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Recensione: Gabbia per uccellini, di S. M. May

Mai sottovalutare un acquazzone di primavera. Quando Rey Morales, studente all’università di La Salle, Philadelphia, esce a festeggiare l’ultima vittoria della squadra di baseball, può solo aspettarsi una serata rilassante insieme ai compagni e tifosi, piena di musica e birra. Ma la pioggia continua a cadere incessante, e Julien, l’uomo più affascinante di tutto il locale, si offre di accompagnarlo sino al campus. Che c’è di male ad accettare quel passaggio? Al suo risveglio, Rey si ritrova senza vie di fuga e senza difese. Un uccellino chiuso in gabbia, con un padrone esigente che vuole prendersi cura di lui. 209 notti che valgono una vita. Quando Matthew Forsyth, ambizioso sostituto procuratore della città, si vede assegnato il caso Morales, può solo pensare che sia iniziato uno dei periodi più fortunati della propria carriera. Niente di meglio che un processo facile e sensazionale, per garantirsi promozioni e successo. Che c’è di male ad accettare quell’incarico? Peccato che non sia così facile capire chi, tra la vittima e l’imputato, sia l’individuo più pericoloso in aula. 209 notti su cui manca una verità certa. Due presunti colpevoli. Un processo che nessuno vuole vincere davvero. Una gabbia invisibile che imprigiona ancora. E un’unica domanda: chi tiene davvero la chiave?

DISCLAIMER: questo non è un romanzo d’amore. Contiene scene esplicite e taluni episodi di violenza psicologica e sesso non consenziente che sono necessari per il contesto, anche se potrebbero risultare fastidiosi per lettori particolarmente sensibili. Lettura +18


Titolo: Gabbia per uccellini.
Autrice: S. M. May.
Genere: Romance M/M. Legal Thriller.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 2,99 (eBook); euro 10,00 (copertina flessibile).

Una festa, qualche bicchiere di troppo, un uomo bellissimo che non ti toglie gli occhi di dosso. Ci sono tutti i presupposti per una storia di sesso, di quelle che ti lasciano il caldo dei baci e della notte addosso. Invece, per Rey Morales è l’inizio di un incubo che durerà duecentonove giorni. E duecentonove notti.

Alla mercé del suo rapitore, Julien, subirà un lento e inesorabile addomesticamento, che lo porterà a lottare fra l’attrazione velenosa per colui che dispone del suo corpo e il desiderio di fuggire e recuperare la propria anima.

La liberazione dalla gabbia e un’accusa di tentato omicidio portano Rey a contatto con Matthew Forsyth, il sostituto procuratore cui è stata affidata l’accusa e che, ben presto, si rende conto di quanto scotti la “patata bollente” che i pezzi grossi gli hanno affibbiato.

Con questo nuovo romance Male to Male, S. M. May si cimenta con un genere che non aveva mai affrontato prima, ma che si rivela esserle congeniale: un legal thriller che ci acchiappa alla prima pagina e non ci molla più sino al termine.

Non vi racconto niente della trama, del resto la sinossi è abbastanza rivelatrice e stuzzicante. Aggiungerò solo che, se amiamo Rey e Matthew, non riusciamo a odiare abbastanza Julien e il suo amore malato. Tre protagonisti di assoluto livello, nella cui psiche rovistiamo con l’entusiasmo di un cacciatore di tesori, portati per mano dall’autrice che sempre più si rivela un’affabulatrice di prim’ordine. Ottimi i comprimari.

Gli articoli del Blog sull’opera di S. M. May

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. S.M. May
    6 novembre 2017 at 8:50 — Rispondi

    Ma grazie, Babette! Ti adoro ancor di più per il titolo di “affabulatrice”, perchè è proprio ciò a cui ambisco. Voglio che la gente si immerga nei libri e se li gusti sino all’ultima pagina, nel bene e nel male 🙂

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