Recensioni

Recensione di Lidia Calvano: Una famiglia quasi perfetta (Jane Shemilt)

Titolo: Una famiglia quasi perfetta
Autrice: Jane Shemilt
Genere: giallo/thriller
Pagine: 318
Editore: Newton Compton Editori (27 marzo 2015)
Prezzo: euro 1,99 (ebook); euro 9,90 (copertina flessibile)
http://www.amazon.it/famiglia-quasi-perfetta-eNewton-Narrativa-ebook/dp/B00VB3YZRO/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1451378115&sr=8-1&keywords=una+famiglia+quasi+perfetta

Jenny è un medico, sposata con un famoso neurochirurgo e madre di tre adolescenti. Ma quando la figlia quindicenne, Naomi, non fa ritorno a casa dopo scuola, la vita perfetta che Jenny credeva di essersi costruita va in pezzi. Le autorità lanciano l’allarme e parte una campagna nazionale per cercare la ragazza, ma senza successo: Naomi è scomparsa nel nulla e la famiglia è distrutta. I mesi passano e le ipotesi peggiori – rapimento, omicidio – diventano sempre più plausibili, ma in mancanza di indizi significativi l’attenzione sul caso si affievolisce. Jenny però non si arrende. A un anno dalla sparizione della figlia, sta ancora cercando la verità, anche se ogni rivelazione, ogni tassello sembra allontanarla dalle certezze che aveva. Presto capisce che le persone di cui si fidava nascondono terribili segreti, Naomi per prima. Seguendo le flebili tracce che la ragazza ha lasciato dietro di sé, Jenny si accorgerà che sua figlia è molto diversa dalla ragazza che pensava di aver cresciuto…

La mia valutazione: * * * *

La prima volta che vidi questa geniale copertina fu durante un seminario sull’ebook marketing. La relatrice (non a caso Babette Brown) l’aveva proiettata come esempio di immagine efficace, e riflettemmo tra partecipanti su quanto risultasse, insieme al titolo, accattivante e invitante. In effetti mi incuriosii del libro, ne lessi trama, recensioni, estratti, dimenticandone altresì completamente editore e autore; qualcosa tuttavia non mi tornava, forse il timore di un prodotto anglosassone troppo costruito e confezionato ad hoc, insieme alla stabile presenza ai primi posti della classifica best seller. Ciononostante, di recente, scorrendo velocemente le offerte natalizie dell’editore, è stata proprio quella cover a saltarmi all’occhio tra centinaia di altre, e mi ha infine convinto all’acquisto.

La lettura si è rivelata decisamente avvincente, sia per la struttura narrativa, che per la costruzione dei personaggi e il graduale chiarirsi del mistero. La voce narrante, la madre di un’adolescente volatilizzata nel nulla, racconta la loro storia su due binari temporali differenti e alternati in rapida frequenza. Il primo copre circa un mese a cavallo della scomparsa della ragazza, il secondo attraversa circa quattro mesi, più o meno un anno dopo. Lo svelamento dei retroscena e l’evoluzione dei protagonisti sono dunque duplici e intrecciati con grande abilità, in modo abbastanza complesso da catturare il lettore fino a tarda notte, ma non tanto intricati da fargli perdere il filo causale e di progressione degli avvenimenti. Grande efficacia, dunque, dei primi tre quarti della storia, anche se per i miei personali gusti avrei preferito un ritmo più veloce e incalzante, leggi un minor allungamento di brodo e di pagine. Anche perché, a parte lo scoprire progressivamente elementi utili alla ricostruzione del quadro, non troviamo molta azione, ma più che altro scene di vita familiare o lavorativa che servono a delineare motivazioni psicologiche e caratteristiche di personalità dei vari attori.

Nell’ultima parte del romanzo, infine, le scoperte e le indagini si fanno più serrate, fino alla risoluzione finale, e a un doppio colpo di scena.

A caldo ho avuto la percezione di un thriller godibile, in cui erano sapientemente gestite le dinamiche relazionali e i segreti familiari, e si era riusciti a creare nel lettore uno stato d’animo di impaziente attesa e di sofferente empatia con i protagonisti. Riflettendo con più calma, tuttavia, ci sono numerosi aspetti che non mi hanno convinto, e in particolare:

1.     È possibile che la causa di tutti i guai del mondo sia una madre (e solo marginalmente anche un padre), medico di base a tempo pieno, che non ascolta abbastanza i suoi figli e non dà loro sufficiente attenzione? Questo il dilemma in cui si dibatte la protagonista dalla prima all’ultima pagina, tra sensi di colpa strazianti. La trama sembra rispondere di sì; le motivazioni prime dei comportamenti aberranti dell’intero nucleo familiare riconducono alle mancanze di questa donna, che ama il lavoro quanto la famiglia e che quando torna a casa è troppo stanca per fare sesso selvaggio con il marito o stare ore e ore a invogliare i tre figli al dialogo. La prossima volta che andate dalla vostra dottoressa della mutua, pensateci, e assumetevi le vostre responsabilità.

2.     Il secondo colpo di scena finale provoca un potente scossone emotivo, ma fa crollare la plausibilità dell’impianto investigativo. Non regge che fino a quel momento si siano passati al setaccio sottile tutti gli indizi più minuti, e poi ci si sia lasciati sfuggire un elefante. Probabilmente si è pensato che al pubblico – soprattutto femminile – una conclusione sdolcinata e romantica sarebbe piaciuta assai. La coerenza poliziesca lasciamola agli uomini.

3.     Gli ultimi capitoli introducono un tema di confronto/scontro interculturale, del tutto necessario al completamento della trama, ma a mio parere poco calzante nell’ambientazione del romanzo, e fastidioso sia negli stereotipi che nei contro–stereotipi, infarcito di ideologia sia di un estremo che dell’altro.

In conclusione, ho avuto conferma dell’impressione iniziale: un prodotto curato e costruito a tavolino per piacere a uno specifico target di lettori, preferibilmente donne, che dia più importanza alla descrizione delle relazioni familiari, dei sentimenti e delle emozioni piuttosto che all’intreccio giallo e investigativo vero e proprio. E a ben guardare la meravigliosa copertina di cui sopra, si sarebbe potuto capire anche questo.

OoO

Lidia Calvano su Amazon: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Lidia+Calvano

Post precedente

Come sopravvissi al Torneo "Io Scrittore", di Carlo Animato

Post successivo

Intervista: Laura Gay

Gli Amici del Mag

Gli Amici del Mag

Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *