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Recensione: Schegge di ricordi, di Monica Lombardi

È sopravvissuta. Ora vuole ricominciare a vivere.

Due donne, due amiche, Giulia e Livia, rapite una sera di novembre. Quando tornano alla loro vita, niente è più come prima. Livia, quella che è stata più a contatto con il mostro, di notte sogna la sua prigionia e di giorno non riesce a scrollarsi di dosso la sensazione che lui tornerà. E infatti il mostro si avvicina, più folle e spietato che mai. Con un solo obiettivo: insinuarsi per sempre nella mente di Livia.

Il commissario Claudio Sereni, a sua volta vittima di un insolito incidente di cui non ha memoria, dovrà riprendere le fila del caso del rapimento delle due amiche rimasto irrisolto. Attorno a lui orbitano il collega Emilio Arco e la sensitiva Ilaria Benni. Dovrà muoversi con decisione per stanare il mostro e allo stesso tempo con delicatezza per non spezzare la fragile corazza che Livia ha costruito intorno a sé, ai suoi ricordi e ai suoi sentimenti.

Con Schegge di ricordi Monica Lombardi torna a scavare nelle voragini della mente umana, in un thriller psicologico degno dei maestri del genere.

Titolo: Schegge di ricordi (Schegge Series, Volume II).
Autrice: Monica Lombardi.
Genere: Thriller.
Editore: Amazon Publishing.
Prezzo: euro 4,99 (eBook).

Un passo indietro. Nel ricordo che graffia come una scheggia di vetro. Nella paura che stringe come una tenaglia di ferro. Come quelle corde che l’hanno imprigionata per lunghi giorni di violenza e dolore.

La vita di Livia, dopo la liberazione dalla prigionia, è costellata di ricordi e di paura. Sembra che non riesca a liberarsi da quelle corde che la stringono, che riempiono le sue notti di incubi e i suoi giorni di tremori incontrollabili.

Mario è tornato. Per impadronirsi definitivamente di lei, che è la sua ossessione, il suo obiettivo, il fine ultimo di ogni azione che cosparge la vicenda di uccisioni efferate.

Accanto a lei gli amici di sempre. Solidali, impegnati in una gara generosa per spezzare quel muro che Livia ha eretto a difesa intorno a sé. Un muro che l’ha congelata di fronte ai sentimenti, anche i più teneri. Perché “sentire” vuol dire “ricordare”. E Livia non vuole ricordare.

Intanto, la macchina investigativa va avanti, fra mille difficoltà e fraintendimenti. Claudio Sereni, dopo il misterioso incidente che l’ha sottratto per un lungo periodo al lavoro, torna e riprende le fila del caso. Livia diffida di lui, perché vorrebbe chiudere in un limbo asettico tutto ciò che le accaduto. Sereni non glielo permette. Non può farlo, anche se significa spiare la paura in quegli occhi feriti che lo perseguitano.

Monica Lombardi ha scritto un thriller psicologico che tiene il lettore con il fiato sospeso ad ogni pagina. La tensione che riesce a creare non rallenta un solo momento, un solo rigo. Tutta la “macchina narrativa” procede come un complesso organo, in cui si muovono personaggi, ambienti, azioni e parole.

Personaggi. Un appunto particolare. Anche i più insignificanti sono delineati con attenzione spasmodica al particolare. Li ricordiamo, anche se lo spazio loro concesso è quello di un paio di pagine. Lo scavo psicologico che viene attuato dall’autrice è di alta qualità. Lo ritroviamo in particolar modo nei protagonisti della vicenda: Livia, Claudio e Mario. Entriamo nei loro pensieri, nelle emozioni. Monica Lombardi crea empatia profonda con Livia, la vittima, ma anche con il “nemico”, di cui assorbiamo ogni intimo pensiero, ogni fetido anelito. Una conoscenza che ci terrorizza, ma che è pura fascinazione per il Male.

La degna conclusione di una storia che urla a gran voce “Ci sono autrici di thriller anche in Italia. E sono bravissime”.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

4 Commenti

  1. Monica Lombardi
    1 settembre 2017 at 9:54 — Rispondi

    Grazie Babette! Schegge di ricordi è stato un romanzo molto intenso per me da scrivere, sono contenta che questa intensità riesca ad arrivare a voi lettori. Ho voluto fortemente raccontare la storia di Livia, una donna mandata al tappeto che ha la forza di rialzarsi, senza superpoteri. Credo sia un messaggio molto attuale e di grande speranza. Per quanto riguarda Mario, fa paura perché è il male reale: anche lui senza superpoteri, è il male che può nascere nella nostra società senza particolari colpe da nessuna parte – come fa notare Claudio alla fine.
    E… basta, mi sono dilungata anche troppo 🙂
    Alla prossima!

    • Babette Brown
      1 settembre 2017 at 10:35 — Rispondi

      Mario è il male che più fa paura. Perché Mario è l’inquilino della porta accanto. È il collega di lavoro. Quando la realtà che conosciamo diventa la nostra nemica ci fa più paura di ciò che è sconosciuto.

  2. Macrina
    1 settembre 2017 at 9:56 — Rispondi

    Ma come sono contenta che ci siano brave autrici di noir. E’ uno dei miei generi preferiti.

    • Babette Brown
      1 settembre 2017 at 10:36 — Rispondi

      In Italia c’è un bel gruppo di autrici nostrane che affrontano con gran piglio il genere giallo-thriller-noir. Eppure, ancora non godono della considerazione che meriterebbero. Guarda caso, questa “disconferma” non la riscontriamo con le autrici straniere, generalmente osannate.

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