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Recensione: il “libroide” di Fabio Volo

Un “libroide” (Gianarturo Ferrari dixit) è qualcosa che ha la forma di un libro, è fatto della stessa materia di un libro, ma non è un libro. L’appellativo si adatta alla perfezione all’ultimo parto del genio che abita -ubriaco e strafatto- nelle vene di Fabio Volo. Quello che su Amazon, con un rigurgito di spericolata fantasia,  viene definito “scrittore”.

Ecco qui la mia recensione (parere personale, umorale e menopausico) di “A cosa servono i desideri“.

Memore della scottatura (euro 9,99) ancora sanguinante per l’acquisto improvvido dell’altra geniale opera letta tempo fa -ricordate la recensione all’ultimo romance di Andrea De Carlo?-, ho scaricato l’anteprima che Amazon mette a disposizione. Strano, mi sono detta, così poche pagine? Di solito Nostra Signora dei Libri è più generosa. Quattro paginette, giusto l’introduzione.

Uhm… vediamo un po’ la sinossi: “Forse i desideri non sono una cosa da realizzare, una meta da raggiungere, ma il carburante per metterci in moto.” Prendendo spunto da un suo vecchio taccuino ritrovato, Fabio Volo ha raccolto le citazioni, le domande e i pensieri che lo hanno aiutato.

Ok, sono pronta per l’anteprima (le famose quattro-paginette-quattro): “… dentro una scatola ho trovato un taccuino, uno di quelli neri con l’elastico a vista. Mi sono seduto sul divano e non sono più riuscito a chiuderlo, l’ho letto tutto d’un fiato.”

Seguono citazioni di Khalil Gibran, John A. Shedd, Saul Bellow, Mark Twain, Fernando Pessoa, Albert Camus… che, l’avrete capito anche voi, occupano una fetta consistente di quelle quattro-paginette-quattro. Bene, Fabio, e poi? (*)

E poi… e poi… Il libro l’ho visto, pagina per pagina, in una trasmissione televisiva. Una pagina = una domanda. Seconda pagina = seconda domanda. E così via per 100 e più pagine. Tutte le domande che hanno fatto di Fabio Volo l’uomo che egli è adesso.

Lo confesso, non ho voluto crederci. Ho comprato il libro (sì, mi bruciano quegli euro sborsati) e l’ho “visionato” (“letto” è un termine eccessivo, ne converrete anche voi!).

Uno spreco di cellulosa mostruoso, di cui si è reso colpevole l’autore, con la connivenza della Casa editrice Mondadori. D’accordo che il denaro non puzza (pecunia non olet, giusto per rimarcare che il classico l’abbiamo frequentato, eoni fa), ma chiedere euro 6,99 per l’e-book ed euro 12,00 (con lo sconto del 15%, fanno 10,20) per il cartaceo… Bene, è una presa per i fondelli colossale. E scrivo “fondelli” perché è Natale.

Non compratelo, bruciate i soldi piuttosto. Meglio: comprate un “libro”, uno vero, con una bella storia dentro. Rifiutate di farvi prendere in giro.

P. S. In mezzo a un mucchio di recensioni negative, ho trovato quella a cinque stelline di un lettore entusiasta:

Nonostante le recensioni pessime ho voluto acquistarlo comunque!
Non penso sia stato furbo Fabio Volo o stia lucrando sulla gente!
Questo libro puo essere preso come viaggio interiore,alla ricerca di sè stessi,per migliorarsi e migliorare!
Sicuramente ci sta la delusione per non avere piu di 100pagine da leggere ma secondo me se preso per quel che è rappresenta sicuramente un’ottimo modo di conoscere meglio sè stessi!
Sicuramente è ancora presto per dirlo,ma provando a rileggere il libro (e le risposte date) tra qualche anno si potranno sicuramente vedere com’e cambiata la propria vita…se in meglio o peggio e quindi agire di conseguenza!
Per me ottima soluzione e regalo di Natale!
Il libro va capito!
5 stelle…Nulla da eccepire!

Gli avrei voluto rispondere “Se proprio deve scriverlo così, scelga -per favore- “sé stessi”, non “sè stessi”. “Un’ottimo” è un erroraccio da penna blu e dietro la lavagna. Idem “puo” al posto di “può”. Un soggetto singolare pretende un predicato singolare. Una recensione, caro signore, dovrebbe essere scritta in italiano standard. Capisco le cinque stelline all’ultimo libro di Fabio Volo.”… ma ho lasciato perdere. In fondo, il gentile signore di solito recensisce a manetta biciclette e aggeggi elettronici. Questo è il suo primo parere su un “libro” (ok, “libroide”). Bisogna capirlo.

(*) Amazon, a un certo punto, presa da pietà per i lettori (ahahah), ha aggiunto:

Nella prima parte racconto chi e cosa mi ha dato il coraggio di inseguire i miei sogni, ci sono frasi, citazioni, parti di libri che mi hanno aiutato. Amici invisibili che avevano la forza di raccontare i sentimenti e i turbamenti che avevo dentro e che non riuscivo a esprimere, non riuscivo a raccontare.

La seconda parte del libro è fatta da domande. Domande alle quali a distanza di anni cerco di dare una risposta per aggiornarmi su me stesso. Per non avere idee vecchie e sbagliate di me stesso. È un libro interattivo quasi un gioco.

Ecco, non me ne ero accorta: il “libroide” è un gioco interattivo. Bastava spiegarlo.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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