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Recensione: Paradiso rimpianto, di Amy Lane

Titolo: Paradiso Rimpianto (titolo originale “Mourning Heaven”).
Autrice: Amy Lane.
Traduzione: Rebecca Martignoni.
Genere: Romance M/M.
Editore: Dreamspinner Press Italia.
Prezzo: euro 6,28 (eBook).

La valutazione di Amneris Di Cesare: * *

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Michael e Peter sono cugini. La madre di Michael, Aileen, fervente cattolica e frequentatrice della Chiesa di Daisy, cittadina californiana abitata da poche anime tutte timorate di Dio, ha accolto in famiglia il figlio della sorella in un moto di carità cristiana, ma senza esserne particolarmente lieta. Michael invece ne è entusiasta e vede in quel ragazzino più giovane di lui di quattro anni il fratello che ha sempre desiderato. Michael è amico di Bodi, giovane smilzo e biondissimo, dai grandi occhi azzurri. E di cui Peter si innamora all’istante dopo averlo incontrato per caso a messa una domenica. Michael e Bodi sono amici, sono complici. Sono amanti. E quando la tragedia scoppia in casa di Bodi, la loro amicizia “particolare” viene allo scoperto e usata per distogliere l’attenzione sui colpevoli di tale disgrazia. Michael, per difenderlo e proteggerlo dalla rabbia della gente di Daisy, porta Bodi ad Arcana, città più grande a qualche miglia da Daisy, e lì lo lascia, arruolandosi nell’esercito subito dopo. Ritorna dopo quattro anni, devastato e drogato, distrugge la vita di Bodi e riparte in missione. Due anni dopo, Michael torna a Daisy dentro una bara e sarà Peter a dover dare la notizia a Bodi, il suo primo e grande amore e che non rivede da quei lunghi sei anni, quando di notte se ne era andato via dalla città come un ladro. Sarà ancora possibile per Peter vivere quell’amore che, a causa di Michael, gli era stato negato?

Di Amy Lane ho letto i quattro romanzi della serie Promesse. Conosco perciò bene il senso di sofferenza e la capacità di descrivere il dolore, lento e crudele, di quest’autrice americana. Il primo romanzo, “Promesse Mantenute”, a un certo punto l’ho dovuto posare, sospenderne la lettura perché il senso di incombenza e la pressione emotiva che la storia di amore e amicizia di Crik e Deacon erano troppo forti da sopportare. L’ho posato, poi ripreso e letto tutto d’un fiato. Ho seguito con ansia e trepidazione la storia di Mikhail e Shane, ho infine divorato e adorato la storia dolorosissima di Collin e Jeff, vivendo insieme a loro la lenta crescita di quel rapporto, reso più complesso e intenso dalla condizione di persone affette da HIV. Perciò, leggere questo libro e scriverne mi risulta difficile. Perché Amy Lane ha scritto dei libri bellissimi e mi aspettavo di leggerne uno altrettanto intenso.

Purtroppo la lettura di “Paradiso Rimpianto”, inizialmente è stata disturbata da una traduzione in italiano…  destabilizzante. Non so come descrivere le parti che ho letto.  La maggior parte del testo sembra esser stato tradotto alla lettera, senza un minimo di intervento editoriale a rendere la narrazione fluida e accessibile. Molte sono le frasi dal senso poco chiaro e dallo stile involuto al punto che in moltissimi punti mi sono dovuta rileggere più e più volte il testo per comprenderne il significato. Ripetizioni di parole in frasi o in paragrafi molto ravvicinati fra loro (ho contato su tutto il testo una ventina di volte l’uso della parola sgattaiolare). Poiché non è mia abitudine muovere delle critiche senza argomentarle, faccio degli esempi:

“[—]abbastanza vicina alle colline pedemontane della Statale 120 da trovarsi sulla terra rossa delle montagne. Attraverso le tende della finestra a ovest, i raggi polverosi color ocra tingevano tutti i ricordi e i pensieri di Peter. Quella tonalità  sanguigna della luce era onnipresente. Illuminava il giorno in cui sua madre lo aveva lasciato a Daisy, illuminava il giorno in cui Bodi […]”

“[…]Odiava tutto il sangue che entrava violentemente dalle vetrate colorate sotto la luce splendente […]”

[…]perché Daisy era così piccola che rappresentava a malapena un contrattempo politico sulla cartina di un giovane sacerdote ambizioso, che era sempre determinato a convincerli di avere la chiave della salvezza di tutti loro. […]

Ma potrei continuare a elencare altri passaggi ancor più nebulosi e di difficile comprensione. Intuisco in alcuni il tentativo dell’autrice di usare metafore e figure retoriche per descrivere scene che, purtroppo, la traduttrice non è riuscita a rendere nella nostra lingua. Le ripetizioni di parole e avverbi si sprecano, e spesso i tempi verbali non sono coniugati nel tempo o alla voce giusta.

