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Recensione: “Libertà”, di Jay Kirkpatrick

Titolo: Libertà.
Titolo originale: Freedom.
Autore: Jay Kirkpatrick.
Traduzione: Victor Millais.
Genere: Fantascienza, Distopico.
Pagine: 217
Prezzo: euro 6,40 (ebook).

In una Terra futura, Patrick Harvey, promosso di recente a Empath di Prima Classe, sogna l’indipendenza che la sua posizione comporta e l’appartamento per cui sta risparmiando. Il suo primo incarico autonomo prevede che si occupi di John Doe 439, un uomo ritrovato fuori città, percosso, traumatizzato e in apparenza muto. Nonostante un tabù impedisca agli Empath di intraprendere relazioni romantiche, Patrick capisce di provare una forte attrazione per il suo paziente. Presto scopre che l’uomo è un Talento Psichico di alto livello che si chiama Jac, a cui persone violente stanno dando la caccia per i suoi doni, e il semplice mondo di Patrick va in pezzi.

Jac deve riunirsi con i suoi compagni di fuga e lasciare la città prima che altri riescano a trovarlo, ma potrebbe essere troppo tardi. Le voci sui suoi talenti sono giunte fino al Governo Centrale di Chicago. Se Jac vuole mantenere la sua libertà, deve scappare subito. E se Patrick desidera esplorare una relazione che la società gli vuole impedire, dovrà scambiare le comode catene del suo lavoro con l’incertezza della libertà.

il romanzo di Jay Kirchpatrik è un distopico molto particolare sia per trama e argomenti che per stile narrativo. Ci troviamo in una New Los Angeles ricostruita dopo un non meglio definito “Scoppio” e la metropoli è ora divisa in due parti: la Città,  dove vivono le persone che hanno diritto a un lavoro, una casa e accesso a un cibo e vestiti, puliti e non contaminati, e l’Esterno, una sorta di terra di nessuno dove la sopravvivenza è al limite, il cibo scarseggia, l’acqua è un bene preziosissimo ed è abitato da reietti della società. Paddy, un Empath di Prima Classe al suo primo incarico importante, viene chiamato a ricostruire e ristabilire la sanità mentale in John Doe 439, un uomo di identità sconosciuta ritrovato al limite della cinta esterna della città e devastato da tremende violenze subite che lo rendono ingestibile e non in grado di esprimersi se non attraverso una serie di parole scombinate e senza senso.

L’ambientazione e l’argomento trattati rimandano a trame di alcuni Manga e Anime Sci-Fi contemporanei di grande successo: la netta separazione tra nucleo cittadino e  zona degradata esterna nella quale agiscono i personaggi ricorda i romanzi di Atsuko Asano della serie N.6, ma in qualche modo riprende anche tematiche care a  distopici della narrativa degli ultimi anni quali Hunger Games di Suzanne Collins; mentre l’importanza delle qualità individuali e dei talenti personali rimanda a Divergent di Veronica Roth e all’anime Psycho Pass di Gen Urobuchi.

La forma narrativa ha uno sviluppo stilistico singolare:  è scritto infatti mediante i PdV dei personaggi, alternando ora il PdV di Paddy, l’Empath chiamato a curare Jac, ora quello del John Doe devastato e disorientato; a questo alternarsi inizialmente simmetrico, spesso nel corso della narrazione viene abbinata una cronaca in terza persona, con un io narrante onnisciente che aiuta a sveltire e a spiegare molte delle situazioni altrimenti non riscontrabili solo attraverso gli occhi dei due protagonisti.

La storia inizialmente si sviluppa con estrema lentezza, forse per seguire meglio il percorso di riabilitazione e recupero dello sconosciuto e mostrare la lenta e costante crescita nel rapporto fra i due protagonisti; poi, improvvisamente, acquista in velocità fino a un abbrivio che porta direttamente all’epilogo. Molta attenzione viene data dall’autrice all’analisi psicologica del paziente e al profondo cambiamento a cui l’Empath che dovrebbe curarlo viene sottoposto mediante un rapporto profondo, anche sentimentale, che si instaura tra i due; la storia d’amore, che pure esiste e si srotola nel corso della narrazione, non è l’aspetto principale del romanzo. I personaggi di contorno che si avvicendano durante tutta la storia sono ben descritti e hanno ruoli interessanti.

L’avvicendarsi di diversi PdV può spiazzare il lettore e in qualche modo infastidirlo, anche se l’autrice ha saputo gestire bene la situazione facendo in modo che i diversi piani narrativi non appesantissero o rallentassero il ritmo di lettura. In realtà, mano a mano che ci si inoltra nel libro, l’iniziale disagio diventa sempre meno pressante e il procedere sempre più interessante. Una parola inoltre è doveroso trasmetterla al traduttore di quest’opera che ha saputo fare davvero un buon lavoro in un testo di certo non facile. Consigliato questo romanzo a chi è alla ricerca di una lettura più sofisticata, singolare diversa dalle solite.

Valutazione 3,5 stelline.

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