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Recensione: L’imperfetta, di Carmela Scotti

Per Catena la notte è sempre stata un rifugio speciale. Un rifugio tra le braccia di suo padre, per disegnare insieme le costellazioni incastonate nel cielo, imparare i nomi delle stelle più lontane e delle erbe curative, leggere libri colmi di storie fantastiche. Ma da quando suo padre non c’è più, Catena ha imparato che la notte può anche fare paura e può nascondere ombre oscure. L’ombra delle mani della madre che la obbligano al duro lavoro nei campi e le impediscono di leggere, quella degli occhi gelidi e inquieti dello zio che la inseguono negli angoli più remoti della casa. Le sue sorelle sembrano non vederla più, ormai è la figlia imperfetta e il ricordo del calore dell’amore di suo padre non basta a riscaldare il gelo nelle ossa. Catena ha solo quindici anni quando decide che non vuole più avere paura. E l’ultima notte nella sua vecchia casa si colora del rosso della vendetta. Poi, la fuga nel bosco, dove cerca riparo con la sola compagnia dei suoi amati libri. È grazie a loro e agli insegnamenti del padre che Catena riesce a sopravvivere nella foresta. Ma nel suo rifugio, fatto di un cielo di foglie e di rami intrecciati, la ragazza non è ancora al sicuro. La stanno cercando e per salvarsi Catena deve ridisegnare la sua vita, la vita di una bambina che è dovuta crescere troppo in fretta, ma che può ancora amare di un amore forse imperfetto, ma forte come il vento.

Titolo: L’imperfetta.
Autrice: Carmela Scotti.
Genere: Narrativa contemporanea.
Editore: Garzanti.
Prezzo: euro 9,99 (eBook); euro 12,67 (copertina rigida).

Comprare questo libro è stata una scelta istintiva, cosa che ormai faccio raramente, abituata come sono a leggere recensioni ed esaminare pareri e commenti di ogni tipo prima di acquistare un romanzo sconosciuto. L’ho trovato al supermercato, ho letto la quarta di copertina  e, malgrado fosse evidente che non era il tipo di storia alla quale sono abituata, ho deciso che lo volevo leggere, e sono convinta che ne sia valsa la pena.

Una storia durissima, ambientata alla fine dell’800, in Sicilia. Un’epoca, e un ambiente, dove la donna  non contava nulla e, per assurdo, erano proprio le donne a portare avanti pregiudizi e usanze, soprattutto tra i poveri, la cui abissale ignoranza era coltivata e favorita dalla religione.

La protagonista, Catena, ha vissuto la propria infanzia con un unico punto di riferimento: il padre. Un uomo amorevole e innamorato dei libri che cerca di trasmettere alle figlie la passione per la parola scritta. Solo Catena è abbastanza grande da comprendere e fare proprio il fascino di quei suoni e non dimenticherà mai gli insegnamenti di suo padre.

Quanto è diversa questa bambina dalla società che la circonda… Una creatura dotata di una luce interiore che nessun dolore, nessuna atrocità riesce a spegnere. E non esistono dolori o atrocità che le vengano risparmiati.

Verrebbe da chiedersi: dov’è l’Umanità in questo libro? Dove sono l’amore per i figli, i legami di coppia, la compassione? Davvero siamo stati così? Perché la principale caratteristica di ogni donna e uomo di questo mondo sembra essere la ferocia?

Ferocia contro le donne e contro i bambini, l’altro elemento debole di una società che sembra totalmente priva di quelli che chiamiamo “sentimenti umani”. Nel leggere il libro veniamo messi di fronte a una realtà che abbiamo voluto dimenticare: l’idea che i bambini siano creature preziose è un concetto moderno.

In questa società arcaica, seppure lontana da noi solo un centinaio d’anni, i bambini non sono nulla, solo carne da macello, strumenti di lavoro, oggetto di desideri perversi. E nell’assistere alla crudeltà quotidiana di un mondo che fa parte del nostro passato, è inquietante pensare che nemmeno la nostra tanto sbandierata civiltà è riuscita a eliminare abusi e perversioni.

L’autrice ci immerge in questa storia di crudeltà con un linguaggio ricercato ed efficace; si percepisce l’amore per le parole, la profonda empatia con la lingua, usata con passione e abilità, cesellata con delicatezza oppure brandita come la più affilata delle lame. Con parole cariche di dolore e di bagliori di stelle, Carmela Scotti ci fa conoscere ogni cosa con gli occhi della protagonista, creatura dall’anima illuminata, scrigno di parole e sentimenti, che vorremmo disperatamente vedere ricompensata per tutto ciò che patisce, anche se, dentro di noi, sappiamo la verità.

Un romanzo forte, senza pietà nei confronti del lettore, ma che contiene un potente richiamo a qualcosa di molto più grande, una luce interiore che noi, piccoli esseri che si dibattono nell’impegno di vivere, possiamo solo immaginare.

Cinque stelline.

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Fernanda Romani

Fernanda Romani

Fernanda Romani è autrice della Saga Fantasy "Endora".
Socia di EWWA, collabora come "recensora" con il nostro Blog.

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