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Recensione: Pezzo dopo pezzo, di Teodora Kostova

A volte, prima di raggiungere la superficie, devi toccare il fondo… Durante gli ultimi dieci anni, la vita di Riley Davies è stata oscurata dalla tragica morte del suo partner. Mentre oscilla tra lo stordimento indotto dall’alcol, la depressione clinica e gli affari a cui dedica tutto il suo tempo e le sue energie, Riley non crede, né spera, che un giorno la sua vita possa tornare a essere degna di essere vissuta. Questo finché Sonnie Frye non si presenta nel suo negozio d’abbigliamento e cambia la sua vita per sempre.

Sonnie è un uomo a cui piace ottenere quello che vuole, quando lo vuole. Ha lavorato sodo per diventare il capo del reparto costumi del teatro Queen Victoria, guadagnandosi nel mentre molti premi e parecchi clienti importanti. È abituato a pensare prima di tutto ai propri bisogni, obiettivi e desideri, e non è disposto a compromettere la propria felicità per nessuno. Questo finché non incontra un affascinante negoziante che lo guarda con occhi così tristi, da colpirlo subito al cuore. Quando si rende conto di quello che vuole, Sonnie decide di entrare nella vita di Riley e, preferibilmente, nel suo letto, ma presto scopre che l’impresa non è facile quanto sembra. Per la prima volta nella sua vita, potrebbe dover mettere i bisogni di qualcun altro prima dei suoi e chiedersi quali siano le cose davvero importanti.

Riusciranno questi due uomini a stare insieme, superando le differenze che li dividono e tutti gli altri ostacoli che la vita metterà sul loro cammino? O questo si rivelerà troppo per loro, sconvolgendoli nel profondo e distruggendo tutto ciò che hanno ottenuto con un duro lavoro?

Titolo: Pezzo dopo pezzo (Serie West End, Volume Terzo).
Autore: Teodora Kostova.
Genere: Romance M/M.
Editore: self-publishing.
Prezzo: euro 3,59 (eBook).

Ho voluto leggere questo romanzo attratta dalla particolarità della trama sulla quarta di copertina: Riley, un uomo che oscilla tra stordimento dell’alcool, depressione e isolamento dopo la morte tragica del suo compagno dieci anni prima. Un uomo a pezzi che si è allontanato dal mondo per impedire agli altri e a se stesso di ricostruirsi. E poi Sonnie, uno a cui piace ottenere quello che vuole quando lo vuole. Che si definisce egoista egocentrico e pieno di sé. Che pensa prima ai propri bisogni, obiettivi e desideri e non è disposto a compromettere la propria felicità per nessuno.

Cavoli, mi sono incuriosita. Come faranno questi due uomini a incontrarsi e sviluppare una relazione, un sentimento? Come avverranno i cambiamenti, inevitabili, in ciascuna delle due personalità? Le prospettive sulla carta erano interessantissime. Intriganti.

Ahimè, i fatti invece molto meno.

Sonnie, che dovrebbe essere, a quanto si legge sulla quarta, arrogante e sfacciato, antipatico e odioso, uno che a malapena scherza con il capo sul suo cappuccino non abbastanza zuccherato, ha un’occasione mitica: deve disegnare l’abito da sposa per una “famosa socialite”. Trova ispirazione nei disegni di uno dei suoi giovani (e ultimo arrivato) collaboratori, che tra le altre cose lui non apprezza. È il giovane apprendista che gli presenta Riley. E subito è “attrazione fatale” per Sonnie.

Visto che la trama dice che Riley è un uomo a pezzi, ti aspetti che alla prima avance l’uomo ricusi, che al primo e immediato invito a passare la giornata insieme, rifiuti. E invece no. Da uomo isolato e schivo, recluso nel proprio mausoleo famigliare con il ricordo dell’ex morto tragicamente dieci anni prima, Riley non solo accetta, ma alla fine passa – anche se sul divano – la notte a casa di Sonnie.

Al suo primo appuntamento! Inizia una storia di amicizia, dove Riley ovviamente è sempre un po’ teso e schiva le gentilezze di Sonnie, mentre il “Sonnie” egocentrico, egoista, abituato a pensare sempre prima a se stesso che agli altri, si trasforma nella versione gay di Madre Teresa. Si prende cura di Riley, lo coccola, si inventa diecimila giornate da trascorrere insieme, non prova mai a fare un gesto più esplicito per non turbare la fragile personalità dell’altro, e si innamora perdutamente di Riley, anche se non si capisce bene per quale ragione: perché Riley è bello e ha gli occhi azzurri? Perché non gli cade subito tra le braccia come probabilmente fanno tutti gli altri? Mah. Non viene spiegato molto bene.

Riley dal canto suo ama Sonnie, ma non vuole lasciare andare il ricordo del vecchio amore perduto. Ha trascorso anni in terapia, e la psicologa gli ha spiegato che il rapporto con il suo ex era di totale co-dipendenza e per questo non riuscivano a funzionare se non insieme. Sonnie pare comprendere – e ogni volta che Riley gliene parla, piangono insieme – ma Riley non fa molti passi nei confronti di Sonnie. Arrivano alla fine a unirsi anche carnalmente, ma la situazione è sempre di stallo: Riley immerso nel proprio dolore, una persona che non sembra fare molto per togliersi da questa situazione, Sonnie che amorevolmente lo cura, lo sostiene, lo ama quasi con materna passione. E nel momento in cui Sonnie gli confessa di amarlo, Riley gli risponde “Anche io, ma ti amo come posso. Con l’amore che posso darti”. Ecco, sinceramente, se io mi trovassi di fronte a una dichiarazione del genere direi “Ciao, amico, è stato bello, ma proprio vedo che non ingraniamo, amici come prima”. E invece l’egoista, l’egocentrico e autoreferenziale Sonnie si scioglie in lacrime che nemmeno un’eroina di un romanzo dell’Ottocento.

Tralascio poi il continuo raccontare – ma mostrare molto poco – di quanto Riley soffra la tragica morte del compagno, il ripetersi continuo delle stesse situazioni  che dopo qualche capitolo davvero rendono il tutto noioso. E soprattutto il finale non mi ha convinto. Ho letto tutto il romanzo saltando parecchie pagine, che sul serio mi hanno fatto saltare sulla poltrona (ovviamente non spoilero), ma ahimè la storia mi ha proprio delusa. Non mi ha convinto, non ho ritenuto i personaggi credibili né caratterizzati in maniera attendibile.

Nota positiva, che ci tengo a sottolineare visti i tempi, la scorrevolezza del testo, segno di una buona resa di traduzione.

Voto: tre stelline.

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2 Commenti

  1. Amarilli
    16 ottobre 2017 at 10:16 — Rispondi

    Sulla “versione gay di Madre Teresa” sono saltata io sulla sedia… grande Amneris, recensione molto chiara!

    • Babette Brown
      16 ottobre 2017 at 16:09 — Rispondi

      Io mi sono ribaltata dalla sedia. Sono ancora sul pavimento e sghignazzo.

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