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Recensione: Carne gialla, di Claudio Chillemi

Le toffu erano donne aliene, dall’aspetto quasi umano. Le chiamavano “carne gialla”, per il colorito della pelle e per l’uso che ne veniva fatto: trappole sessuali.
Erano state portate sulla Terra da un’astronave americana, e appositamente spedite nella rigida e puritana Europa per infrangerne l’ordine sociale. Si chiamavano “toffu”, ma in gergo erano definite “carne gialla”, per il colorito traslucido della loro pelle aliena, ma con un chiaro riferimento al loro destino di oggetti sessuali. Era impossibile resistere ai loro ormoni: sono un particolare tipo di androide poteva dar loro la caccia.

Titolo: Carne gialla.
Autore: Claudio Chillemi.
Genere: Fantascienza.
Editore: Delos Digital. Collana Robotica.it.
Prezzo: euro 1,99 (eBook, pagine 23).

Il protagonista, un nuovo modello di androide impiegato come commissario di pubblica sicurezza agli affari esteri, si trova alle prese con un caso particolare: dodicimila clandestini chiedono asilo politico. Fra loro, le Toffu, aliene dallo sconvolgente richiamo sessuale.

Fin qui, siamo alle prese con una storia non originalissima, ma decidiamo di dare fiducia all’autore. Per la serie “vediamo come se la cava”. E Claudio Chillemi, a dispetto dei premi guadagnati a pacchi, non se la cava.

Vediamo perché.

L’idea di far tenere all’androide un diario è assurda. Se le sue parole verranno ritrovate nel sistema remoto di stoccaggio e saranno lette dagli “addetti ai lavori”, perché tutte quelle spiegazioni su se stesso e sulla situazione socio-economico-politica? Perché quel continuo richiamo ai “lettori”?

Se contiamo, poi, le decine di errori grammaticali, refusi e compagnia bella (qualche esempio? La confusione fra “gli” e “le”, la mancanza di apostrofi e di accenti, un lessico fantasioso, la punteggiatura messa a casaccio… ) , viene voglia di prendere il Kindle e di buttarlo dalla finestra.

Meno male che sono solo 23 pagine. Non avrei retto di più.

Una stellina, ma solo perché non posso dare di meno.

Claudio Chillemi,  nato a Catania nel 1964, insegnante, ha pubblicato numerosi racconti, romanzi e opere teatrali per ragazzi. Ha vinto due volte il Concorso Nazionale Teatro e Natura e nel 2000 il premio per il teatro scolastico Arte Per La Pace, e diverse volte il Premio Italia per il miglior racconto di fantascienza. Ha fondato, insieme a Enrico Di Stefano, la rivista amatoriale Fondazione. Tra le sue opere più importanti i romanzi Federico piccolo grande Re (2005) e Kronos(2009). Nel 2014 ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Fantasy and Science Fiction il racconto scritto con Paul Di Filippo The Panisperna Boys in Operatin Harmony, una ucronia dedicata alla figura di Ettore Majorana. I suoi racconti usciti in questa collana hanno vinto il Premio Italia come migliori racconti di fantascienza nel 2015, 2016 e 2017.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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