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Recensione: La quarta inquilina, di Paolo Capponi

Nicole è fuggita dalle Marche per continuare l’università a Bologna, città che la travolge da subito con amicizie e tentazioni, tra cui il bel Filippo.
La sua nuova vita scorre come quella di un qualunque fuorisede, tra litigi con la coinquilina Genny e le difficoltà di mantenere una relazione a distanza con il fidanzato marchigiano; fino a quando, una notte, lei viene pedinata da uno sconosciuto che cerca di fotografarla di nascosto e Genny scompare nel nulla. Ed è allora che le cose cominciano a complicarsi.

Titolo: La quarta inquilina.
Autore: Paolo Capponi.
Genere: romanzo contemporaneo, romanzo new adult, narrativa italiana.
Editore: Caracò Editore, giugno 2016.
Prezzo: euro 4,99 (eBook).

Leggete la recensione di Amneris Di Cesare.

Quando conobbi mio marito, si era laureato a Bologna da pochi mesi. Viveva ancora con altri quattro inquilini, aveva una stanza tutta per sé in un appartamento con un soggiornino in comune, un bagno, una cucina appena appena abitabile in quella che viene definita “prima periferia”, vale a dire appena fuori dalla cinta muraria che delimita il “centro storico” cittadino. Nel frigorifero i cibi che le mamme calabresi di ciascuno studente inviavano tutti ben etichettati con sopra i nomi dei rispettivi proprietari di suddette vettovaglie. Io, bolognese doc, che l’università l’avevo frequentata per un po’ ma non tanto da entrare in contatto con la realtà dei “fuori sede”, imparai a conoscerla così, verso la fine di quell’avventura universitaria e dai racconti che lui e i suoi compagni facevano riguardo alle passate case dove avevano abitato e gli ex-inquilini con cui le avevano divise. Ricordo di aver provato una morsa di invidia molto forte: mi era stata preclusa un’esperienza che invece avrei voluto (nel bene o nel male) tanto vivere. Dividere un appartamento con altri studenti, l’ebbrezza di esser indipendente, libera da influenze e costringimenti genitoriali ma soprattutto la convivenza con estranei che, diversamente da te, avevano altre abitudini e difetti comportamentali.

Entrare nel libro di Paolo Capponi è un po’ come entrare in quell’esperienza con tutti e due i piedi.

Nicole è una brava ragazza “tutta casa e chiesa” marchigiana, che viene convinta dal fidanzato storico Christian a vivere l’avventura della “Grande Città Universitaria”  e a trasferirsi quindi a Bologna per la laurea specialistica. Dopo qualche giro di ricognizione alla ricerca di una stanza in appartamento dove stabilirsi, finisce  per prendere casa in un condominio di periferia, in appartamento insieme a Genny, ossessiva e compulsiva per la pulizia, Marco, coinquilino simpatico e molto alla mano e Tony, fidanzato misterioso di Genny, schivo e poco presente in casa. Frequentando la facoltà di Lettere, Nicole avrà poi modo di conoscere Linda, simpaticissima compagna di corso lesbica, Clara e Maddalena, “ggiovani” ragazze di oggi tutte “sballo e tacco dodici” e Filippo, giovane studente che attrae la protagonista al punto da mettere in crisi quasi immediatamente il rapporto con il fidanzato storico.

L’autore Paolo Capponi ha saputo creare una schiera di personaggi molto veri, credibili, perfettamente caratterizzati anche nelle sfumature – ho adorato la reazione di Nicole al funerale del padre della sua ex-compagna bulla. Qualcuno mi potrà guardare male, leggendo, ma lo scoprire l’esistenza di una “Nicole1” e di una “Nicole2” mi ha fatto fremere di aspettativa – rendendo efficaci le figure di tutti, dalla petulante Genny al misterioso Tony. Descrive poi un’atmosfera intrigante, fatta di serate nei locali della movida bolognese, fughe nella notte per le stradine della città sotto i portici del centro o appena appena illuminate dai lampioni delle strade di periferia; in questo libro si beve fino a ubriacarsi a Piazza Verdi e si smaltisce la risacca nelle aule austere e un po’ opprimenti ma silenziose della Biblioteca Universitaria. Il tutto mixato con tre parti suspense e un pizzico di mistero, una parte di thriller e due di noir in un cocktail che ha tutte le premesse per essere esplosivo.

Bella inoltre la scrittura disinvolta e contemporanea a metà tra il gergale giovanile e il regional-dialettale che però non sostituisce quella sicura e decisa dell’autore esperto.

Ho però trovato alcune parti difficoltose da seguire, specialmente nei dialoghi: spesso sono botta e risposta senza soluzione di continuità e a dialoghi “chiusi” dovrebbero essere letti in alternanza. Invece in più occasioni si fa fatica ad attribuire una battuta al primo o al secondo interlocutore e spesso non si comprende chi dica cosa e quando. Qualche intercalare a precisazione sarebbe stato forse opportuno.

Ma la più grossa critica, quella che mi fa abbassare di molto la valutazione dell’intero romanzo è il finale. Frettoloso, tirato via, senza una vera scintilla di stupore. Ovviamente non spoilero ma, nonostante la soluzione adottata potesse essere sulla carta interessante e geniale, trovo sia  stata utilizzata non a dovere e sicuramente il finale andava condotto in maniera più morbida rispetto alla versione tranchant che mi ha fatto voltare pagina pensando “ma dai, finisce davvero qui e così?”

Perciò un 3,5 stelline del tutto meritate che sarebbero aumentate di un punto intero se il finale fosse stato lievemente più completo.

AMNERIS DI CESARE

Potete trovare i romanzi di Amneris Di Cesare QUI.

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