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Recensione: Il profumo dei fiori di ciliegio, di Chiara Trabalza

Alice ha trent’anni, meravigliosi occhi verdi pieni di segreti e un passato doloroso che le ha lasciato molte cicatrici. Quando il dolore diventa troppo grande da sopportare, scappa via dalla sua casa e dalla sua vita, per rifugiarsi nella piccola Positano, dove vive sua nonna. E qui, dove l’aria è intrisa del profumo dei glicini e dei limoni e dove il mare parla al suo animo inquieto, Alice incontra Luca, un uomo schivo e solitario che sembra volerla evitare e tenere alla larga. Ma anche Luca nasconde un segreto doloroso, perseguitato dai fantasmi di un passato che si rifiuta di affrontare, ha chiuso le porte delle sue emozioni, per proteggersi da ferite nascoste che ancora sanguinano. Solo Alice riesce a toccargli il cuore. Quando lui la guarda incontra gli occhi più belli che abbia mai visto in tutta la sua vita, occhi profondi che sembrano capaci di capire i suoi tormenti. Occhi in grado di farlo innamorare.
Ma, per ricominciare ad amare, Luca e Alice dovranno affrontare le loro paure, lasciarsi il passato alle spalle e imparare a guardare di nuovo l’amore negli occhi, prima di rischiare di perdersi.
Una storia di dolore e speranza, di ferite e promesse, di fragilità e forza, di sofferenza e rinascita. Una storia d’amore romantica, dolce e intensa. Perché anche dalle cicatrici possono nascere un paio di ali per ricominciare a volare.
Bisogna attraversare la tempesta per tornare a vedere le stelle.

Qualche volta succede che, per quanto due anime cercano di sfuggirsi e di restare a distanza, se è scritto che devono stare insieme alla fine si incontreranno inevitabilmente. Non si può lottare troppo a lungo contro la naturale forza dell’attrazione. Non si può resistere per troppo tempo al richiamo del cuore.

Titolo: Il profumo dei fiori di ciliegio.
Autrice: Chiara Trabalza.
Genere: Romance contemporaneo.
Editore: self-publishing.
Prezzo: euro 1,99 (e-Book).

Alice è la protagonista del romanzo. Si è rifugiata a casa della nonna a Positano dopo la fine travagliata di un amore e la perdita di un bambino tanto desiderato. Dolori che si sommano a quelli passati e che le hanno scavato nell’anima profonde cicatrici. Luca invece è un barista silenzioso, che serve caffè ai clienti senza un sorriso e che in qualche modo colpisce Alice per, appunto, quel carattere così schivo e ombroso. Ma tra i due nascerà piano piano un’amicizia che sfocerà in un amore travolgente capace di lenire anche le più dolorose ferite che la vita ha inferto ai nostri eroi.

Una storia semplice, quella di Chiara Trabalza, in questo Il profumo dei fiori di ciliegio. Un amore non finito bene, una gravidanza rifiutata dal compagno ma benedetta dall’eroina che poi si ritrova a disperarsi per la perdita, improvvisa, del bambino, e il rifugiarsi in un posto a lei familiare, Positano, isolandosi a leccare le ferite con l’unica presenza consolatoria della dolcissima nonna Ester. E proprio lì dove non si aspetta ecco che arriva l’Amore, quello con la A maiuscola.

Storia semplice, dicevo, coadiuvata da una scrittura pallida, concetti espressi in maniera elementare, dialoghi anch’essi… scoloriti, di poca incisività, poca voce. Alcuni passaggi oltre tutto sono incerti anche come struttura grammaticale, le poche descrizioni difficili da focalizzare e spesso le tempistiche di azione non sono cronologicamente corrette o irrealistiche. Molte sono le descrizioni attraverso cliché e luoghi comuni, le ripetizioni di pronomi a iosa, concetti ribaditi più volte e a distanza di pochi paragrafi.

Ma nel complesso, le ridondanze e le involuzioni degne di rilievo sono abbastanza contenute. Il ritmo narrativo si mantiene a una velocità di crociera costante e monocorde fino alla fine del racconto. Nessuna particolare caratterizzazione, non un gesto, non un dialogo, non una particolare espressione dialettale o accento che mostri i personaggi che abitano la scena: l’ambientazione è Positano, famoso gioiello della Costiera Amalfitana. Viene raccontato come “piccolo presepe natalizio” d’inverno e d’estate “delicata tela di pittore” senza però davvero esser descritto, mentre bello sarebbe stato poter passeggiare nelle stradine che si inerpicano sulla roccia, osservarne i colori, assaporare gli odori che di sicuro, in un posto così ricco di suggestioni, spunteranno da ogni angolo, il mare è descritto come “azzurro, calmo, bellissimo”; la nonna della protagonista, dolcissima vecchietta che apparecchia tavole imbandite di ogni ben di Dio e dispensa consigli e massime di vita come un oracolo, in realtà è pressoché invisibile, non un accento, non una voce – e sì che essendo donna del Sud, abituata a vivere da sola, una personalità forte e verace dovrebbe averla, sarebbe valsa la pena leggerne gli umori e le battute che l’avrebbero umanizzata e resa tridimensionale. Questi forse i problemi maggiori in un romanzo che, sulla carta, avrebbe avuto più possibilità di riuscita. Invece la storia d’amore non decolla, non suscita interesse o scintille, non emoziona. Non si partecipa empaticamente alle sofferenze della protagonista, e già a metà del romanzo si fa fatica a proseguire.

Purtroppo una prova superata a fatica. Valutazione tre stelline.

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