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Recensione: Il pallonaro, di Luigi Romolo Carrino

I gay nel calcio non esistono. Nel mondo dei machi pallonari non ce ne sono. Il calcio è uno sport duro, contrasti accesi, aggressività e tanta cattiveria agonistica, senza contare che spesso si sta nudi negli spogliatoi.

L’attaccante napoletano Diego Di Martino ha realizzato il sogno della sua vita: il suo primo campionato di calcio in serie A. Sa di essere ricchione e lo sa anche il suo procuratore Marco Natti che per due anni gli ha organizzato incontri clandestini con marchette e venditori di sesso. Diego è stanco di sotterfugi, è stressato, si sente solo ed è facile possa commettere qualche passo falso e compromettere la sua carriera per sempre. È per questo che Natti gli rivela l’esistenza di una rete di insospettabili calciatori gay coordinata da Michael Feemors, il giocatore più virile e scontroso del campionato, e da Simone Ristagni, il centrocampista sposato e con prole della nazionale italiana.

Alla prima riunione Diego incontra Stefano Baldini, portiere della sua stessa squadra, e con lui comincia una relazione. Marisa, così è stata denominata la rete, permette di parlare di sé senza dover mentire, di trovare luoghi sicuri e persone fidate con cui fare sesso.

Ma non è soltanto questo: la rete ha uno scopo ben preciso e per questo ha regole e leggi precise, e prevede punizioni per chi viola la sua costituzione, proprio come un piccolo Stato. Una di queste regole impone che non esistano relazioni tra i suoi membri e Diego non ne comprende il motivo. È una notte di gennaio a rivelarglielo, quando un commando sequestra Diego e Stefano pestandoli a sangue, qualcosa che serve non tanto a interrompere i “vostri giochetti del cazzo”, come li definisce Giussy, il capo degli ultras della loro squadra, ma a non farli sapere a tutto il campionato.

Il pallonaro ruota intorno ai verdenero, una non meglio identificata squadra del Nord-Ovest, scoperchia un po’ di pentole sull’ipocrisia del mondo del calcio e racconta quello che nell’universo pallonaro sanno tutti, comprese l’omosessualità e la bisessualità di alcuni di loro.

Titolo: Il Pallonaro.
Autore: Luigi Romolo Carrino.
Genere: Narrativa contemporanea; Narrativa sportiva.
Editore: GoWare.
Prezzo: euro 4,99 (e-Book); euro 9,34 (copertina flessibile).

Romanzo che regala sensazioni contrastanti. Anticipo con il dire che la sottoscritta detesta il calcio. Sia come sport che come argomento di conversazione. Di solito, quando marito e figli si riuniscono attorno al televisore durante il week-end a guardare le partite – maratone di due giorni non-stop – mi chiudo in camera perché anche solo il brusio lontano della telecronaca mi disturba. Eppure almeno tre romanzi Lgbt ambientati nel mondo del calcio in giro per il mondo possono annoverarsi tra i miei preferiti in assoluto. Perciò, pur non apprezzando lo sport – e soprattutto non comprendendolo – ho scelto di leggere ugualmente questo romanzo perché attratta dal modo particolare di Carrino di scrivere e tratteggiare eventi e personaggi. Effettivamente le prime quaranta pagine sono state per me una sofferenza indicibile, una noia incredibile. Già ai primi elenchi di formazione e tattiche di gioco mi si sono incrociati gli occhi e, lo ammetto, più di una volta mi sono lasciata sedurre dal consiglio di Pennac di saltare le pagine. Lo confesso, quando si parlava di 4+2+2 e cross e fuori gioco (me lo avranno spiegato settecendododici volte, ma non sono mai riuscita a comprenderlo, perciò vi ho rinunciato) ho avuto reazioni contrastanti. Ma ho tenuto duro e sono stata premiata.

Passate le quaranta pagine di sofferenza, quando la narrazione si insinua con ostinata prepotenza nell’umana sofferenza personale di Diego, il protagonista, e le varie dinamiche del dietro le quinte del mondo del calcio iniziano a essere scoperchiate, la noia passa, l’occhio si fa più vivo e attento, la voglia di mollare scompare del tutto. Infatti da quel momento in avanti non ho mai più lasciato il libro e ho letto fino a tarda notte.

Carrino svela un mondo crudele e cinico e non fa sconti di nessun tipo. Neppure la storia sentimentale tra Diego e Stefano viene risparmiata. C’è, sì, una storia d’amore, un coming out in famiglia e con la squadra, la trama è piena di  incomprensioni e di sofferenza, ma non è un romanzo d’amore, non è un MM. Carrino viviseziona comportamenti e atteggiamenti di ciascun personaggio, li scruta, li espone, non protegge l’intimità di alcuno. La storia è intrigante e di sicuro non guarderò più “lo spogliatoio” su Sky con gli stessi occhi, da oggi in avanti.

E lo stile è finalmente qualcosa di nuovo. Incostante e spesso brusco, mescolanza di accenti regionali e pronunce falsate, aneddoti e tic, alti e bassi come sulle montagne russe. Non ci si annoia a leggere, non c’è il tempo neppure per uno sbadiglio, perché lo stile unico e anche un po’ irruento di Carrino non permette di adagiarsi a placidi rollii, ma dona quella sferzata giusta a cui il lettore satollo di storie un po’ tutte uguali anela, perché dopo aver letto tante storie scritte con andamento a velocità di crociera, un divoratore di libri ha bisogno di qualche scossa elettrica che lo tenga sul pezzo.

Valutazione: quattro stelline; una stellina in meno solo perché l’inizio è un po’ troppo faticoso da superare.

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