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Recensione: Gli Amori dei Bawden (serie), di Sarah Bean

Succede. Una legge le recensioni di Teresa Siciliano (L’Artiglio Rosa) e compra i romanzi consigliati. È accaduto così anche con i quattro volumi che compongono la Serie “Gli amori dei Bawden”.

Di chi e che cosa parla questa serie? Leggete qui di seguito.

“Amore, scrivimi!”

È possibile innamorarsi di un uomo solo perché è un marchese, scrive delle belle lettere e la sua miniatura mostra un viso attraente e penetranti occhi neri? E se lui non fosse chi dice di essere? E se lei non fosse chi dice di essere?
Una divertente storia di amori e reciproci inganni sotto il cielo d’Inghilterra.

Chi è questa Miss Emmaline Woodward che, da un oscuro villaggio chiamato Rutherfield, sta intrattenendo un rapporto epistolare con suo zio Felsham? È quello che si chiede Maxwell Bawden, Marchese di Edgerton. Di sicuro una smorfiosa interessata alla sua fortuna, come altre che si sono succedute nei decenni. Stavolta però la faccenda è più pericolosa, perché si tratta di una signorina di buona famiglia e non di una commessa o una cameriera, il genere di fidanzata preferita dallo zio. È necessario che la tresca sia stroncata prima che la situazione precipiti. Arrivato a Rutherfield, Maxwell si scopre al centro di un intreccio più complicato del previsto. Perché, secondo le lettere, il corteggiatore di Miss Emmaline non sarebbe l’anziano Lord Felsham, ma il giovane e attraente Marchese di Edgerton… e cioè, lui stesso. E mentre Miss Emmaline si rivela stranamente non interessata a Max, la sua bella zia Emily sembra di diverso avviso… o lo sarebbe, se non insistesse con ostinazione a cercare di combinare il matrimonio tra il riluttante marchese e la propria altrettanto riluttante nipote.

“Amore, baciami!”

Se potesse fare di testa sua, Tristan Bawden vivrebbe nella felice condizione di raffinato nullafacente, come si addice al figlio cadetto di una nobile famiglia. Questo, se il suo fratello maggiore, il Marchese di Edgerton, non l’avesse destinato alla poco desiderabile carriera di ecclesiastico: la morte sociale, per un giovane con ambizioni di eleganza. Un matrimonio d’interesse con una bella ragazza di buona famiglia potrebbe essere la sua salvezza… se dei riccioli rossi e delle graziose fossette non rischiassero di fargli riconsiderare quella seccante faccenda della carriera. Fossette e riccioli che appartengono però a una ragazza su cui una persona del suo rango non dovrebbe mai posare gli occhi, a meno di non mettersi contro il suo mondo… e soprattutto, suo fratello, il marchese!

“Amore, sposami!”

Dopo tre anni passati in mare, Edmund, figlio terzogenito della famiglia Bawden, torna a Edgerton Ridge, la casa da cui è fuggito in seguito a una tempestosa lite con il suo fratello maggiore, il Marchese di Edgerton. E qui il nuovo capo delle scuderie lo scambia per lo stalliere che sta aspettando. Non sentendosi ancora pronto ad affrontare la sua famiglia, Edmund decide di non svelare l’equivoco e di presentarsi sotto falso nome, per darsi il tempo di guardarsi attorno. Sono cambiate molte cose, nei tre anni in cui è stato lontano. La famiglia è cresciuta, dei membri si sono sposati, hanno avuto figli… acquisito parentele… Come quella graziosa Miss Emmaline che si aggira immusonita per Edgerton Ridge, con l’aria di avere a noia la vita stessa. E chi potrebbe biasimarla? Dopo due Stagioni londinesi non ha ancora trovato il gentiluomo in grado di farle battere il cuore e rischia seriamente di finire a far la polvere sullo scaffale. Ma dove un gentiluomo non è riuscito, forse potrebbe farlo un rude e brusco vicecapo di scuderia…

“Amore, perdonami!”

Cinque anni prima, Lady Elizabeth Bawden era sfuggita a uno scandalo, quando il fratello maggiore l’aveva rincorsa fino a Gretna Green separandola dall’uomo che avrebbe voluto sposare. Lucien non era stato che un maestro di ballo, e francese per di più, e una gentildonna come lei non poteva abbassarsi a una simile mésalliance.
Da allora Beth non si è più interessata a nessun uomo e la sua situazione preoccupa i famigliari, che decidono di mandarla a soggiornare a Rutherfield dai loro parenti acquisiti, i Woodward. Un breve periodo lontano da Londra non potrà farle che bene. E proprio a Rutherfield Beth fa la conoscenza di un gentiluomo russo, il Conte Alexander Dimitrov, che per la prima volta da anni sembra attirare il suo interesse. Il gentiluomo è reduce dalla battaglia di Waterloo, dove ha subito diverse importanti ferite. La più grave, però, potrebbe essere quella che gli è stata inflitta da una gentildonna inglese…

Una famiglia, quella degli aristocratici Bawden, e il villaggio di Rutherfield sono i due pilastri su cui si regge la struttura della serie. Roberta Ciuffi si prende una vacanza dal mondo delle case editrici e approda con questa serie al self publishing. Con risultati oltremodo lusinghieri. Basta leggere le recensioni (con tante stelline) di Teresa Siciliano per rendersene conto.

Quattro storie si intrecciano l’una all’altra, coinvolgendo i quattro fratelli Bawden: il capo famiglia  Maxwell, marchese di Edgerton, Tristan, Edmund ed Elisabeth.

Che cosa ci fa quel paesino sperduto nei romanzi? Ebbene, proprio là hanno inizio le quattro storie d’amore. Con uno scambio epistolare dal duplice inganno, una mesaillance o due, molti curiosi, cavalli, figlioli prodighi e spie improbabili.

Si nota che Roberta Ciuffi / Sarah Bean si è divertita a scrivere queste storie. Ha lasciato le briglie sciolte alla propria fantasia e si è gettata a capofitto in trame intricate, anche se legate a filo doppio alle regole del romance: lui e lei si incontrano, si amano, devono affrontare rischi e guai, coronano il sogno d’amore. Ebbene sì, il lieto fine è obbligatorio. Guai se così non fosse.

L’ambientazione avvolge come un comodo abito da casa le vicende: dalla Londra dei salotti esclusivi, alle dimore ancestrali, alle casette di paese e all’immancabile canonica. Numerosissimi i personaggi che si muovono in questi scenari, tutti descritti con divertito affetto dall’autrice, anche i più insignificanti. Non dimenticate i cavalli, che avranno una parte considerevole in uno dei romanzi.

L’amore c’è, quasi a ogni pagina: tormentato, allegro, litigioso, appassionato. Nessuna scena di sesso… e starei quasi per strillare “Meno male!”, perché ho fatto indigestione di erotici nelle ultime settimane. Un po’ di astinenza ci vuole. Poca.

Avrete capito, arrivati a questo punto, che non posso fare altro che confermare il giudizio positivo dell’illustre recensora che mi ha preceduto. Quattro stelline belle piene.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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