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Recensione: Lettere fra l’erba, di Clara Cerri

Isabella cerca di ricostruire il volto di una madre che non ha mai conosciuto dai ricordi degli amici di lei, dalle lettere di un’amica lontana, dallo stesso bisogno di amore e di bellezza che sente crescere dentro di sé. Lentamente si farà strada tra i rimorsi e i silenzi di suo padre e di tutti quelli che la circondano, attraverso momenti di rabbia e di sconforto, per trovare la sua verità su Ilaria, sua madre, e sulla storia d’amore che ne ha segnato la vita.«Ha perso sua madre, persa e basta, come si perdono i palloncini, e non tutti perché volano in cielo. Ha perso gli anni per vederla invecchiare e lo spettacolo del coraggio che sognava di mostrare, coraggio che doveva arrivare dove non poteva l’amore, solitudine dove il pensiero di poter tornare a essere felici fosse lasciato vivere, in fondo agli occhi, per farli belli e verdi. Ha perso l’infanzia, che è finita. Ma le risate, quante risate ha fatto, quante volte in quattro mesi l’ha fatta ridere quell’uomo che il sogno maldestro ringiovanisce? Forse più di quelle che sua madre immaginava, ed è bello pensarlo».

Titolo: Lettere fra l’erba.
Autrice: Clara Cerri.
Genere: Narrativa contemporanea.
Editore: Lettere Animate.
Prezzo: euro 1,99 (eBook); euro 15,00 (cartaceo).

Come montagne viste di lontano
quel che è passato è piccolo e indistinto,
come qualcosa visto a occhi torti
è tutto doppio e tu sembri trovata
come un gioiello, che sia mio e non mio…

Non fatevi scoraggiare dalle primissime pagine, che vi costringeranno a tornare indietro più volte per riprendere le fila del discorso. Passato questo momento, la trama fila via portandovi dentro la storia.

Il romanzo ci presenta una vicenda che si dipana attraverso due periodi diversi e due protagoniste lontane nel tempo, ma inestricabilmente legate: Isabella vive nel tempo presente; accanto a lei, il padre Vincenzo, che non le hai mai raccontato della morte della madre, scomparsa quando la figlia era ancora bambina. Ilaria, la madre, viene mostrata dall’autrice mentre attraversa gli anni esaltanti della Pantera (vedi nota), insieme a un gruppetto di studenti, uniti dalla passione per il teatro e per la politica.

Nel gruppo, nascono e si sviluppano storie d’amore e di amicizia. Antonio ama Ilaria, ma non è ricambiato. Scampato a un tentativo di suicidio, riesce comunque a legare a sé -ma come amica fedele, non come innamorata- la ragazza, che gli preferisce il giovane che poi sposerà.

Torniamo ai giorni nostri. Isabella si imbatte per caso in Antonio, divenuto negli anni prima attore quotato e poi regista teatrale. La ragazza deve recitare nello spettacolo che Antonio sta allestendo e sembra che la storia si avvolga su se stessa. Accanto ad Antonio, Ilaria conosce i vecchi amici della madre, i quali non sanno se parlarle di Ilaria, temendo che vengano a galla  verità inquietanti.
Isabella si rende conto del clima di incertezza e cautela che la circonda e viene spinta da una curiosità bruciante a frugare nel passato, fra lettere e fotografie della madre, alla ricerca di quella verità che il padre si è sempre rifiutato di rivelarle. E la verità verrà fuori da un fitto carteggio intercorso fra Ilaria e l’amica del cuore Emanuela.

Il romanzo, pur costringendo il lettore a salti temporali non sempre facili da gestire, mantiene un ritmo costante. La trama ci parla di persone, luoghi e vicende che accadono accanto a noi: è credibile, è sincera. Racconta l’amore e la solitudine, la passione e la tristezza; ma anche l’amicizia, con i suoi momenti di gioia e serenità. Soprattutto, io ho letto in “Storie fra l’erba” un inno all’amicizia, ai legami duraturi che questo sentimento genera e che trascina lungo gli anni, lasciandoli freschi come il primo giorno.

In Italia la Pantera fu un movimento studentesco di protesta contro la riforma Ruberti delle università italiane che nacque dall’occupazione dell’Università degli Studi di Palermo, e in particolare della Facoltà di Lettere e Filosofia, il 6 dicembre 1989 e si estese poi a numerose università italiane fino alla primavera del 1990. (Wikipedia)

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

1 Commento

  1. Clara Cerri
    5 ottobre 2017 at 17:09 — Rispondi

    Grazie per la recensione così accurata e ricca di dettagli. Ottima anche l’idea di spiegare cos’era il movimento della “Pantera”, al di là delle cose che se ne dicono nel romanzo

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