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Recensione: Mariani e il peso della colpa, di Maria Masella

Festeggiamo con questa recensione a cinque stelline i trent’anni di delitti e passioni di Maria Masella.

Le giornate si trascinano nell’apatia, quando in un campo a Coronata, sulle alture di Cornigliano, nel ponente di Genova, viene trovato il corpo di un uomo. È Alberto Delorenzo, un manager di successo scomparso da due anni. Il commissario Mariani dovrebbe indagare, ma sente la mancanza di qualcuno con cui confrontarsi, perché l’ispettrice Petri è chiusa in un ostinato silenzio e lui non vuole o non sa come smuoverla. Capisce che la sua collaboratrice si sente responsabile per la morte di Bareto… Come lui. Ma il caso deve essere risolto, l’omicida deve essere trovato. Poco per volta Mariani comincia a indagare, forse più interessato a ricostruire la vita di Alberto che a trovare chi l’ha ucciso.

Titolo: Mariani e il peso della colpa. Indagine a Coronata.
Autrice: Maria Masella.
Genere: Romanzo giallo, Thriller.
Pagine: 227.
Editore: Fratelli Frilli Editori, ottobre 2016.
Prezzo: euro 4,99 (e-book); euro 12,67 (copertina rigida).

Lo sfondo è sempre una Genova dipinta nei suoi scorci, nella sua luce, nel suo profumo, nella sua consolante bellezza, a dispetto del cemento che l’uomo ha sparso a piene mani. Maria Masella ha pianificato una doppia indagine per il Commissario Antonio Mariani e la sua squadra. Già, il gruppo che circonda sempre Mariani e che lo aiuta. Manca Bareto e “il peso della colpa” per quella morte piega un po’ la schiena orgogliosa del protagonista e rende muta e solitaria l’ispettrice Petri. Ognuno a modo proprio trascina il dolore per quella perdita.

L’indagine si svolge con il metodo che conosciamo: conoscere la vittima, l’ambiente di lavoro e familiare in cui la stessa ha vissuto; parlare con tutte le persone coinvolte, senza tralasciarne una. Mariani, un passo alla volta, si avvicina alla verità. Lungo il cammino, vive il rapporto con la moglie Francesca, le figlie e la madre. Questa volta, Maria Masella è stata generosa di particolari, rispondendo forse a una richiesta sempre più pressante dei lettori, affezionati come poche volte accade non solo al protagonista della serie, ma anche a tutti coloro (no, il questore Serra, no) che lo circondano.

Molte volte accade che una serie “gialla” privilegi l’azione a scapito dei personaggi, tratteggiati in maniera frettolosa. Quasi delle macchiette, che ritroviamo libro dopo libro. E che non ci soddisfano. Nelle storie di Maria Masella, invece, diventiamo amici dei personaggi (ho un debole per Francesca, la moglie del Commissario, donna volitiva, intelligente, un esempio da seguire), ne seguiamo con partecipazione le vicende -anche personali- e rimaniamo coinvolti ogni volta di più.

Quando recensisco un romanzo di questa serie, rischio di ripetermi. Bene, lo farò ancora: mi piace lo stile asciutto, senza fronzoli, di Maria Masella. Ne apprezzo la scrittura rapida, diretta. Qualcuno (sì, è al reparto di ortopedia, adesso) mi ha detto “La Masella scrive come un uomo”, pensando di fare un complimento all’autrice. No, caro signore, Maria Masella è una donna/persona che scrive splendidi romanzi. E basta. Per me, potrebbe essere anche un ornitorinco.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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