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Recensione: Dark Red, di C. J. Roberts

Eccitante, intrigante, pieno d’azione
Qual è il prezzo della redenzione?
Salvato dalla schiavitù sessuale da un misterioso agente pakistano, Caleb porta il peso di un debito che dev’essere pagato con il sangue.
La strada è stata lunga e costellata di incertezze, ma per Caleb e Livvie sta per finire tutto.
Finirà per rinunciare alla donna che ama pur di avere vendetta?
O sarà lui stesso a sacrificarsi?
«A Caleb sembrava che la natura degli esseri umani ruotasse intorno a una verità empirica: volere quello che non possiamo avere. Per Eva, era il frutto dell’albero proibito. Per Caleb, era Livvie.»

Titolo: Dark Red (Captive Series, Volume II).
Autore: C. J. Roberts.
Genere: Dark Romance.
Editore: Newton Compton.
Prezzo: euro 3,99 (eBook).

Quattro muri colorati formano la stanza degli interrogatori dei bambini in ospedale. È lì che Olivia incontra la dottoressa Janice Sloan, psicologa forense, e l’agente speciale Mattew Reed.

Lunghi silenzi e sofferti racconti sul quando, sul come, dove e, soprattutto, perché.

Ogni giorno affiorano i ricordi e si mischiano a tante lacrime. Olivia le versa su quel volto amato, sulla foto estorta a Reed: un ricordo in cambio di un’immagine. L’immagine di Caleb.

Uomo strano l’agente Reed, un omone schivo con un passato costellato di dolorosi ricordi, che come gocce d’olio vengono a galla leggere e puntuali.

Strana anche la dottoressa Sloan con il suo aspetto apparentemente dimesso e il suo bizzarro lavoro a maglia a forma di piovra.

Olivia sa tutto, pensa Reed… ma non tutto, pensa Olivia. Conosce tutto il presente, sì, forse qualcosa del passato… ma non proprio tutto e non lo conosce nemmeno Caleb.

Perché il tema centrale, come ho già detto per Dark Blue, è proprio questo: il passato di Caleb. Tutto nasce da lì.

Caleb non sa nulla delle sue origini; ad esempio, è biondo con gli occhi azzurri. Uno così può essere veramente pakistano? Mah. Inoltre non sa niente della “sua salvezza”. Non sa perché, anni addietro, questa fortuna sia toccata proprio a lui e non a uno dei tanti che erano “insieme a lui”. Perché proprio a lui? A Kèleb, il cane?

Kèleb, poi ribattezzato Caleb dal suo salvatore, una cosa però la sa. Sa che deve essere riconoscente e tanto, anche se l’uomo a cui deve la sua salvezza è un trafficante d’armi e di schiavi, legato a doppia mandata da loschi traffici sia col governo del suo paese che con quello russo.

A volte, esistono verità che è meglio non conoscere…saperle potrebbe significare perdere il senno e il controllo. Le conseguenze delle reazioni diverrebbero atroci e sanguinose.

Se fossi una bibliotecaria e dovessi riporre Dark Red su uno scaffale, inventerei la sezione C, “Come fracassare un’ottima idea con episodi inutili e insignificanti”. Perché, perché gli autori si ostinano a fare le duologie, le trilogie, le pentalogie? Chi ha detto che i lettori le vogliono? E, soprattutto, perché allungare una trama interessante inzuppandola di scene di sesso che vanno ad occupare quasi la metà del libro? Inoltre, perché il cattivo è sempre un mediorientale o un russo dedito alla malavita e alla pratica del BDSM?

Desueti cliché.

Nella mia fantasia sogno il giorno in cui un gruppo di iracheni e moscoviti, fasciati in pantaloni di pelle e armati di scudiscio, dichiareranno vendetta agli autori inseguendoli, brandendo i loro libri, mentre io, affacciata alla ringhiera del mio balcone, riderò di questo spettacolo paradossale.

Comunque andiamo ai fatti.

In Dark Blue il sesso è congruente alla storia, perché fa parte dell’addestramento di Olivia alla sua vita futura e, siccome quello della schiava è un mondo duro, l’uso di certe pratiche non dico sia accettabile, ma costituisce, forse, l’unico metodo per una sottomissione rapida. In Dark Red, invece, ne avrei ridotto notevolmente la quantità. Ormai il mondo di Caleb s’era capito.

La trama è comunque affascinante e la struttura della narrazione è superba con elementi narrativi che tengono il lettore incollato alla storia. Difatti mentre in Dark Blue si assiste al racconto con qualche flashback di memoria, in Dark Red la stratificazione aumenta: c’è la vita di Livvie nel presente, la sua quotidianità con la psichiatra e l’agente federale. E questo è il primo strato. Poi c’è il racconto dei fatti di cui Olivia è testimone, ed è il secondo strato. Poi, all’interno del racconto di memoria della ragazza si inseriscono frammenti di ricordi di Caleb e del suo POV. Altri strati.

In più, nel racconto del presente c’è un episodio accaduto tra Reed e Sloan, che cito per ultimo perché inutile per me, trattandosi della descrizione delle inclinazioni sessuali dei due, che non ha nessuna attinenza con la narrazione e che, perciò, mi lascia molto dubbiosa sulla scelta di inserirlo.

I dialoghi e le descrizioni sono sempre eccellenti e anche l’introduzione dei nuovi personaggi, delle loro caratteristiche fisiche e caratteriali è fatto ad arte, con puntualità e precisione.

L’espressione verbale è scorrevole e, anche se un paio di cadute sintattiche sono presenti, si legge con scorrevolezza.

Mentre a Dark Blue ho dato cinque stelline, purtroppo a Dark Red ne devo dare quattro. Avrei preferito un maggiore approfondimento della vicenda politica, della tratta delle schiave e anche della vita passata di Caleb piuttosto che la descrizione di una nottata di sesso artificiale per Livvi (che un esperto bdsmer cui mi sono rivolta per delucidazioni, ha definito una seria e dolorosa tortura, soprattutto protratta per un tempo così lungo che la conseguente capacità di Olivia di partecipare a un rapporto sessuale con trasporto, subito dopo quell’esperienza notturna, è una ridicola favola. Ma si sa, la moderna letteratura vuole le donne sempre bagnate e capaci di orgasmo anche mentre preparano il minestrone).

Tutte queste mie curiosità verranno soddisfatte nel POV di Caleb in uscita a settembre? Chissà. Io aspetto.

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