A modo mioRecensioni

Recensione: Con o senza te, di Emiliana De Vico

Titolo: Con o senza di te (Sequel di “Non lasciarmi mai indietro”. Serie Anime in Gioco, Volume II).
Autrice: Emiliana De Vico.
Genere: Romance contemporaneo.
Editore: Self Publishing.
Prezzo: euro 1,89 (eBook).

La valutazione di Amneris Di Cesare è negativa per gusto e opinione personale. In realtà, il testo e la narrazione sono da cinque stelline. Ma il totale disaccordo di chi scrive raggiunge a malapena le due stelline.

Lorenza Garbi ha imparato ad accettare la carrozzella di Davide Riva. È diventata una compagna premurosa, sempre attenta ai bisogni del suo uomo. Lo abbraccia inconsapevole di dove finisca il suo corpo e dove inizi la sedia a rotelle. Accarezza pelle e titanio senza accorgersene. La loro è una relazione costruita con difficoltà, rinunce e scontri. Il loro futuro sembra delineato. Lei, assistente sociale, lui campione della squadra di basket su ruote. Eppure basta che Giorgia entri nelle loro vite e la stabilità che hanno conquistato cade a pezzi. E tra loro è tutto da ricostruire.

Davide e Lorenza ormai sono una coppia. Hanno  (apparentemente) risolto i loro problemi e ora convivono, amandosi pazzamente. Sono felici? Sembrerebbe proprio di sì, per lo meno fin quando alla palestra di Davide non compare Giorgia, una bambina di poco più di tre anni, affetta da una grave disabilità e che vive in un istituto pur avendo una madre che però sembra non essere in grado di accudirla. Alla comparsa di Giorgia, Davide cambia radicalmente ed esclude nuovamente Lorenza dai suoi piani e dalle sue preoccupazioni. Le nasconde molte cose, compreso il timore di essere incontinente, si comporta in maniera ignobile con lei e la umilia in un locale notturno di sua proprietà. Lorenza sulle prime non capisce, soffre in silenzio, poi si ribella. Se ne va una, due, tre volte ma torna ogni volta. Più innamorata di prima.

Se il primo romanzo lo avevo amato per la sincerità cruda dell’autrice nel non indorare pillole e nel mostrare i lati più conflittuali dei suoi protagonisti, in questo sequel ho fatto fatica a proseguire nella lettura. Arrivata a tre quarti del romanzo, confesso, ho saltato cinque capitoli e sono passata direttamente al finale, per poi rileggermi ciò che mi ero persa, confermando il sapore amaro della delusione provato in precedenza.

Intendiamoci: il romanzo è sempre scritto in maniera mirabile, i personaggi tanto amati nel precedente ritornano più veri di prima, e soprattutto De Vico non ci annoia con quadretti ricamati a punto croce “Home sweet home” o fumetti con innamoratini di Peynet. Piuttosto sconvolge la coppia e il nucleo formatosi con nuove sfide e nuove “paturnie” dell’umorale e scorbutico Davide alle prese con fantasmi e paure. Di Davide ti dimentichi persino che è disabile, che vive la sua vita seduto su una sedia a rotelle. E questo dimenticarsene è esattamente ciò che ha sempre chiesto il protagonista a gran voce. Il problema di fondo è che questi “fantasmi e paure” di Davide non sono riuscita a comprenderli pienamente.

Avevamo lasciato un Davide che prima rifiuta l’idea di diventare padre per paura di non riuscire a gestire un bambino, terrorizzato dopo esser stato travolto da un gruppo di persone in una stradina sconnessa, e che tratta in maniera invereconda la sempre pronta a perdonare Lorenza, per poi tornare sui suoi passi, chiederle scusa e dire che sì, vuole una famiglia con lei, ma più in là, più avanti nel tempo, quando le cose tra loro si saranno assestate. Qui invece lo ritroviamo posseduto dal demone dell’ “io ti salverò” nei confronti di una bambina gravemente disabile che lui vuole in qualche modo strappare alla madre. Il tutto senza informarne la compagna, ma anzi, iniziando le pratiche di affido presso l’ufficio dove la stessa lavora e imponendo che sia tenuta all’oscuro della cosa, umiliandola di fronte al capo e alle colleghe che sono costrette ad allontanarla dall’ufficio. Non solo: approfitta del fatto che la cosiddetta “amata”, esausta da tante delusioni e umiliazioni, si allontana per andare a trovare i genitori a Modena, e si porta in casa la bambina, la coccola, la culla, le riserva insomma tutte quelle attenzioni che, di punto in bianco, ha negato e troncato di netto alla donna che dovrebbe essere parte integrante della sua vita. E la tenera e dolce Lorenza ogni volta più abbattuta, sempre più esausta da tanto soffrire, non dormire, prendere e andarsene e poi ritornare, non si ribella, non gli impone un colloquio chiarificatore, si appoggia ora alle colleghe ora all’amico del cuore del suo uomo per un po’ di solidarietà e ogni volta lo giustifica, lo perdona, addirittura lo sostiene alla fine.

