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Recensione: Notte in bianco, di Letizia Vicidomini

Andrea Martino, “il Commissario buono”, è in pensione da un anno, con tutta l’intenzione di godersela tra i nipoti e le sue amate piante. Un giorno di primavera viene chiamato dal suo vice, promosso a capo della squadra: hanno trovato una donna anziana con la testa fracassata, all’interno del suo esercizio di Sali e Tabacchi. Un condominio intero nasconde la storia della tabaccaia, ma il Commissario si lascia catturare dalla vicenda, per dare alla vittima giustizia e pace. Ma chi era davvero quella donna?

Titolo: Notte in bianco.
Autore: Letizia Vicidomini.
Genere: Giallo.
Casa editrice: Homo Scrivens (vedi N.D.R.).
Prezzo: euro 13,60 (cartaceo).

All’interno di un esercizio di sali e tabacchi viene rinvenuto il cadavere di Viola Carraturo chiamata da tutti ” la tabaccaia”. La donna è stata trovata morta, soffocata con un cuscino e con il cranio fracassato. Come si spiega un delitto così efferrato ai danni di una persona anziana?

A far luce sull’accaduto tocca al commissario Martino, ormai in pensione da un anno, ma che indagherà in maniera riservata e al suo ex-vice Leoffredo, ora capo della squadra mobile.

Attraverso gli occhi del commissario Martino scopriamo cosa si nasconde nel cuore di Napoli, croce e delizia del Sud Italia. Questa volta, la città non è teatro dei soliti crimini legati alla malavita organizzata, ma di un comune delitto al cui autore bisognerà dare un nome per assicurarlo alla giustizia.

”Notte in bianco” è un giallo di qualità che si avvale di un linguaggio stilisticamente perfetto, impreziosito da dialoghi brevi e serrati.

Vicidomini scava nell’animo dei protagonisti, nelle loro angosce e nei tormenti che li attanagliano. Sono personaggi emotivamente fragili e svuotati delle loro forze, il cui equilibrio viene più volte messo a repentaglio.

Anche se il nostro primo obiettivo è scoprire chi ha ucciso con tanta crudeltà una donna anziana, la scrittrice si focalizza più sul movente che sull’esecutore materiale del delitto.

Il romanzo si svela al lettore un po’ alla volta, perché i misteri di questa storia sono tanti e pian piano alzano il livello di curiosità e l’ansia di sapere.

Un aspetto che va messo in evidenza riguarda il protagonista: Andrea Martino, detto ”il commissario buono”, ormai in pensione. La sua sensibilità verrà messa a dura prova da una vicenda che lo scuoterà fino ad avvolgerlo e turbarlo nel profondo.

Le recensioni di Dario Brunetti

N. D. R. Dal sito della Casa Editrice: “Homo Scrivens, un omaggio al latino degli antichi ma scritto con la “v” secondo la tradizione romanza (da caballum a cavallo), in un’epoca di grandi trasformazioni, non meno di questa.”

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