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Recensione: “Punto improprio”, di Enrico Luceri

IL CINEMA CHE SI FA NARRATIVA

Non amo in genere la dimensione del racconto, breve o lungo che sia. Non mi basta per assimilarne l’emotività e neppure per assumere l’ottica di questo o di quel personaggio, figuriamoci poi per desiderare di essere io stessa ad aver scritto la storia.

Con Punto improprio, racconto lungo di Enrico Luceri per la collana Crime di Delos Digital, mi è accaduto l’esatto contrario. Fin dalle prime righe, è stata mia l’inquietudine che si snoda tortuosa attraverso le pagine, mio il desiderio di sopraffazione che anima i protagonisti e mio, soprattutto, lo smarrimento davanti a un finale che si annuncia logico e coerente già a metà del racconto e che, invece, si capovolge a ogni pagina girata.

Due personaggi soltanto. Uno scrittore di mezza età dal fascino un po’ appannato e una donna più giovane che diffonde attorno a sé un’aura ambigua eppure ammaliante, si muovono sullo sfondo di un ambiente claustrofobico, il palcoscenico di un piccolo teatro sperimentale, affrontandosi in una sfida verbale che è molto di più, è “una partita a due che prevede una sola conclusione: l’eliminazione di uno dei due contendenti”.

Lo dichiara il suo autore fin dall’inizio ed Enrico Luceri, da scrittore di rango qual è e di gialli classici come lui ama sottolineare, gioca con sincerità la sua sfida al lettore, conducendolo, attraverso un tempo breve ma fatale, proprio verso quel Punto improprio che dà il titolo al racconto e che è “un punto che esiste solo all’infinito” dove due rette parallele possono finire per incontrarsi purché geometria e fantasia si alleino per stupire ogni conclusione logica.

Una sfida a due, quella tra i protagonisti, che sovverte a ogni istante l’aspettativa di chi legge, convincendolo, in un continuo rimando di specchi, che la vicenda potrà concludersi solo con un esito mortale. Di più non si può dire della trama se non forse che solo nel buio, o meglio nella penombra, in quella oscurità attenuata che la nostra mente popola di fantasmi, si avrà il coerente e convincente svelamento di un plot ineccepibile.

Enrico Luceri costruisce un racconto colto in cui l’omaggio a un capolavoro della narrativa erotica, Venere in pelliccia di Von Sacher Masoch, e alla sua omonima riduzione cinematografica, da parte di Roman Polanski nel 2013, diviene la prova schiacciante di come il credito tra narrativa e cinema possa arricchirsi di note sempre nuove e originali.

Un tributo, quello a Polanski, evidente fin dalle prime battute del racconto, fin da quel bar scelto per l’incontro tra i protagonisti, così vicino a un’Accademia di Belle Arti, ovvero al luogo in cui il regista scoprì di poter essere felice non facendo altro che tenere in mano un foglio e una matita.

E sempre a proposito di Polanski, il racconto di Enrico Luceri mi ha fatto pensare a un dipinto, Il ritratto dei coniugi Arnolfini di van Eick, per cui il regista nutre un’autentica ossessione.

In particolare ad avvincerlo è la presenza riflessa del pittore in uno specchio alle spalle dei protagonisti, davanti quindi e nello stesso tempo dietro a chi guarda, un vero mistero. Ecco, leggendo Punto improprio, anch’io ho avvertito la presenza costante ed elusiva del suo autore, in scena con i protagonisti e alle mie spalle, ad alimentare e ingannare di continuo il mistero di cui si nutre la mia passione di lettore.

OoO

Una donna spietata, un uomo afflitto da un’ossessione. Una partita a due che prevede un solo vincitore. Una lotta senza pietà fra due contendenti senza scrupoli.

Una donna spietata, cinica, egoista e presuntuosa, che sottovaluta il prossimo commettendo un errore fatale. Un uomo consapevole dell’inquietudine che lo affligge da tempo, che rischia di diventare un’ossessione, se non si sbriga a trovare una soluzione efficace. Una partita a due che prevede una sola conclusione: l’eliminazione di uno dei due contendenti. Ma niente è così facile…

Note biografiche

Enrico Luceri è autore di gialli classici. Laureato in Ingegneria, lavora dalla metà degli Anni Ottanta in società di impiantistica per progetti.

È autore di sedici romanzi, oltre centocinquanta racconti, dieci saggi e alcune sceneggiature. In particolare, ha redatto un saggio sulla storia del cinema giallo thrilling all’italiana, presentato a puntate sulla rivista Sherlock Magazine. Pubblica, inoltre, articoli in appendice alla collana I Classici del Giallo Mondadori, nella sezione I Segreti del Giallo.

Nel 2008 ha vinto il premio Delitto d’autore, con il romanzo Fata Morgana scritto con Andrea Franco, e il Premio Tedeschi con il romanzo Il mio volto è uno specchio.

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Giusy Giulianini

Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna.
Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì?
Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato’.

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