Il personaggio Davide, scorbutico, umorale, pieno di conflitti e demoni in testa, ma appassionato amante e delicato compagno di Lorenza non mi piace più. Già lo avrei buttato giù dalla finestra alla fine del romanzo precedente, quando si comporta da vero stronzo con la sua donna rifiutando la possibile gravidanza di lei. Ma l’uomo aveva dei “demoni”, dei problemi da risolvere e, pace, una seconda possibilità la si dà a tutti. Ma qui no. Qui quest’uomo impone, dispone, giudica ed emargina colei che dovrebbe essergli compagna e complice. Qui lui “scopa forte” prima e poi si gira dall’altra parte del letto e la ignora, lasciandola affogare nella più nera delle insicurezze. Lui nega un dialogo, una comunicazione, un confronto e si comporta come se vivesse ancora da solo, come se fosse signore e padrone della propria vita come lo era da scapolo. Unione – non sono sposati ma vivono insieme, hanno deciso di unire vita e affetti – significa appunto condividere. Lui non condivide, lui decide e agisce. Senza porsi neppure il problema di cosa voglia lei, di cosa lei abbia bisogno. E lei zitta. Soffre, in silenzio si macera e si contorce fino a quando poi non sbotta. Ma è il botto di una bolla di sapone, perché bastano due rose, un messaggino sul cellulare e lei è già lì che corre da lui. E la cosa più atroce, quella che dà addirittura il titolo al sequel: “lo farò con o senza di te”. Ok. Ma per quel che mi riguarda, il “caro” Davide Riva lo avrei mandato a spendere la sera in cui si ubriaca e fa il porco con le ballerine brasiliane al suo locale davanti a lei. Purtroppo, io non sono Lorenza e non comprendo fino in fondo questo amore così totalizzante ma anche così poco rispettoso.

Se in realtà uomini del genere nella vita esistono, e di questo bisogna dare credito all’autrice, che è stata magistrale nel mostrare tutti i lati oscuri e nefandi del protagonista, quello che fa più arrabbiare, che mi ha fatto infuriare è stato il modo di comportarsi di lei, di accettare tutto in silenzio, di macerarsi, di crogiolarsi nel sentirsi esclusa e quello delle “amiche-colleghe” che analizzano professionalmente il comportamento di lui e lo giustificano, che la rimandano al mittente dicendo di “destrutturare” la situazione come se fosse un caso a cui lei sta lavorando. Il rapporto sentimentale tra due persone non si può analizzare come se fosse un “caso”, altrimenti le assistenti sociali e le psichiatre avrebbero tutte una vita sentimentale più che felice, e da amica non consigli di tornare nella tana del lupo solo perché “non hai analizzato tutti gli elementi a disposizione con la giusta freddezza professionale”. Mi. Rifiuto. Alla fine c’è il lieto fine (quello che voleva Davide, cosa volesse veramente Lorenza non l’ho capito) e tutti vissero felici e contenti. Fino al prossimo conflitto e alla prossima litigata.

La recensione del romanzo precedente, “Non lasciarmi mai indietro”, potete leggerla QUI.

AMNERIS DI CESARE

Amneris Di Cesare è scrittrice e traduttrice.

Potete leggere i suoi romanzi su Amazon.

Post precedente

Il sorriso di mio padre, Morgana D. Baroque

Post successivo

L'amore attende sul pianerottolo, Sarah Bernardinello

Amneris Di Cesare

Amneris Di Cesare

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *