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Recensione: La bambola del Cisternino, di Diego Collaveri

Livorno. L’omicidio di una vecchia prostituta nei pressi del Cisternino risveglia nel commissario Botteghi ricordi sepolti dell’infanzia, tanto da divenire quasi una questione personale. Frustrato per gli scarsi risultati, non molla l’indagine neppure quando il Questore gli impone un caso più risonante. Un imprenditore edile, autore di importanti restauri storici della città, è stato trovato morto nel parco di Villa Corridi. Tra regolamenti di conti, inseguimenti nei sotterranei della città, un misterioso killer e un vecchio traffico di droga, le due indagini finiranno per intrecciarsi tra loro in un sottile gioco di parti, così inaspettato da mettere a dura prova le capacità investigative di Botteghi. Riuscirà il commissario a scoprire l’incredibile verità nascosta all’ombra dell’antico acquedotto Leopoldino? Un malinconico viaggio attraverso storie di vita cui non è concessa redenzione, cullati dalla melodia di una famosa canzone degli anni ’60.

Titolo: La bambola del Cisternino. Un’indagine del commissario Botteghi.
Autore: Diego Collaveri
Genere: Giallo
Editore: Fratelli Frilli Editori.
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 10,97 (cartaceo).

A Livorno, torna in pista il cupo commissario Botteghi, alle prese con un’indagine che gli risveglia mai sopiti ricordi d’infanzia.

Nei pressi del Cisternino, il serbatoio monumentale di Pian di Rota che fino alla fine dell’Ottocento alimentava la rete idrica di Livorno, viene rinvenuto il cadavere di una vecchia prostituta, Lucia Biagini, strangolata nel suo camper con un foulard.

Il commissario Botteghi prende a cuore questo omicidio, che per motivi non chiari a lui stesso sembra rammentargli qualcosa del suo passato, ma presto deve fare i conti con un secondo delitto, quello di un importante imprenditore edile che ha curato i più importanti restauri di edifici storici della città.

Il commissario viene pungolato dal Questore a dare priorità a questo caso, a discapito di quello della prostituta ma, ostinato, continua a indagare su entrambi, scoprendo ben presto che  gli omicidi sono intrecciati tra loro.

Quali verità si celano all’ombra dell’acquedotto Leopoldino? Tra inseguimenti, traffici sospetti, regolamenti di conti e un killer che colpisce a sangue freddo, di gatte da pelare il buon Botteghi ne deve affrontare tante, ma nondimeno riesce a spuntarla pur correndo più rischi del solito.

Sulle note di La Bambola, il celebre brano del 1968 che consacrò Patty Pravo, Diego Collaveri trascina il lettore nelle spire di questo giallo malinconico, in cui il protagonista è prima di tutto un uomo, con le sue debolezze e fragilità, e poi un commissario, scaltro e determinato. Accanto a lui ritornano i fedelissimi Busdraghi e Mantovan, tratteggiati con credibile incisività. Particolari le descrizioni della città, suggestive e coinvolgenti, brillanti i dialoghi ed efficaci a rendere la scrittura piacevolmente fluida.

Un romanzo costruito alla perfezione dove un ruolo importante è giocato dal passato del protagonista, con quel suo velo di tristezza, che lo rende accattivante. Penso anzi che chi leggerà questo romanzo s’immedesimerà con facilità e in lui, arrivando a vivere in prima persona le sue peripezie.

Un personaggio autentico per un giallo avvincente che vale la pena portare con sé. Cinque stelline.

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Dario Brunetti

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