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Recensione: Dipende da dove vuoi andare, di Stefania Convalle

Una sola domanda e una sola risposta: “Che strada dovrei prendere?”. “Dipende da dove vuoi andare.” Anna è misteriosamente scomparsa e Luca, il suo compagno, ora ama Maria. Il destino delle due donne è legato da un doloroso segreto: attraverso canali invisibili e misteriosi, Anna condurrà Maria alla verità. Un romanzo che esplora l’amore violento, che non sa nascondersi né finge compromessi. La denuncia di un tema scottante e di grande attualità.


Titolo: Dipende da dove vuoi andare.
Autrice: Stefania Convalle.
Genere: Narrativa italiana.
Editore: goWare, Collana Pesci Rossi – Noir.
Prezzo: euro 4,99 (e-Book); euro 9,34 (copertina flessibile).

Dipende da dove vuoi andare… Già, è quello in effetti che mi chiedo e che mi sono chiesta leggendo questo romanzo. La mia non sarà una recensione positiva, ma lascio ai lettori la possibilità di valutare loro stessi il testo. Ho letto tanti pareri positivi, quindi forse sono io a essere particolare in questo frangente.

Ho sempre trattato l’argomento “femminicidio”, ho sempre sentito dentro di me la voglia di mutare qualcosa nella società, in relazione a questa piaga sociale che coinvolge tutti, non solo le vittime e i carnefici; e ho sempre visto di buon occhio, anche se critico, i manoscritti volti a spiegare e far emergere la psicologia che entra in gioco in relazioni malate o, quanto meno, sbilanciate. Quando mi è stato proposto di leggere questo libro di Convalle, quindi, sono stata animata da tutte le buone intenzioni.

Disattese, in larga parte.

Sapete, spiegare a chi non è passato per il calvario della violenza psicologica, o fisica, cosa entra in gioco, cosa spinge a comportarsi in determinate maniere, non è mai facile; e tentare di comunicare le emozioni che si agitano in entrambi i protagonisti, a maggior ragione, risulta ostico. Ed è tale anche per chi in situazioni di pericolo ci si è trovato davvero. Entrare nella mente del carnefice, o della vittima, presuppone uno studio accurato e un senso della comunicazione ampi, perché ci sono in ballo tantissimi fattori, non ultimo quello di spiegare e sensibilizzare sull’argomento. Non metto in dubbio l’intento dell’autrice, e non metto neanche in dubbio il fatto che si sia documentata a sufficienza, ma dal momento che il femminicidio, e più in generale la violenza, risentono di moltissimi pregiudizi ancora compromettenti, credo che mirare a un contesto semplice sia basilare.

Il testo è scritto bene e non presenta pecche a livello grammaticale, ma la trama in sé genera tanti di quegli interrogativi che ancora adesso, in me, non hanno trovato risposta.

Per esempio. Perché esporre una storia con quattro punti di vista diversi, se non di più, senza neanche metterli in evidenza? A ogni capitolo non si sa mai chi parlerà e perché, e questo crea una confusione nel lettore che non giova affatto alla fruibilità della trama. A me ha dato un fastidio atroce.

Perché inserire dei contesti quasi paranormali, farcendo tutto con mistiche presenze, religione, fede, fantasmi, messaggi dall’aldilà? Già l’argomento è complesso, mettere troppa carne al fuoco significa creare un’accozzaglia di cose difficili da armonizzare tra loro.

Perché tentare di spiegare il punto di vista del carnefice, facendolo passare una volta per pazzo, una volta per lucido, una volta per… disagiato? Si corre il rischio di fornire al lettore degli input sbagliati che non solo non aiutano a capire il perché e il come, ma ridicolizzano, in alcuni frangenti, l’essenza stessa della complessità caratteriale con cui una vittima ha a che fare. La doppia personalità non è semplice da rendere, e si poteva ottenere molto di più mostrando le azioni di Luca attraverso le due protagoniste, anziché rendere lui stesso uno dei narratori centrali.

Forse sono strana io, forse sono troppo “coinvolta emotivamente” per riuscire a essere obiettiva, come dicono alcuni, ma devo essere sincera: a me questo libro non è piaciuto. E non per la storia, non perché sia scritto male, ma perché non ho capito davvero dove volesse andare l’autrice. Le potenzialità ci sono, ma il testo andrebbe a mio avviso rivisto e strutturato in maniera differente.

Le stelle sono due.

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Federica D'Ascani

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4 Commenti

  1. Stefania Convalle
    5 luglio 2017 at 8:37 — Rispondi

    Grazie a Federica per il tempo che ha dedicato al mio romanzo. Non starò qui a replicare le interessanti osservazioni perché, com’è giusto, lo scrittore scrive un romanzo e poi non è più suo ma del lettore. Posso non essere d’accordo con diversi punti, ma poco importa.
    Grazie ancora.
    Stefania

  2. Stefania Convalle
    5 luglio 2017 at 12:58 — Rispondi

    Avevo scritto un commento, ma non lo vedo più: ossignur!! Va beh, ringraziavo Federica per il tempo dedicato al mio romanzo; non entrerò nel merito delle osservazioni perché sono le sue ed è giusto accettarle, da parte mia, senza stare qui a ribattere;-)

    Quindi, grazie a Federica e spero che questo commento sia pubblicato in quanto voce dell’autrice 🙂

    Stefania Convalle

    • Babette Brown
      5 luglio 2017 at 18:20 — Rispondi

      Ciao, Stefania. I commenti vanno approvati dalla sottoscritta (e oggi ero un po’ fuori, con mille cose per la testa). Come vedi, li ho approvati entrambi (scusa il ritardo). Un ringraziamento: capita di rado che un’autrice accetti con così buona grazia una recensione negativa. Ti leggeremo con piacere, nel futuro, anche per questo. Buona giornata.

    • Federica D'Ascani
      5 luglio 2017 at 18:48 — Rispondi

      Ciao, Stefania, grazie a te. Guarda, sulla recensione sono stata anche stringata, avrei voluto dilungarmi, ma non posso scrivere pagine e pagine, altrimenti non avrebbe più senso (alla fine è il mio parere, ma spero sempre che i lettori siano tanto incuriositi da prenderlo, leggerlo, e farsi un’opinione propria. E ben venga essere smentita, se con argomentazioni valide!). Grazie per la tua risposta e per la cordialità con la quale lo hai fatto.
      In ogni caso scrivi bene, davvero, quindi vai avanti tutta! 😉

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