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Recensione: Come pioggia sulla pelle, di Jo Rebel

Lila ha trentatré anni, un lavoro che la soddisfa, tre amiche con cui condividere qualsiasi cosa, e un carattere deciso. Ma da qualche tempo si sente irrequieta. Decide così di affrontare l’arrivo di un nuovo anno da sola, per fermarsi a riflettere, godendo della compagnia del solo Al Pacino, suo attore preferito, che recita carismatico e appassionato in un vecchio film. All’improvviso tutto le diventa chiaro: le manca l’amore. Per lei non è mai stato un punto importante nella lista delle “cose da ottenere nella vita”, ma si ritrova a riflettere sul passato e sul presente, sul muro che col tempo ha costruito in difesa di se stessa, e si rende conto che solo lei può essere l’artefice del cambiamento che la porterà ad avere un futuro in cui sentirsi amata e amare senza timori. Decide perciò di comprare un biglietto aereo per Londra: ha sempre sentito un legame speciale con la capitale britannica ed è convinta che una settimana nella “city” non potrà che essere un toccasana per rigenerarsi e ripartire con il piede giusto.
Il destino però ha in serbo per Lila una sorpresa, qualcosa che non le darà il tempo di “prepararsi” ai sentimenti, una novità da affrontare priva di scudi, lasciandosi cadere nel vuoto. Proprio a Londra infatti, senza cercarlo veramente, troverà ciò che le manca. Si chiama Patrick, ha venticinque anni, è attraente e, al contrario di Lila, emotivamente maturo. Unico vero “difetto”: è un attore, e non un attore qualsiasi, ma proprio quello che, grazie all’incredibile successo di un film uscito da poco, al momento è il più chiacchierato e desiderato dalle donne di quasi tutto il pianeta.
Affrontare una storia con lui pare da subito cosa non facile, ma mentre Patrick si rivela pronto per una donna come Lila, Lila è pronta per un ragazzo come Patrick?

Titolo: Come pioggia sulla pelle (Serie Calling You, Volume Primo).
Autrice: Jo Rebel.
Genere: Romance contemporaneo.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 2,99 (eBook); euro 10,30 (cartaceo).

Il 15 giugno 2016 è uscito “Come pioggia sulla pelle”, che è stato accolto con entusiasmo dai lettori, tanto da far desiderare all’autrice di scrivere qualcosa dal punto di vista di Patrick, il protagonista maschile. È nato così “Come foglie sospese nel vento”, spin-off pubblicato il 5 novembre del 2016. Entrambi i romanzi, autoconclusivi, fanno ora parte della serie “Calling You”.

Ho appena terminato di leggere Jo Rebel e i suoi Pat e Lila, ma se devo essere sincera sono perplessa e devo ancora fare mente locale. Nonostante sia una bella favola, classica, della ragazza che si innamora del tipico principe azzurro, scoprendo che in fondo l’amore è il sentimento che muove persone e cose, e che alla fine trionferà sempre, ho faticato ad arrivare al termine.

Ho trovato il romanzo lento a tratti, specialmente all’inizio (ci vuole troppo tempo per entrare nel vivo della situazione) frizzante in altri, lacunoso alla fine. Perché spendere tanti capitoli di nulla e liquidare in poche battute scene che invece avrebbero richiesto molto più coinvolgimento? Non si fa, specialmente se l’intento è quello di catapultare il lettore in un’altra dimensione, in un’altra città, avvolgendolo con sentimenti trascinanti e stranianti. Diciamocelo: di Londra e Piccadilly ci interessa molto poco, se il paragone è Pat, il suo mondo e il suo sguardo, no? E poi è più piccolo della protagonista, quindi la tematica è originale e poco indagata nel panorama contemporaneo: c’è tantissimo da dire.

Buoni i dialoghi, specialmente gli scambi tra le amiche, ma anche lì a volte si è percepita una stasi che annoia, che indaga troppo senza dire molto. Elena e Lucky sono interessanti, l’altra meno (e se non ricordo il nome c’è un perché) e nonostante il potere del trio non sono riuscite a catturarmi. Eppure, a dire la verità, le situazioni non sono mancate. I commenti estemporanei di Lila (tranne nel momento della pipì che è ripetuto fino all’inverosimile) sono frizzanti, divertenti, coinvolgenti.
Ma…

L’amico di Pat è odioso, ma non si “percepisce”, e alla fine scompare: puff.

Brenda, l’ex di Pat, è una stronza, ma tolta una breve apparizione: puff.

Roxy potrebbe essere una strega senza pari, ma: puff.

Nicola potrebbe essere un buonissimo diversivo, se utilizzato prima e bene, ma anche là: puff.

Il diario finale? Messo così non ha senso, tanto più che si interrompe e non riprende. Sarebbe stato molto meglio se fosse stato messo al centro del romanzo, magari sostituendo diversi capitoli sacrificabili. Sarebbe stato molto più di impatto, velocizzando tutto, lasciando intuire il vuoto cosmico di Lila nel momento in cui rimane sola.

E ripeto, sono perplessa. Lo sono perché al centro, quando la storia era avviata, gli ingredienti per una bella favola c’erano tutti. Secondo me non sono stati gestiti al meglio e rimango dell’opinione che Jo avrebbe tutte le carte in regola per rendere questo romanzo più fruibile e per scriverne altri più belli. Ha una buona scrittura, lampi davvero notevoli di bravura, lessico coerente. E personaggi belli, sensuali, intriganti.

Il mio voto è tre stelle e mezzo, anche se mi riservo il diritto di replica tra qualche tempo. Per andare su, ovviamente.

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