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Recensione: “Il Ritorno”, di Brad Boney

Titolo: Il ritorno.
Autore: Brad Boney.
Titolo originale: The Return.
Traduzione: Ugo Telese.
Genere: Romance M/M.
Editore: Dreamspinner Press (19 aprile 2016).
Prezzo: euro 6,13 (eBook).

Musica. Topher Manning raramente pensa ad altro, ma il suo lavoro diurno come meccanico non si sposa esattamente con le sue ambizioni da rock star. Se non troverà un modo per sbloccare tutte le canzoni che ha nella testa, la sua band si avvierà presto verso l’oblio.

Poi arriva il festival South by Southwest che, insieme a una macchina guasta, porta nella sua vita il critico newyorchese Stanton Porter. Stanton offre a Topher un biglietto per il concerto di Bruce Springsteen, dove un bacio esitante e le vibrazioni fantasma del cellulare del ragazzo danno il via a una storia d’amore che promette di andare al di là del possibile.

La valutazione di Amneris Di Cesare: tre stelline e mezzo.

Thopher è un meccanico venticinquenne di Austin, ridente cittadina del Texas. Di giorno lavora in officina, di notte suona in una band con i suoi amici di sempre. Sente di avere tante melodie nella testa che però non riesce a far uscire e a tradurre in canzoni. È bloccato. Fino all’incontro con Stanton Porter, un cliente dell’officina che poi scopre essere un famoso critico musicale, in città per un festival al quale Bruce Springsteen darà un concerto. Quando Stanton lo invita a quel concerto, Topher sente qualcosa dentro di sé liberarsi: è la musica bloccata o la sua ancora non certa identità personale? Topher non lo capisce subito, riesce solo a seguire la profonda attrazione che prova per quell’uomo così più grande di lui  e vivere quello che sembra essere un momento davvero intriso di magia.

Stanton è un uomo che ha vissuto in passato un grande amore, e proprio grazie a Bruce Springsteen. Un amore che ha poi perduto a causa di un male terribile, l’AIDS, malattia che nei primi anni ‘80 ancora quasi nessuno conosceva. Il suo amore per Hutch è stato immenso, passionale, forte anche se verso la fine era entrato in crisi. E non ha mai vissuto altre storie uguali in intensità e sentimento. Ma quanto incontra Topher, qualcosa di familiare, quasi un ritorno a casa, fa scattare in lui qualcosa. Che non sa bene come definire e che a tratti lo spaventa a morte. Topher è molto più giovane di lui. È bello, diretto al limite dell’aggressività, sicuro di sé. Tutte cose che Stanton a cinquant’anni non è più. Ma quel bacio che si sono scambiati durante una delle canzoni del Boss sue preferite ha sbloccato qualcosa in lui. Deve scoprire che cosa.

Il ritorno è un romanzo particolare, che vanta una certa complessità sia nella struttura – viene usata la tecnica del flash back – che nei contenuti. Attraverso un regolare altalenarsi tra passato e presente, il lettore conosce i protagonisti principali, Stanton, Hutch e, nel presente Topher, e anche un’impressionante quantità di personaggi minori che accompagnano la storia di quelle che si riveleranno essere due coppie: Stanton e Hutch, Stanton e Topher. Ma in realtà, i veri protagonisti di questo romanzo sono due: la musica e l’AIDS.

La musica è il collante che tiene insieme ogni frammento, presente e passato, di una narrazione a tratti veloce, a tratti lentissima: Topher è il frontman di una band indie; Stanton e Marvin, il suo migliore amico di sempre, sono critici musicali per grandi quotidiani nazionali e profondi conoscitori sia della musica contemporanea che quella classica. Hutch, il grande amore di Stanton, ormai scomparso da venticinque anni, invece, era un musicista fallito. La musica permea il testo e la narrazione con continue citazioni e riferimenti, passando dall’opera al rock anni ’60 passando dal folk e finendo al pop contemporaneo. I personaggi vivono grazie alla musica, della musica si nutrono e con essa addirittura giocano spesso.

L’AIDS, spettro lugubre che incombe sulla comunità gay, è il secondo tema portante. Attraverso l’esperienza e l’amore tra Stanton e Hutch nei primi anni ’80, scopriamo le paure, i tormenti, la rivolta e la sofferenza di molti personaggi che, vivendo in quegli anni, si ritrovano a subire le conseguenze devastanti di una piaga che ha decimato la popolazione statunitense, soprattutto giovanissima, di oltre un ventennio. Assistiamo impotenti all’umiliazione che i primi malati hanno subito attraverso i pregiudizi, il silenzio e la condanna della società e viviamo tutto il dolore delle perdite che in quegli anni erano inspiegabili tanto quanto ingiuste.

Un terzo protagonista di questo romanzo, forse, può considerarsi il soprannaturale, che si inserisce nella trama in maniera silenziosa, quasi impercettibile, ma la cui presenza, mano a mano che ci si inoltra nella lettura, diventa sempre più corposa e intrigante. In qualche modo tesse le fila, ma sempre con discrezione, tra una storia e l’altra, e comunque sempre senza dare mai conferma di esser presente oppure no.

L’autore ha saputo in ogni caso riprodurre le atmosfere di entrambe le epoche, attraverso flash in cui cantanti, canzoni, film e sit-com di entrambe le epoche compaiono a far da scenografia e corollario. I personaggi minori, in particolare Marvin, sono molto a fuoco anche se i componenti della band degli anni ’80 e quelli dei giorni nostri, a tratti si confondono, probabilmente per via dei nomi simili, utilizzati di proposito per suggerire collegamenti col soprannaturale.

Il ritorno di Brad Boney  è un romanzo interessante, che si legge con fervore, ma che forse in alcuni punti un poco annoia: le lunghe citazioni di cantanti e canzoni sconosciute ai non intenditori (e a un pubblico non statunitense) di musica americana spesso fanno venire voglia di saltare le pagine; l’accenno al soprannaturale, inoltre, forse proprio perché sempre sottinteso e mai completamente risolto alla fine, può in qualche modo risultare spiazzante per il lettore.

Ma nel complesso un romanzo ben scritto e soprattutto ben tradotto.

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Amneris Di Cesare

3 Commenti

  1. Luisa Nespolo
    10 maggio 2016 at 8:17 — Rispondi

    Io l’ho trovato un romanzo stupendo dall’inizio alla fine. I passaggi della musica li ho letti ascoltando le canzoni su You tube e cercando le traduzioni dei testi.
    Mi hanno fatto entrare ancora più nel libro.
    Un racconto di due epoche di musica e di vita.
    È un libro che mi entrato dentro e come pochi mi ha spaccato il cuore.
    Meraviglioso.

    • Babette Brown
      11 maggio 2016 at 15:39 — Rispondi

      Grazie, Luisa per questo commento così argomentato. Trovo interessante il modo che hai usato per seguire il romanzo “Il ritorno”.

      • Luisa Nespolo
        11 maggio 2016 at 15:48 — Rispondi

        grazie a te Babette, per il lavoro che fai per noi ^_^

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