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Recensione: Pandemonium Road, di Anonima Strega

Tessa ha deciso di trasferirsi al nucleo Trenta per togliersi dalla testa Raoul, l’uomo irraggiungibile che si è preso cura di lei quando una pandemia ha decimato la popolazione terrestre, ora accentrata in un’unica strada che attraversa l’Europa. Raoul è a capo di un’organizzazione del nucleo Dieci e sta cercando di arginare i danni provocati da un contagio che si attacca al cervello, nutrendosi di pensieri. Gli umani infettati sono mine vaganti e si comportano come zombie, per cui Tessa non si stupisce quando Raoul le invia uno dei suoi collaboratori affinché la riporti indietro. O forse questo amore non è più così platonico?

Jacko è un musicista che vive al nucleo Venti da quando è sbarcato dalle vecchie Americhe. Uno dei transatlantici che recuperano uomini sui continenti più desolati lo ha portato sulla Pandemonium Road con la sua ragazza Aisha, e insieme hanno iniziato una nuova vita. Ma il destino di Jacko è segnato e il contagio lo attende dietro l’angolo del garage. L’organizzazione del Dieci, però, sa benissimo che alcuni infettati possono guarire grazie a un misterioso programma di recupero. Cosa, di preciso, Raoul metterà a rischio, nel momento in cui deciderà di affidare il caso a un collaboratore che è di strada?

Titolo: Pandemonium Road.
Autrice: Anonima Strega.
Genere: Horror, Fantascienza, Distopico.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 1,99 (eBook); euro 10,99 (copertina flessibile.

La presentazione QUI.

La Pandemonium road è una lunghissima strada che attraversa tutta l’Europa. Intorno ad essa si sono riuniti, in una trentina di nuclei abitativi, i superstiti della gravissima epidemia che ha decimato il genere umano. Una tale disgrazia, da sola, sarebbe sufficiente a mettere in ginocchio il nostro povero pianeta. La situazione dell’umanità è talmente grave che non avrebbe bisogno di altri guai, ma non è così: terribili alieni, in forma di gelatine violacee, si nascondono ovunque, tra l’erba dei prati, nei buchi del terreno, nei garage semi abbandonati, pronti a saltare addosso al primo essere umano di passaggio, per bruciargli il cervello e  trasformare il malcapitato in uno zombie bramoso di carne. Carne di uomini, donne e bambini, è naturale. E qui, ogni riferimento alle serie TV OUTCAST o THE WALKING DEAD mi pare superfluo.

Tanto premesso, il romanzo horror potrebbe essere servito, ma così non è.

In questa storia il distopico si lega strettamente al rosa con risultati, a mio parere, alterni. Intendiamoci, l’autrice è brava, scrive bene e cura con attenzione il proprio lavoro. Il distopico mi è piaciuto e ho trovato simpatico e ben costruito il personaggio della cyborg, Krista. Mi è piaciuta anche la doppia scrittura, che Anonima Strega usa per riferire i pensieri dell’infetto. Ciò che mi ha convinto di meno è stata la parte rosa, cioè l’esperimento di introdurre in un simile ambiente un plot degno del più classico romance.

Jacko è un mandingo con la passione per la musica che ama, riamato, la sua donna e il di lei figlio. La pupa di turno, Tessa,  lo vede a un concerto e ne rimane folgorata, anche se lui non pare averla notata. Il Destino, però, vuole che gli alieni infettino Jacko che, per sua fortuna, è uno di quegli zombie che possono essere curati. Della sua guarigione si occuperà Tessa, insieme alla simpatica cyborg, con tutte le ovvie conseguenze del caso.

E il bambino e la compagna che il bel musicista lascia dietro di sé? E Raoul, l’uomo che Tessa ama fin dall’infanzia? Ma santo Cielo, che domande! Nei romance si sa che tutto fila sempre per il meglio e che un nuovo amore non può stare a preoccuparsi troppo di un cuore spezzato. Anzi, in genere i cuori non si spezzano mai o, se si spezzano, si aggiustano con poco. Mi riesce sempre più difficile digerire una simile “lieto fine”.

Il cuore umano non funziona così. Gli addii lacerano e fanno soffrire. Nella vita vera, in genere finiscono in tragedia. Ma questo è un romanzo, non è la vita, e persino le brutture della Pandemonium road vengono coperte da un velo rosa per la gioia di tutte quelle lettrici che amano sognare.

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Macrina Mirti

Macrina Mirti

La passione per i romanzi Horror le deriva dalla professione che svolge: è insegnante in una scuola secondaria di secondo grado.
Nei (rari) momenti liberi, scrive come se non ci fosse un domani.

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