“C’erano solo un gruppetto di ragazzi che cercavano di prendersi cura di una ragazza grande e grossa, che”

“Si arrampicò sull’albero e stette a guardare quei due mentre non facevano altro che restare dietro praticamente a metà  della gente che entrava dal grande portone a volta di scricchiolante legno di quercia.”

“prima che la sorella di Bodi s’impiccasse addoppiando della corda per i panni che era in garage, Michael fu disarcionato dalla moto per una curva troppo veloce.”

Insomma, davvero una lettura difficoltosa perché si sa, se il testo non fila, non scorre come dovrebbe, il lettore si interrompe e dopo vari tentativi il più delle volte abbandona la lettura. Lo confesso, io ho continuato solo perché il romanzo era un romanzo di Amy Lane, altrimenti lo avrei mollato.

Mettendo da parte le iniziali diffidenze e i rilievi sulla traduzione, e chiudendo un occhio sul testo sempre più traballante, ho proseguito e devo ammettere che non mi ha convinto neppure la storia e come è stata impostata.

Si parla di tre giovani uomini, due cugini e un amico del più grande dei due e di un amore omosessuale vissuto in una cittadina, Daisy, abitata per lo più da cattolici bigotti e omofobi. Michael, il più grande dei tre, quello che forse avrebbe dovuto dimostrare di essere il leader e il protettore dei due più fragili, improvvisamente si arruola e va a morire in Afghanistan abbandonando gli altri al loro destino. Il racconto inizia proprio con l’arrivo della notizia della morte di quest’ultimo alla madre Aileen e al cugino Peter, io narrante della storia. Tutto è assai confuso fin dall’inizio. Si passa spesso dal presente al passato senza uno stacco che faccia comprendere al lettore che si sta parlando di cose successe anni addietro per poi ritornare di nuovo alla contemporaneità e ciò spiazza molto la lettura. Tantissimi sono i passaggi e i concetti ripetuti più volte – Bodi non è un amore adatto per Peter, Bodi finirà per deludere Peter,  Peter ha diritto a qualcosa di meglio che Bodi (e i continui dinieghi di Peter a riguardo), a Bodi ci doveva pensare Michael ma Michael non ha pensato a Bodi, a Bodi ci penserà Peter da adesso in avanti – e nel complesso si ha l’impressione di una storia semplice raccontata in maniera complicatissima e raramente mostrata; pochissima infatti è la  gestualità e sporadiche le situazioni di azione descritte in forma “visiva”, i dialoghi sono ripetitivi e poco incisivi, spesso, nelle scene di sesso – che secondo le intenzioni dell’autrice avrebbero dovuto avere una sorta di significato catartico-purificatore, ma che in realtà risultano solo scene di sesso fine a se stesse – le descrizioni sono marcatamente dettagliate e scadono sul volgare e, almeno in un’occasione, non realistiche.

Una storia come quella di Peter, che deve raccogliere i cocci di un Bodi devastato e distrutto dalla tragedia in famiglia prima, dalla persecuzione della gente di Daisy allo scoprire la tresca amorosa con Michael poi, e infine dall’abbandono dello stesso Michael, avrebbe dovuto essere raccontata con una certa lentezza, con un indugiare sul dolore e sulle ferite ancora non guarite di entrambi i protagonisti. Invece questo dolore si avverte solo attraverso le parole dei protagonisti e non viene sostenuto dai loro gesti. Niente di tutto quanto accade o è accaduto ai personaggi coinvolti suscita empatia.

Gli omofobi della cittadina, la zia “cattiva e ladra”, insomma tutta l’ambientazione è così esasperata ed eccessiva, tutta così dipinta a tinte fosche da risultare forzata e inverosimile. Né il discorso in Chiesa da parte di Bodi che dovrebbe riscattare la propria sofferenza né la lettera che Michael lascia a Peter, che dovrebbe commuovere e lasciare lacerati e confusi nello scoprire le sue motivazioni e il suo dolore, riescono a risollevare le sorti di un romanzo che, sulla carta, aveva tutte le possibilità di essere un altro romanzo appassionante di Amy Lane, ma che in realtà non convince.  Quel dolore lento e angosciante anche dell’attesa e del riscatto che così bene Amy Lane ha descritto nei libri di Promesse, e la caratterizzazione perfetta di personaggi del calibro di Deacon, Crick, Mikahil, Collin, qui non si incontrano.

Purtroppo, con molto dispiacere, giudizio negativo.

OoO

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Amneris Di Cesare è scrittrice e blogger.

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