine seguenti. E invece no. La vicenda si dilunga (mi sono ricordata di Dumas, che veniva pagato un tanto a riga) senza costrutto. Rhys abdica al suo ruolo di duro e diventa subito un micione che fa le fusa; Helen si dilania in preda a un passato terribile, che poi tanto terribile non è, visto come il fidanzato lo accetta senza tante storie. Per il resto, appare una gatta morta che si sveglia sono quando c’è del buon sesso in vista. Il cattivo è viscido come occorre (almeno questo). Simpatiche Pandora e Cassandra, alle quali auguriamo un futuro radioso. Per la prima, se non sbaglio, si prospetta una storia con Gabriel, il figlio di Sebastian ed Eve (ve le ricordate le “Zitelle”? E ve lo ricordate Sebastian? CERTO che ve lo ricordate… Chissà che tipo è il figlio di cotanto padre!).

Insomma, sono delusa. Il romanzo è insipido e la serie continua a non decollare. Certo, sai scrivere benissimo e il traduttore fa il suo dovere, ma non mi basta. Da te, cara mia, mi aspetto scintille, non un pallido fuocherello.

Tre stelline.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

1 Commento

  1. Ledra
    7 giugno 2017 at 6:43 — Rispondi

    La penso esattamente come te

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