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Recensione: Dove c’è fumo, di L. A. Witt

Allora, partiamo dal presupposto che questo non è il romanzo adatto a qualcuno che ha smesso di fumare o sta pensando di farlo: se siete tra questi, desistete, o fateve ‘na canna, è meglio. Anthony fuma in continuazione ed è un miracolo se sono arrivata alla fine senza un enfisema polmonare (lui però se la rischia e, per lo meno, se ne rende conto…)

Dunque, Anthony, che ho immaginato come uno di quegli uomini nevrastenici, fighi, ma troppo “lavoratori” per ostentarlo (e infatti non te ne accorgi e vedi soltanto la stronzaggine inside) è uno che di politica ne capisce. Talmente tanto che è un “direttore d’orchestra” perfetto per chiunque voglia vincere le elezioni, qualsiasi esse siano. Per questo viene chiamato dal signor Cameron, un tronfio ex governatore della California, convinto che il mondo sia ai suoi piedi per naturale inclinazione: Anthony dovrà curare la campagna elettorale di suo nipote Jesse fino a condurlo alla vittoria contro il repubblicano ignorante di turno (ma sarà un caso, o la Witt è in effetti una di noi?)

Ora: Jesse è un – manco a dirlo, ovviamente – figo, di quelli che ti strapperesti le mutande in mezzo alla strada senza nessuna vergogna; è sposato con una donna meravigliosa ma, a quanto pare, anoressica e nevrotica – dall’animo così nobile e dolce, però, che ci chiediamo se soffrisse già di doppia personalità prima, o se sia diventata così dopo aver conosciuto Anthony (che ci potrebbe stare, perché con quell’accendino, ragazze, ‘no sganassone glielo avrei dato volentieri pure io).
Ma Jesse non è etero come suo zio vuole far credere alla California intera – oh, oh – e la passione tra lui e il suo campaign manager scoppia tra un ascensore e una limonata. E, ragazzi: passion pura.

Mi è piaciuto il romanzo? Direi di sì. È davvero ben fatto e, nonostante qualcosa che mi ha lasciato perplessa, scorre che è una meraviglia. Forse troppo influenzata da Diplomazia di Zara Owens – credetemi: se non lo avete letto correte ai ripari perché è da orgasmo puro – sono un po’ critica verso la facilità con cui la storia d’amore tra Anthony e Jesse si svolge. Non ci sono veri e propri contrattempi o impedimenti ai loro incontri di letto, nessuna angoscia reale di essere scoperti; anche la “talpa” di cui si parla spesso, alla fine non fa nulla. Non emerge niente della sessualità di Jesse, non c’è nessuna “gola profonda” che spiffera tutto, e questo mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca. A un tratto ho quasi sperato che l’assistente personale di Jesse si rivelasse la stronza di turno, ma nada, e alla fine il cattivo era abbastanza prevedibile. Che ci volete fare: le storie d’amore mi piacciono sofferte.

La tematica della violenza domestica mi ha fatto storcere un po’ la bocca, e non perché non creda al fatto che ci siano donne manipolatrici e “carnefici”, ma perché la situazione è sembrata tirata per i capelli e, alla fine, lasciata andare un po’ all’acqua di rose. Chi mi conosce sa che sono abbastanza sensibile all’argomento, quindi credetemi se vi dico che mi ha lasciato perplessa. Oltretutto è un argomento talmente delicato che dovrebbe trovare molto più spazio.

Alla fin della fiera, posso dire (ok, scrivere) che il romanzo è ben scritto (e tradotto) e narra una bella storia d’amore a happy ending, che si fa leggere e apprezzare.
Le mie sono tre stelline e mezzo tendenti al quattro, ma solo perché, essendoci tantissimi libri che prendono spunto dalla vita politica statunitense, un autore, o un’autrice, per “acchiappare” deve fare davvero di più. Witt si è accontentata, secondo me, di portare a casa un bel risultato senza osare.

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Titolo: Dove c’è fumo.
Titolo originale: Where There’s Smoke.
Autore: L. A. Witt.
Traduzione: Barbara Belleri.
Genere: Romance M/M.
Editore: Triskell Edizioni.
Prezzo: euro 5,24 (e-book).

Anthony Hunter si chiede che diavolo gli è saltato in mente di accettare di condurre la campagna di un candidato inesperto perché venga eletto Governatore della California. Non appena incontra il bellissimo, carismatico – e sposato – politico, l’attrazione si scontra immediatamente con la sua solida professionalità, e Anthony si rende conto di trovarsi in una situazione molto difficile.

A Jesse Cameron non piace l’idea di presentarsi come un candidato retto e felicemente sposato, ma suo zio, ex senatore, insiste col dire che questo gli darà un vantaggio sul suo rivale. L’unico problema è che il matrimonio di Jesse è finito, ed esiste solo per mantenere intatta la sua facciata eterosessuale. Oh, e poi c’è il piccolo dettaglio che riguarda la sua innegabile attrazione verso l’estremamente sexy campaign manager. O il fatto che quell’attrazione sia molto, molto reciproca.

Non ci vuole molto prima che la tentazione esploda in una rovente relazione segreta, ma sotto il microscopio dei media e lo scrutinio del pubblico votante, Anthony e Jesse riescono a nascondersi solo fino a un certo punto. E questo è uno scandalo al quale una campagna non può sopravvivere…

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