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Recensione: Legami di famiglia (Agnes Moon)

Titolo: Legami di famiglia (Serie Legami di sangue Vol. 2).
Autrice: Agnes Moon.
Genere: Urban Fantasy.
Editore: Self Publishing.
Prezzo: euro 2,99 (eBook).

Cosa succede quando due uomini – convinti di non meritare più nulla dalla vita – iniziano a desiderare qualche cosa di più? Cacciato di casa dai facoltosi genitori, dopo aver confessato la propria omosessualità, Mal è finito in mezzo a una strada… e ha passato l’inferno. Grazie all’aiuto del suo amico Liam, ora ha una nuova vita, ma non è tutto oro quel che luccica. Bellissimo, vulnerabile e gravemente malato, Mal cerca di sopravvivere alla giornata, fino a quando nella sua vita non irrompe il misterioso Boris. Boris Koshelev è sopravvissuto all’assedio di Leningrado, solo per essere trasformato in vampiro contro la sua volontà. Lasciato per morto dal suo creatore, è stato salvato da Vincent de Saint-Bonnet al quale ha dedicato la sua cieca obbedienza. Quando conosce il dolce e indifeso Mal, il gelido russo comprende che le sue priorità sono cambiate: l’unica cosa che desidera è amare il suo coeur du sang e proteggerlo dal letale pericolo che incombe su di lui.

Attenzione: la recensione contiene spoiler!

Insomma buona prova, questa di Agnes Moon, che riesce a districarsi bene nei meandri della narrativa di pura evasione e che sarebbe interessante conoscere alle prese di un romanzo più “tosto” e pregno di tematiche importanti e significati profondi.

La mia precedente recensione a “Come rapire un Alpha e vivere felici” di Agnes Moon per Babette Brown  terminava in questo modo. Ero rimasta impressionata, infatti, dalla capacità dell’autrice di maneggiare in modo corretto la scrittura e districarsi nei meandri della composizione strutturale di un romanzo in maniera adeguata, non avendo ella mai scritto nulla prima di questa prova. Le storie erano gradevoli, non capolavori certo, ma piacevole diversivo ed evasione e la mia opinione era stata positiva. E mi aspettavo di veder crescere e maturare l’autrice sia nello stile che nelle tematiche, anche se sempre nel campo della narrativa di evasione.

Il primo romanzo “L’Acrobata” mi aveva divertito e confermato il gradimento. Qualcosina non mi tornava nelle dinamiche di azione sul finale, ma avevo chiuso un occhio, era forse pignoleria eccessiva la mia. Mi ero quindi preparata a leggere il sequel con entusiasmo e aspettativa. Purtroppo con “Legami di famiglia”, secondo episodio della serie “Legami di Sangue”, non sono stata accontentata. Il romanzo di Agnes Moon che in questa serie ha come protagonisti un gruppo di agguerriti vampiri non mi ha colpito positivamente.

Lo stile è, lo dico immediatamente per fugare qualunque dubbio, semplice ma sostanzialmente corretto, alcuni dubbi su qualche periodo un po’ anticonformista, qualche episodio di punteggiatura insicura, ma nulla di particolarmente grave da rilevare riguardo a grammatica e ortografia; una maggiore attenzione e cura forse avrebbero dovuto esser date almeno all’incipit.

Il problema, sostanzialmente, è nella trama, nella caratterizzazione dei personaggi: la coppia principale, Male e Boris è piatta, unidimensionale, le situazioni in cui si trovano ripetitive rispetto ai libri precedenti, il testo zeppo di noiose ripetizioni su concetti e immagini.

La quarta di copertina informa che uno dei protagonisti, Mal, cacciato di casa dai genitori dopo la scoperta della sua omosessualità, ha passato l’inferno, costretto a vivere per strada e di espedienti poco edificanti. Oggi è malato e debilitatissimo. Soffre di una malattia di cui si vergogna e che non osa confessare a nessuno. Boris, l’altro protagonista, è un vampiro, trasformato in creatura della notte durante l’assedio di Leningrado. Abbandonato dal suo creatore, è diventato una sorta di assassino finché non ha incontrato Vincent, il capo Clan che lo fa rientrare nei ranghi. Mal e Boris sono compagni predestinati e non appena si incontrano l’attrazione si fa sentire.

