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Recensione: “Sangue nel Redefossi”, di Gino Marchitelli

Titolo: Sangue nel Redefossi.
Autore: Gino Marchitelli.
Genere: Romanzo noir.
Editore: Fratelli Frilli Editori.
Prezzo: euro 10,11 (copertina rigida).

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Una serie di delitti si verificano a San Giuliano Milanese e in Piemonte, vicino a un rifugio alpino di Macugnaga, davanti al ghiacciaio del Monte Rosa. Viene denunciata la scomparsa di un dirigente di una nota azienda sanitaria privata, ma la segnalazione non viene presa in grande considerazione al commissariato di Lambrate dove la polizia è impegnata, in un agosto caldo e soffocante, ad occuparsi di quello che pare essere il penoso caso di suicidio di un anonimo commercialista nella vicina via Ampère. All’interno del rimorchio di un camion abbandonato nelle campagne dell’hinterland milanese una raccapricciante scoperta che metterà a dura prova l’umanità e la professionalità dei carabinieri di San Giuliano Milanese. Cristina, giornalista di Radio Popolare, aiutata dalla sua nuova assistente Marta Jovine, si occuperà di quest’ultimo caso e l’inchiesta della giornalista assumerà un profilo molto pericoloso.

Gino Marchitelli mi ha fatto male. Oh, intendiamoci, senza volerlo (forse), ma il suo ultimo romanzo è stato un pugno nello stomaco.
“Sangue nel Redefossi” e già il titolo mi riporta agli anni milanesi, a tanto tempo fa. Il commissario Lorenzi è impelagato in un’indagine che lo porta da Via Ampère al Parco Lambro, da Viboldone a San Giuliano. Cos’è accaduto?
Marchitelli la prende da lontano. La prima scena ci sorprende a bordo di un barcone carico di disperati: il nostro Virgilio è una ragazza piena di paura e di speranza. Insieme a lei, un’umanità sofferente di migranti. E dietro a tutti, gli aguzzini.
Altra scena. Dalle parti di Macugnaga, un killer spietato è a caccia della vittima predestinata. Che tanto vittima non è.
Questi i due fili della matassa ingarbugliata che Lorenzi e la reporter Cristina si trovano a districare. Il potere costituito e una di quegli scassa-palle comunisti di Radio Popolare. Una coppia che non scoppia e che ci regala due protagonisti in cui ci immedesimiamo completamente.

Allarghiamo la cerchia e conosciamo l’ambiente in cui la vicenda si snoda: ce n’è per tutti i gusti. E per tutti i disgusti. Lorenzi e Cristina si imbattono in quelle figure che i mass media ci presentano ogni giorno: uomini politici corrotti, manager corruttori, puttane e bella gente, delinquenti e pseudo moralisti. Come una cipolla sfogliata dalle mani del cuoco, un mondo laido e crudele si offre allo sguardo raccapricciato (sì, grazie Marchitelli, sono ancora capace di raccapriccio!) del lettore. Strato dopo strato. Sembra che non possa esistere redenzione per nessuno. Non per il capo della Fondazione specializzata in trapianti di organi rubati, non per un prete fasullo che gestisce il traffico di esseri umani.

Sono grata alla prosa piana di Marchitelli, che evita frasi altisonanti e d’effetto, limitandosi a presentare con tutta la pacatezza di cui è capace una storia amarissima.
Da leggere. Assolutamente.

OoO

L’autore. Luigi Pietro Romano Marchitelli, detto ‟Gino”, ha lavorato per molti anni sulle piattaforme petrolifere della Saipem, per la ricerca del petrolio in mare, come tecnico elettronico. È attivo nel campo delle energie rinnovabili e nell’impiantistica elettrica ed elettronica. Militante nella CGIL e in Democrazia Proletaria ha partecipato alle dure lotte dei lavoratori delle piattaforme petrolifere in mare. Attualmente fa parte del direttivo A.N.P.I. di San Giuliano Milanese e dell’Osservatorio Contro le Mafie nel Sud Milano. È cantautore ed è stato finalista al concorso Camaleonte 2013 – Salone del Libro di Torino, con un brano dedicato agli operai caduti alla ThyssenKrupp. È autore del noir d’esordio Morte nel Trullo (giugno 2012), di Qvimera (25 aprile 2013) e del noir Il Pittore (dicembre 2013), diploma d’onore all’opera inedita 2013 Premio Internazionale IL MOLINELLO e menzione speciale alla PROVINCIA in GIALLO 2014. Nel giugno 2014 ha pubblicato il DVD Siamo i ribelli della montagna, video intervista ai partigiani protagonisti della liberazione della Val D’Ossola nel 1944. Del luglio 2014, è il libro di testimonianze sulle stragi di Stato Una storia di tutti in memoria delle vittime delle stragi. Per Fratelli Frilli Editori ha pubblicato Milano non ha memoria.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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