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Recensione: La ragazza silenziosa, di Luigi Mancini

Manuel De Luca vive diviso a metà: da una parte la sua routine a Reggio Emilia, il lavoro da copywriter e la frequentazione del Kiss Café, gestito dalla bella barista Nicole; dall’altra i ricordi di un passato fatto di momenti felici, in cui le scene domestiche, l’esempio paterno e la dolcezza di sua madre si affiancano agli incontri intensi con una compagna di scuola. Quello per la ragazza silenziosa è un amore casto, fatto di sguardi e attese, un legame fortissimo che non ha mai avuto un esito. Ma il passato è destinato a riaffiorare nel corso di un’uscita con Grido, il compagno a quattro zampe di incantevoli passeggiate in campagna; Manuel sarà costretto a chiedersi se rivedrà mai la sua anima gemella: dov’è Giulia?

Titolo: La ragazza silenziosa.
Autore: Luigi Mancini.
Genere: Narrativa contemporanea.
Editore: Les Flâneurs Edizioni.
Prezzo: euro 10,20 (copertina flessibile).

Il silenzio di questa ragazza, nell’intenso romanzo di Luigi Mancini, irrompe assordante come ossimoro di un passato che nega il presente, o almeno lo rende pallido fantasma di quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

Manuel, abulico copywriter in una Reggio Emilia di “malinconiche panchine e chiese dormienti,” trascina le sue giornate tra il rimpianto per il calore di affetti domestici e il ricordo di Giulia, la ragazza silenziosa. Compagna di scuola con cui lo scambio di sguardi non ha saputo diventare colloquio, indimenticata a dispetto del decennio trascorso, assurta anzi alla dimensione di amore ideale, quasi che l’assenza abbia potuto unicamente alimentarne il desiderio.

Il quotidiano di Manuel si nutre del ricordo di Giulia, pare acquistare consistenza e colore solo in quel suo dissertare interiore attorno alla bellezza di lei e alla perfezione di quel loro amore non vissuto. Brevi parentesi di realtà si aprono all’interno del Kiss Caffè, il locale in cui il giovane inizia le sue giornate, osservando un’umanità costituita in fondo da “un branco di sconosciuti che si passano di fianco”, ignorandosi e poi perdendosi. Unica eccezione, Nicole, la proprietaria del bar, viva e vibrante di un sorriso più eloquente di molte parole. Ed è lei che, regalandogli un cucciolo abbandonato, ricongiunge il passato e il presente di Manuel: durante una passeggiata con il cane, lui trova una borsa seppellita in aperta campagna. È di Giulia, introvabile da giorni.

Casualità, un passato che non vuole morire, segni inquietanti di un dialogo che trascende la dimensione fisica? Tutto questo, forse. Sufficiente comunque per lanciare Manuel in una caccia che non ha nulla dell’indagine ma è piuttosto una ricerca sul significato dell’amore e sull’inesplicabilità della vita.

Un lungo racconto in cui alla narrazione della vicenda Luigi Mancini alterna intense riflessioni su un passato non vissuto, ma ben più vibrante del momento attuale. Giulia è descritta con una sorprendente pienezza di contaminazioni sensoriali, “nel silenzio liscio e costellato di nei” delle sue spalle, in quei suoi “occhi pieni di viali, alberi e foglie”, in un’età leggera illuminata da “l’oro della sua presenza fisica”.

Pagine che trasmettono, con appropriata originalità linguistica, un trasporto lirico e commosso che spesso pare esprimersi in versi, rivelando la mai sopita passione dell’autore per la poesia.

Traspare dal romanzo una poetica malinconica e intensa in cui l’amore di Giulia e Manuel esiste, e resiste, in una dimensione atemporale, contro la quale nulla possono le mete sfasate e i tempi perduti.

Anzi, il protagonista, in uno slancio tutto lacaniano, ama “il desiderio di desiderarla e non averla” perché, in fondo “la realtà non può contraddire il sogno, non ne ha la forza, non ne ha le prove”.

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Giusy Giulianini

Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna.
Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì?
Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato’.

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