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Recensione: Scarabocchi dal cuore, di Andrea Corsi

“La vita frenetica ci consuma giorno dopo giorno, assorbiti e risucchiati in vortici senza controllo della quotidianità.
A volte manca l’aria …. a volte manca solo il tempo; Il tempo di fermarsi e respirare a fondo.
Sentire l’aria che ti entra nei polmoni, quasi a farti male.
Un giorno… “quel” giorno, non pensavi ti saresti fermato.
Tutto si ferma. Il tempo si ferma.
Il filo sottile sempre teso, che lega il cuore all’anima, vibra; ora è il suo momento…!
Le sue vibrazioni suonano musica mai suonata.
Melodie che si mischiano con battiti e respiri, nel lungo silenzio di quello che ci inghiotte ogni gio
Quel giorno… conoscerai la parte indifesa di te, della quale hai sempre avuto paura.” 

Titolo: Scarabocchi dal cuore.
Autore: Andrea Corsi.
Genere: Poesia.
Editore: Self-Publishing, Essenzia – Raccolta, Volume Primo.
Prezzo: euro 2,99 (eBook).

La poesia è parola, una parola segreta, porta con sé un segreto, come diceva Ungaretti.
Quando il poeta stringe questo segreto e lo dona al lettore, e gli chiede di averne cura, il lettore risponde con un’emozione. Lo scambio fra il mittente e il destinatario si realizza, diventa realtà, carne e sangue.

Cos’è la poesia di Andrea Corsi?
È una domanda cui io non so rispondere, perché mi mette con le spalle al muro.
Nella lettura dei suoi versi, mi sono mille volte persa e mille volte ritrovata. Troppo profondo è l’amore che esprime e troppe volte mi sono immedesimata nei suoi pensieri, toccando l’irrazionale dei miei.
E in questa irrazionalità ho trovato la mia “risposta emozionale”, la più fragile.

Diceva un poeta crepuscolare “sono poesie scritte col lapis”.
Forse sì. Forse nella punta aguzza e friabile di una matita c’è il significato di queste liriche. La parte più profonda ed essenziale dell’amore, la sua universalità.

Strana sfida quella di Andrea Corsi, puntare alla permanenza e farlo con i mezzi più poveri, antichi e indifesi: le parole, quelle profonde, fuori dall’attualità, fuori dal commercio, fuori dall’economia, fuori da tutto, a volte anche fuori da se stesso, scrivendo una parte di sé che non conosce interamente e che scaturisce da una zona oscura e misteriosa anche per lui.
Ma così deve essere la poesia: deve mostrare la parte nascosta del poeta perché il lettore possa riconoscersi.
Un libro deve sconvolgere le certezze prima di chi l’ha scritto e poi di chi lo legge.
Perciò le parole di Andrea sono simili alle mie e anche a me, come a lui ne “Gli scarabocchi del cuore”.

“A volte manca l’aria…

…il tempo di fermarmi e respirare a fondo”

E tremo e aspetto il giorno in cui mi fermerò, respirerò e conoscerò la parte indifesa di me.

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