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Recensione: Onorare la terra, di Ariel Tachna

Il sogno di Seth Simms non è mai stato di diventare un jackaroo, e in effetti, stando a quanto dice il suo miglior amico Jason Thompson, non lo è. Ha solo avuto la fortuna, dieci anni prima, di trasferirsi a Lang Downs insieme al fratello. La vita nella stazione gli ha dato la stabilità necessaria a finire la scuola e frequentare l’università, ma il giovane non ha mai pensato che Lang Downs potesse diventare per lui il porto sicuro che sembra essere per tanti altri. Sa di essere troppo incasinato e crede che nessuno sarebbe disposto a prendersi in casa qualcuno con tutti i suoi problemi.

Sin da piccolo, Jason ha avuto un solo scopo nella vita: lavorare a Lang Downs come veterinario al bisogno e come jackaroo il resto del tempo. Può così approfittare delle sporadiche visite di Seth per stare con lui, anche se il sogno di passare da amici ad amanti sembra destinato a non avverarsi mai, visto che il ragazzo è etero.

Quando Seth torna a casa all’improvviso con l’intenzione di rimanere, Jason accoglie la notizia con la gioia che merita, ma destreggiarsi tra la relazione con un altro jackaroo e l’amicizia con il giovane meccanico non si rivela facile, soprattutto quando scopre quanto profondi siano i problemi di Seth e con quali mezzi il ragazzo cerchi di tenerli a bada.

Titolo: Onorare la terra. Serie Lang Downs, Volume Quinto).
Autore: Ariel Tachna.
Traduzione: Claudia Milani.
Genere: Romance M/M.
Editore: Dreamspinner Press Italia.
Prezzo: euro 4,82 (e-book).

E niente, Ariel cara, non ci siamo.

Perché, perché vuoi continuare una serie se non ti va? Eppure i personaggi ci sono, le trame anche, ma santiddio: non puoi spiegarmi perché Tizio si toglie i vestiti e li appende al gancio perché non sono ancora troppo sporchi e li potrà mettere il giorno dopo. Ti rendi conto anche tu che non puoi scrivere che Caio osserva il rasoio e lo agogna, e il canto della sirena, tipo quattrocentoventi volte nel termine di tre pagine, no? O che Sempronio lo ama, ma non lo sa, e poi sì, e poi no, e poi sì, ma se allora… perché qui non si stanno mostrando le turbe psicologiche del personaggio, si sta ripetendo la stessa cosa in maniera ossessiva. Allora, mi chiedo: perché?

Ho iniziato la serie di questa stazione australiana con il classico “friccico” nel cuore, innamorandomi di Macklin e del suo essere così… uaaaa, e di Caine, che pure se zuccheroso e mieloso, si sa far voler bene proprio perché è così… uaaaa. Ho amato l’ambientazione, i jackaroo, il contesto della pianura, del lavoro duro, di tutto quello che ruota intorno alle stagioni di questi uomini e donne che si fanno il mazzo in armonia, e ho amato tutto ciò tanto da stressare mio marito per mollare tutto e cercare un dannato ranch in giro per il mondo (ha voglia lui a dirmi che non abbiamo una lira da parte, perché io continuavo a imperversare con: andiamo, lo gestiamo… Cane lo ha fatto!) e non dimenticherò mai la scena iniziale di quando Macklin attende Cane sull’ute, figo e rude. Poi ho tipo il vuoto. Ricordo qualcosa di Chris e Jesse, e già con Sam e Jeremy avevo fatto fatica, ma qui… Qui, ragazzi miei, stiamo sull’allungamento in centimetri tipo la mail spam.

Ripeto, la trama c’è, la tematica è anche importante (Seth, che poi è un ragazzino del quale si è parlato in passato e che non è che faceva a botte con tutti, ma faceva scherzi alla qualunque e qui non è mai stato neanche accennato – e mi viene qualche dubbio cara Ariel – ha un passato pesante, un bagaglio davvero carico di emozioni discordanti) eppure la Tachna me l’ha… allungato. E non ce n’era bisogno! Ovvero, invece di arrivare alle battute richieste dilatando ogni frase in echi infiniti tipo “azioni, oni, oni, oni, ni, ni, ni” si poteva indagare meglio questa o quella emozione. Non è stato mai accennato a quando Seth abbia iniziato a tagliarsi, a cosa abbia provato la prima volta, per esempio, o non è mai stato detto sul serio come la questione psicologica di lui incida su Jason, quali siano le sue reazioni mentali alla vista del sangue. Vengono saltate parti importanti, agendo in superficie; si opta per raccontarci come si cura un cavallo, quando si possa mettere la lidocaina, come si possa rasarlo senza farlo agitare. Interessante, per carità, ma sembra quasi che lo scopo della Tachna non sia quello di raccontarci la storia delle persone, quanto come si mandi avanti una stazione. E a questo punto basta saperlo, ma perché metterci in mezzo le coppie gay, allora?

Poi breve appunto: sono già due donne che compaiono, con questo o quel protagonista, e sono due xxxx megagalattiche che bisognerebbe linciarle dalla mattina alla sera. Seth è bisessuale e con Ilene smette definitivamente di pensare alle donne… Mi viene in mente Povia, ma al contrario.
Insomma, che sta accadendo ad Ariel? Che fine hanno fatto quegli uomini fantastici alla Maklin? Perché questi sono tutti cuore, sole, amore, senza profondità se non accennata?

Io rivoglio la mia stazione, ma la voglio davvero, non sbiadita e allungata!
Tre stelle, e lo faccio perché il romanzo ci starebbe… tagliato di sessanta pagine buone.

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Federica D'Ascani

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1 Commento

  1. 13 aprile 2017 at 9:52 — Rispondi

    Non avrei potuto dire meglio.
    a.

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