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Recensione: Raining Men, di Rick R. Reed

Il personaggio che avete amato odiare in Cacciatore diventa il personaggio che finirete per amare in Raining Men. La maggior parte della vita adulta di Bobby Nelson è stata una pioggia di uomini. Normalmente non vorrebbe niente di diverso, ma negli ultimi tempi gli sembra che manchi qualcosa. Desidera che il diluvio rallenti e si riduca a una singola goccia speciale. Ma c’è una minima possibilità che lui trovi “quello giusto” dopo innumerevoli anni passati a rimorchiare? Quando suo padre passa a miglior vita, finalmente Bobby analizza i suoi rapporti difficili con lui e il modo in cui potrebbero aver contribuito alla sua incapacità di trovare l’amore a cui anela. Guidato da una bella terapista, un gruppo di SessoDipendenti Anonimi, un chihuahua ben dotato di nome Johnny Wadd, e il proprio serbatoio di ricordi, intraprende un percorso spirituale, sessuale ed emotivo per scoprire che nella vita i legami d’amore più soddisfacenti dipendono dalla qualità, non dalla quantità. E quando è pronto ad amare non solo se stesso ma anche qualcun altro, finalmente il sesso e l’amore si fondono in un unico pacchetto perfetto.


Titolo: Raining Men. Seguito di Cacciatore.
Autore: Rick R, Reed.
Genere: Romance M/M.
Editore: Dreamspinner Press Italia.
Prezzo: euro 5,86 (eBook).

È un’opinione di lettura combattuta, questa mia. Da una parte Rick R. Reed è uno degli autori di MM/Lgbt che stimo di più;  ho amato alcuni suoi libri in modo particolare, la sua scrittura è davvero molto bella e i suoi temi sono sempre intensi, mai banali, spesso originalissimi. E sulla carta, anche questo romanzo aveva tutte le potenzialità per essere intrigante. Il protagonista è, sotto certi aspetti, fantastico. Conflittuale, contraddittorio, estremamente solo e desolato. Cerca l’amore che gli è stato negato da un padre arrogante e indifferente e si lancia in situazioni di sesso spesso distruttive, con istinti davvero auto-punitivi. Si rivolge a una psicologa dietro consiglio di un amico che ha tradito e che gli impone la terapia in cambio di un possibile, ma non automatico, perdono. Insomma, come analisi psicologica e ambientazione, il romanzo ha tutto per essere interessantissimo. E anche l’impostazione, la struttura e lo sviluppo iniziale della trama sono accattivanti. In alcuni passaggi, si riconosce la maestria dell’autore: la capacità di mostrare, di disegnare perfettamente personalità e situazioni, con una precisione fotografica che rende questo romanzo una prova con potenzialità immense.  Ma… c’è un ma.  Per la maggior parte della storia la narrazione sembra quasi avvitarsi su se stessa senza avere una reale direzione e non sapere dove arrivare, a che conclusione approdare. E questa indecisione, questo tentennare non avvince, non angoscia, non dà suspense ma solo appesantisce e annoia. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, ma non hanno – a mio avviso personale – molto spessore, e ho fatto fatica a ritenerli credibili. Certe soluzioni, poi, sul finale, alcuni “colpi di scena” che cambiano il modo di pensare e di vivere del protagonista, li ho trovati forzati. Gli ultimi due capitoli sono frettolosi e poco convincenti e l’epilogo fa sorgere il sospetto che la soluzione finale sia messa lì perché questo tipo di romanzo deve avere un lieto fine. E con grande rammarico, per la sottoscritta, il giudizio è solo positivo con riserva, anche perché è un testo mirabilmente tradotto da Sara Benatti, e comunque le tematiche sono interessanti, non scontate. Tre stelline e mezzo.

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