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Recensione: Assoluzione, di Sloane Kennedy

Dopo quattro anni all’estero, l’artista Jonas Davenport è tornato a casa per iniziare a costruire il suo sogno di un proprio studio d’arte e di una galleria d’esposizione. Ma non appena è pronto a gettarsi per sempre alle spalle l’oscurità del suo passato, quella ritorna rombando con una vendetta.

L’unica cosa che trattiene l’ex poliziotto Mace Calhoun dall’infilarsi la pistola in bocca, dopo una perdita impensabile, è il suo ruolo in un’associazione clandestina che cerca di ottenere giustizia per gli innocenti, togliendo le vite ai colpevoli. Mettere fine alla vita del giovane artista che ha commesso crimini innominabili contro le vittime più vulnerabili, dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo. Allora, perché non riesce a convincersi a premere quel grilletto?

Dopo anni a combattere in una guerra senza fine, che gli ha risucchiato l’anima, il Navy SEAL Cole Bridgerton è tornato a casa per affrontare un’altra battaglia: gestire la scoperta che la sorella minore, scappata da casa otto anni prima, è persa per sempre. Ha bisogno di risposte e l’unica persona che può dargliele è un giovane uomo che cerca a fatica di ricomporre la propria esistenza. Ma non si sarebbe mai aspettato di provare qualcosa di più per il tormentato artista.

Cole e Mace. Uno vive secondo le regole comuni, l’altro si crea le proprie. Uno cerca giustizia attraverso la legge, l’altro con la propria pistola. Due uomini, uno la luce, uno l’oscurità, ritroveranno se stessi e si scopriranno l’un l’altro, una volta che saranno costretti a rimanere fianco a fianco per proteggere Jonas da un male invisibile, che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio per sempre il giovane artista.

Ma le cicatrici di ognuno sono profonde, e persino la forza di tutti e tre assieme potrebbe non essere sufficiente a salvarli…

Titolo: Assoluzione.
Autore: Sloane Kennedy.
Genere: Romance M/M.
Editore: Self-Publishing (Collana The Protectors).
Prezzo: euro 13,28 (copertina flessibile).

Jonas Davenport è un artista che nasconde un oscuro passato. Così cupo che per niente al mondo vorrebbe essere costretto a ricordarlo. Ma Mace Calhoun, assunto come restauratore per ridecorare il suo studio e la galleria d’arte, lo costringerà a farlo, perché in realtà la sua missione è punire Jonas per crimini orrendi della cui responsabilità Mace però non è del tutto convinto. E quando Cole Bridgerton compare sulla scena a chiedere notizie sulla morte della sorella il passato devastante che accomuna tutti e tre allungherà la propria ombra coprendoli con una fredda coltre di sofferenza e morte.

La storia, raccontata attraverso il POV di ciascun personaggio in alternanza è sviluppata con discreta capacità descrittiva e introspezione psicologica adeguata. La sofferenza di Jonas per l’esperienza brutale del passato è ben impostata e si dipana con una lentezza esasperante che rende convincente il personaggio soprattutto alla luce dei dubbi di Mace e le esitazioni di Cole, che rendono così il tutto ben equilibrato.

Anche il successivo ménage à trois che si compie a metà narrazione è ben descritto e le dinamiche sono plausibili anche se forse, da quel momento in poi, tutto prende un abbrivio, un’accelerazione eccessiva e un’accettazione rispetto alle reciproche rivelazioni forse troppo rapidi.

Il romanzo punta l’accento sulle suggestioni erotiche tra i tre, anche se di scene hot non ve ne sono in abbondanza, ma tutta la tensione iniziale si esplica, appunto, nelle scene degli amplessi successivi. La parte thriller e d’azione infatti è minima e di poco spessore. Ma è comunque un tentativo interessante di portare la narrativa MM fuori dai soliti chiché erotico-sentimentali.

Valutazione 3,5 stelline

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