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Recensione: “Caligo”, di Alessandro Scalzo

Titolo: Caligo.
Autore: Alessandro Scalzo.
Illustrazioni: Manuel Preitano.
Genere: Romanzo Steampunk.
Editore: Vaporteppa.
Prezzo: euro 4,99 (eBook).

La valutazione di Babette Brown: quattro stelline.

Repubblica di Zena, Italia, 1912.
Barbara Ann ha quasi diciassette anni e un seno che se crescerà ancora diventerà davvero imbarazzante. Ma questo non è il suo problema principale: da alcuni mesi soffre di forti emicranie e allucinazioni. E uno zombie vuole divorarle la faccia.

Cosa c’è nella testa di Barbara Ann? E come si collega alla morte di suo padre, il colonnello Axelrod, il primo uomo a mettere piede su Marte nel 1894, ossessionato dalla ricerca di qualcosa di ignoto fin da quando ritornò dal Pianeta Rosso?
E cosa vuole Michele, quel bel ragazzo biondo col cappotto che puzza di piscio? Barbara Ann si troverà immischiata in un gioco internazionale tra Inghilterra, Austria e il protettorato inglese di Zena… e intanto, chi si preoccuperà dei suoi criceti?

Un’avventura Steampunk spruzzata di commedia sexy con mech, zombie e scafandri potenziati, in una Genova del 1912 che non è mai esistita.

Lascio all’autore il compito di presentarci il suo romanzo steampunk “Caligo”:

Il 1912 di Caligo si svolge in un mondo dove lo zampino extraterrestre nella preistoria dell’evoluzione umana è un dato di fatto, e dove l’archeologia è un’attività strategica praticata soprattutto dai militari perché nelle tombe dimenticate – terrestri, lunari o marziane – si rischia di trovarci non solo bellissimi affreschi e maschere funerarie in oro, ma anche bombe atomiche e robot da combattimento. L’universo è naturalmente un multiverso, e gli ingegneri hanno una conoscenza empirica che permette loro di sparare capsule attraverso portali interdimensionali, pur senza capire bene i fenomeni, così come i Romani costruivano cupole che stanno in piedi ancora oggi pur senza conoscere il calcolo differenziale. Il tutto, naturalmente, in condizioni di incertezza tali da far sembrare i primi lanci dei cosmonauti sovietici roba conforme alla Legge 626 sulla sicurezza del lavoro.

L’ambientazione: la Genova (Zena) del primo Novecento, rivista e corretta in chiave steampunk, è semplicemente affascinante: Scalzo riesce a trasmetterne i colori, gli odori, i suoni. Ci sono entrata con tutti e due i piedi, dietro ai personaggi.

I personaggi: mi è piaciuta questa commistione di italiano-british. L’autore ha saputo padroneggiarla alla perfezione, traendone spunti innumerevoli per rendere saporite molte scene. Lascio ancora la parola all’autore: Quasi tutti i personaggi di Caligo sono ispirati a persone esistenti, personaggi famosi o persone che ho conosciuto, come il Professor Schiffer, che ricorda un mio professore di Ingegneria e anche un Papa ora in pensione. Il padre di Barbara Ann, il colonnello Axelrod, ha la faccia di David Bowie, e la Dottoressa Elsa Bramanti è l’attrice Dyanne Thorne, mentre il detective Ermes Paganini non può essere altri che Peter Cushing, e il signor Luciano è preso da una pubblicità del tonno in scatola.

La tecnologia: scafandri potenziati, mech, motoruote, viaggi sulla Luna e su Marte. Ho sguazzato come un’anatra felice fra tutte queste meraviglie. Il sense of wonder mi ha sopraffatto (le onde Z e l’uso delle droghe).

Il tono: divertente e divertito, quasi scanzonato. Non una parodia, ma una precisa scelta stilistica che ho apprezzato. Un esempio? Controllate i nomi delle suore… Dice Scalzo: Un modo per trattare con ironia alcuni aspetti del proprio mondo immaginario è ispirarsi a delle storture del mondo reale, portarle all’eccesso e poi considerarle come normali all’interno del mondo narrativo. Nel mondo di Caligo, per fare un esempio, ogni sorta di abuso psicofisico è considerato normale all’interno di convitti e collegi gestiti da religiosi, e gli stessi preti e suore hanno tutti meno spiritualità di una betoniera, come del resto è normale che sia.

Le illustrazioni: strepitose. Sono tornata indietro nel tempo (Paleolitico Superiore), quando ero ragazzina e leggevo i volumi di Jules Verne. Occhi di fuori e cuore a mille.

Due osservazioni.
La prima: la protagonista, Barbara Ann, anche se diciassettenne e quindi “in crescita” (no, non mi riferisco alle ehm… tette), appare un po’ troppo impermeabile rispetto a tutta la valanga di vicende che le cade fra capo e collo. D’accordo, è una ragazza diciamo “un po’ particolare” (niente spoiler), però si comporta come se non le capitasse mai niente.
La seconda: il finale troppo veloce. Per carità, sono soddisfatta della conclusione, ma mi sono trovata con le extrasistole che andavano per conto loro. L’autore parla di una “prima avventura di Barbara Ann”, ma siamo già nel 2016 e io sono rimasta a becco asciutto.

Un’annotazione positiva per Vaporteppa: questo, cara Casa Editrice, è un signor eBook. Dimostra cura, competenza, alta professionalità.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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