Nella trama, però, non ho visto “l’inferno” vissuto da Mal, se non in qualche sprazzo, raccontato sommariamente e in maniera veloce dallo stesso; non ho sentito la sofferenza per una malattia che, anche se non conclamata, comunque crea problemi e dà disturbi notevoli: Mal va regolarmente all’università, segue le lezioni, fa le ore piccole e dopo, quando incontra il “suo vampiro”, sta alzato fino all’alba e di giorno scrive o va a lezione. Un ragazzo-bionico già di suo, insomma. Gli unici disturbi: sonnolenza e inappetenza. Il fatto che viva con vergogna la sua sieropositività viene raccontato molto ma mostrato pochissimo, e dalla vita che conduce non si comprende come faccia l’amico del cuore Liam a non sospettare nulla, visto che il ragazzo deve prendere, a ore diverse del giorno, un cocktail di pillole antivirali. Il dubbio che l’utilizzo della patologia HIV di cui soffre Mal sia stato usato solo a uso e consumo del finale della trama mi ha infastidito. Molto si sarebbe potuto inserire all’interno di questo romanzo riguardo a un tema esplorato sì, negli MM, ma mai abbastanza.

Al contempo, nemmeno la storia di Boris mi ha convinto. Anche questa viene trattata con superficialità, un racconto veloce tra una scopata e l’altra, mentre nella quarta sembra essere alla base del mistero della trama. A dire la verità sarebbe stato interessante sondare quell’epoca, vedere Boris in quei panni, sentire la sua di sofferenza e vivere un po’ del suo dolore di vampiro appena trasformato.

Invece l’autrice sceglie di dedicare uno spazio enorme a una trama – fotocopia di quella principale – di un romanzo che Mal sta scrivendo. Stesse storie, stesse situazioni anche se lievemente modificate, stessi amplessi. Perché di sesso in questo romanzo ce n’è a non finire e ahimè, spesso ho saltato pagine intere, sorvolando proprio su certe scene quasi tutte uguali.

Lo avevo notato anche nel romanzo precedente, ma qui si fa molto più evidente: le scene di azione sono un po’ deboli; una scena clou trattata in due, massimo tre paginette e in maniera sbrigativa, tanta la fretta di arrivare alla soluzione. Perché, si sospetta a questo punto della lettura che lo scopo vero della narrazione siano le… scopate finali.

Potrei dilungarmi su come la trama si sviluppi in maniera banale e poco accurata, ma sarebbe infierire. Tralascio i commenti sulle dinamiche di “sostentamento dei vampiri” (Boris e Mal si bevono sangue a vicenda e si cibano praticamente di se stessi), sulla parte della madre assassina e infingarda e delle soluzioni sbrigative adottate sia nel perpetrare la truffa ai danni di Mal che quelle per risolverla, sul linguaggio sboccato per tre quarti della narrazione, sui “falli che si animano di vita propria” all’incontro dell’altrui oggetto del desiderio, per concludere: peccato.

La prima serie, quella sugli Alpha e i lupi era carina, bene impostata. Anche il primo episodio sui vampiri, “L’Acrobata”, aveva lasciato ben sperare. Forse gli argomenti trattati non erano di particolare complessità e quindi si era potuti procedere con maggiore naturalezza. L’autrice non ha saputo raggiungere lo scopo prefissato nell’approfondire di più le tematiche e nel complicare leggermente la trama. Ha inserito argomenti che avrebbero richiesto un’accurata documentazione. Le situazioni di conflitto avrebbero necessitato di maggiore attenzione ai movimenti e alle azioni dei personaggi. Forse complice la fretta di pubblicare, data la richiesta a gran voce da parte del fan club, “Legami di famiglia” a mio avviso ha disatteso le aspettative.

Voto due stelline e mezzo.

OoO

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