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Recensione: La forma del buio, di Mirko Zilahy

«Una tensione narrativa che pochi scrittori sono in grado di garantire.»
La Repubblica

Roma è nelle mani di un killer capace di dare forma al buio. Le sue folli tenebre prendono vita nel rito dell’uccisione, le sue terribili visioni si trasformano in realtà tramite le sue vittime. Perché il mostro non si limita a uccidere: lui plasma, mette in posa, trasfigura ognuna delle sue prede in una creatura mitologica. Lasciando soltanto indizi senza un senso apparente, se non si è in grado di interpretarli. Di analizzare la scena del crimine. E tracciare un profilo.
Ma il miglior profiler di Roma, il commissario Enrico Mancini, non è più l’uomo brillante e deciso di un tempo. E la squadra che lo ha sempre affiancato non sa come aiutarlo a riemergere dall’abisso. Mentre nuove opere di quello che la stampa ha già ribattezzato «lo Scultore» compaiono nel­l’oscura, incantata Casina delle Civette a Villa Torlonia, nel vecchio Giardino zoologico e nell’intrico della rete fognaria romana, Mancini viene richiamato in servizio e messo di fronte a quella che si dimostrerà come la sfida più angosciante e letale della sua carriera.
O addirittura della sua vita.
Dopo il successo internazionale di È così che si uccide, Mirko Zilahy torna con una nuova, dirompente sfida al lettore, dipingendo una Roma mai così oscura e tormentata e valicando i confini del thriller con una scrittura potente e affilata. E con personaggi sempre più indimenticabili.

Titolo: La forma del buio.
Autore: Mirko Zilahy.
Genere: Thriller.
Editore: Longanesi.
Prezzo: euro 9,99 (eBook); euro 15,81 (cartaceo).

Un altro caso attende il miglior profiler di Roma, l’ispettore Enrico Mancini che, con l’aiuto della sua squadra, deve riuscire a fermare uno spietato serial killer soprannominato ‘lo Scultore’, dalla singolare abilità di dare forma al buio e di plasmare le sue vittime secondo il modello di creature mitologiche.

Mirko Zilahy, alle prese con il suo secondo romanzo, riesce a dar vita a un thriller emozionante e ricco di colpi di scena, catturando il lettore e trascinandolo dal mondo della realtà al suo immaginario. L’autore rende omaggio all’opera dello svizzero Carl Gustav Jung, uno dei padri della psicologia analitica, incentrando La forma del buio sui misteri della psiche umana e delle sue percezioni. E si rivela davvero abile nel focalizzare la storia sulla devianza di una mente perversa e nel catalizzare su questo aspetto tutta l’attenzione del lettore.

Sullo sfondo di una Roma di cui è facile contemplare l’eccellenza artistica – la Galleria Borghese e i capolavori di Tiziano, Caravaggio e Bernini – si muovono personaggi tutti in fase di cambiamento e pronti a subire una vera e propria metamorfosi.

Un thriller psicologico coraggioso che porta il lettore a scavare nel suo io interiore e a fargli compiere un autentico viaggio dell’anima, mettendolo a confronto con le sue paure e con le sue visioni.

Questo incredibile romanzo mi ha riportato alla mente un brano del grande Giorgio Gaber, I mostri che abbiamo dentro: direi che avrebbe fatto proprio al caso!

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Dario Brunetti

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