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Recensione: Il pasto dell’iguana, di Federico M. Rivalta

Il cronista più imprevedibile d’Italia è diventato papà.

L’iguana è un animale a sangue freddo. Un sauro che si muove con felpata lentezza. Sebbene si nutra principalmente di ibiscus e basilico, nello stomaco di alcuni esemplari sono state rinvenute anche tracce di carne. Non è veloce ma possiede una grande capacità di mimetizzazione. Nelle zone dove la vegetazione è fitta può capitare di non vederla anche se si guarda proprio nella sua direzione. Ovviamente, sempre che non decida lei di avvicinarsi a voi.

Ai giardinetti comunali ci sono la piccola Sonia con la mamma, un venditore di caldarroste, un uomo con un bambino e una suora. La mamma rivolge l’attenzione al cellulare per un attimo e quando risolleva lo sguardo la figlia è sparita.

Che fine ha fatto Sonia? E gli altri cinque bambini scomparsi prima di lei?

Un nuovo e delicato caso, diverso dal solito, per Riccardo Ranieri da poco diventato padre. Tra un pannolino messo male, una strigliata di Giulia, la sua compagna di sempre, e un’intuizione acciuffata all’ultimo secondo, il giornalista detective più geniale e maldestro d’Italia affronta il drammatico enigma con il cuore un po’ in mano e un po’ in gola. Al suo fianco un azzimato procuratore, un commissario fumantino e, naturalmente, i quattro zampe di famiglia: Mila e Ragù.


Titolo: Il pasto dell’iguana. Riccardo Ranieri’s Series, Volume V.
Autore: Federico Maria Rivalta.
genere: Poliziesco. Giallo.
Editore: Amazon Publishing. Uscita 29 novembre 2017.
Prezzo: euro 2,49 (eBook); euro 6,99 (cartaceo).

Premetto di non amare i polizieschi e i thriller in generale e di sentirmi sempre molto a disagio quando nella trama c’è qualcosa che riguarda la violenza sui bambini. È un problema proprio personale, faccio fatica ad affrontare una lettura del genere e, potendo scegliere, non mi accollo di certo quel tipo di lettura. Ma in questo caso ho affrontato il romanzo senza averne letto neppure la quarta di copertina. Mi interessava leggere e recensire un autore Amazon Publishing e ho accettato la sfida. Che è stata superata brillantemente.

Riccardo Ranieri – scopro dopo che siamo al quinto episodio di una serie – è un giornalista che ama le storie cupe della cronaca nera della provincia padovana e che va a fondo alle sue inchieste, inserendosi – spesso intromettendosi proprio – nelle indagini della polizia locale. Un uomo normale, con problemi di famiglia normali – un figlio appena nato, una moglie in pausa maternità desiderosa quanto prima di tornare al suo lavoro, due quattro zampe di casa ingombranti – e che si immerge nella vita degli altri per risolvere intrighi e omicidi. In questo episodio il rapimento di una bambina di quattro anni, il quinto dopo una serie di scomparse  e tre omicidi alquanto misteriosi.

La narrazione di  Rivalta è scorrevole e dinoccolata, la tensione narrativa è spesso allentata da siparietti di vita domestica esilaranti e divertenti, la suspense spesso smorzata da depistaggi goffi e buffi errori da parte del protagonista. Un aspetto piacevole di tutta la situazione è che non ci sono rincorse rocambolesche in auto né lotte all’ultimo coltello con maniaci omicidi. Vita normale, tranquilla, quotidiana immersa nella nebbia della bassa padovana. Stile corretto, asciutto e pratico, nessuna velleità lirico-poetica a enfatizzare qualcosa che non ha necessità di essere amplificato. Insomma, anche a un lettore che solitamente non ama il genere una lettura che risulta piacevole e divertente. Forse un po’ troppo lungo, alla fine. E una sequela di parole che terminano in “ente” giusto nelle prime cento parole dell’incipit che avrebbero potuto essere evitate.

Valutazione 4 stelline.

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